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(di Pierfranco Moliterni)

Una sorpresa che stimiamo per tale l’aver assistito, sabato 22, in una chiesa periferica di Bari e all’ombra serale di un quartiere periferico senza alcuna struttura né teatrale, né cinematografica come è tuttora lo STANIC, alla esibizione della EurOrchestra, egregiamente diretta da Franco Lentini, di un’opera rara di Niccolò Piccinni: Gli stravaganti, ossia: La schiava riconosciuta; alias l’Esclave ou le marin genereux. Una ‘operina’ della valenza di intermezzo, scritta nel 1765 dal compositore barese di ‘musica colta’ più famoso di sempre, quel Nicola-Nicolas-Niccolò che si formò a Napoli in uno dei suoi famosi Conservatori e di lì spiccò il volo per tutta l’Europa del tempo sino ad arrivare alla corte francese di Marie Antoniette e di Luigi XVI. Nel 1765 Piccinni era reduce dal magnifico successo personale in grazie del suo capolavoro Cecchina o La buona figliola che egli aveva scritto solo cinque anni prima su libretto di Goldoni; e quindi la riscoperta de l’Esclave, nella veste che le ha dato meritoriamente oggi Angela Montemurro col suo lavoro di riscrittura moderna e di confronto con varie fonti antiche, diventa una seria e godibile conferma dello stile ‘piccinniano’.

Per di più la esibizione contemporanea di questo piccolo gioiello si inserisce nel progetto Le Due Bari: barisien parisien napolitain che la EurOrchestra sta meritoriamente portando avanti (dopo il riconoscimento avuto dal Comune) perché intende coinvolgere il pubblico delle periferie cittadine, spesso trascurato dai ‘grandi’ enti di produzione musicale operanti nella città, nella conoscenza di lavori dimenticati. Questa esibizione piccinniana nella chiesa del quartiere si è avvalsa di una ‘narratrice’ che raccordava la rocambolesca storia in dieci scene di Armida-Lelio-Nerina e del capitano Asdrubale con il protagonismo vocale di G. Leccese, A. Cuoccio, C. Pietracito e del cinese (!) Guo Tang allievo qui da noi della classe conservatoriale di canto.

 

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