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In una comunità cittadina come Turi in cui la tradizione della banda musicale locale si perde nel tempo, è quasi un obbligo sottolineare quanto è avvenuto il 1° aprile nella sede del bellissimo Auditorium dedicato a Nino Rota, l’indimenticato e indimenticabile direttore del Conservatorio musicale statale ‘N. Piccinni’ di Bari. Citiamo non a caso questo famoso musicista – egli straordinario collaboratore delle musiche per film, a tacer d’altri, di Fellini, Zeffirelli, Lattuada, Cicognani, Coppola- per richiamare alla memoria di tutti la istituzione, avvenuta nel lontano 1960, della cattedra di Strumentazione per banda voluta proprio da Rota in ossequio e riconoscimento per davvero storico alla tradizione bandistica pugliese che si è radicata, appunto, nelle nostre contrade e in cittadine come Turi, Conversano, Acquaviva, Molfetta, Squinzano, Lecce etc.

Il dato storico vuole che i Conservatori di musica, grazie ad una legge del 1999, sono stati quasi equiparati alle Università e quindi non avviano alle professioni tecnico-scientifiche, mediche o umanistiche ma preparano i futuri professionisti della Musica. E quindi anche della banda musicale di qualità, con una apposita disciplina che si chiama Strumentazione e Composizione per orchestra di fiati (ex Strumentazione per banda), qui da noi a Bari insegnata dalla brava prof.ssa Antonella Mazzarulli. Ovviamente il corso accademico conservatoriale si conclude con la tesi di laurea che ogni candidato presenta alla commissione che lo giudicherà assegnandoli l’agognato titolo di ‘dottore’ in musica.

Questo preambolo è utile per far capire come oggi funzionano le originali e diverse «sedute di lauree musicali » come quella tenuta nel Conservatorio di Bari, come si diceva, venerdi 1° aprile, allorchè due studenti si sono laureati in Strumentazione e Composizione per orchestra di fiati (ex Strumentazione per banda); dopo la relazione della loro docente prof.ssa Mazzarulli. C’erano da esaminare due tesi di laurea che, ovviamente, consistevano in relazioni scritte ma che, in quanto musicali, dovevano per l’appunto risuonare in una qualche maniera. I laureandi erano Antonio Dambra e Giovanni Carelli che presentavano l’uno una strumentazione per Symphonic Band di Arabesque di Debussy; e l’altro una orchestrazione della Marcia Festosa di V. Manente.

E qui sta la originalità della giornata in quanto ogni banda musicale abbisogna di un numero ragguardevole di esecutori, e pertanto le due tesi dovevano per forza di cose essere esplicitate con suoni obbligatoriamente affidati ad un complesso bandistico di qualità che doveva eseguire, live, il nucleo delle due tesi elaborate in musica (in musica!) dai due giovani laureandi. A questo punto della mattinata si è presentata nel bell’auditorium del Conservatorio barese, la Fanfara del Comando Scuole Aeronautica Militare/ 3^ Regione Aerea di Bari composto da una cinquantina di esecutori con tanto di divisa militare e diretta dal m° Nicola Cotugno. Dopo la relazione orale dei due candidati, come è d’obbligo per tutte le sedute di laurea in essere nelle università italiane, si è passati alla esecuzione live di due partiture presentate rispettivamente dai due giovani e emozionati laureandi: era quella la loro tesi di laurea sonora, in suoni, in musica!  

Che dire di più e di meglio? Noi stessi e il pubblico presente abbiamo goduto di questa esibizioni di taglio universitario veramente fuori della norma qui da noi, nella Puglia appunto delle ‘bande da giro’ come quelle che ancor oggi ascoltiamo durante le feste patronali, a cominciare da Turi. Ma qui c’era qualcosa in più e di più: si dava sonorità a brani classici con strumenti a fiato debitamente preparati proprio come una orchestra sinfonica che solitamente si ascolta in un teatro o in una sala da concerto. Certo, la banda manca di quelle sonorità sommesse e raffinate, di dinamiche in pp e in ppp proprie di una orchestra sinfonica. Ma qui il bello, l’interessante e l’originale consisteva in tutt’altro modo di far risuonare ‘bandisticamente’ le nuances di un certo signor Claude Debussy. E non sappiamo se questo è poco.

(prof. Pierfranco Moliterni)

 

 

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