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«Il Diabolik che leggevo in giovanissima età è rimasto quel Diabolik che leggo ancora oggi con uno sguardo e un’esperienza diversa, ma sempre con il fascino e la genialità che lo contraddistinguono». Così sottolinea lo scrittore Pierfranco Bruni (già candidato al Nobel per la Letteratura) in uno degli incontri di È TEMPO DI CULTURA, condotti da Stefania Romito, nel quale ripercorre il suo cammino letterario attraverso la rievocazione di questo personaggio immaginario che ha portato alla nascita del genere del fumetto nero italiano.

Il fascino invariato di Diabolik e di Eva Kant, che ha ispirato l’ultimo capolavoro letterario di Pierfranco Bruni “Mi sono innamorato di Eva Kant” (Pellegrini Editore), rappresenta il filo conduttore dei quattro appuntamenti di è TEMPO DI CULTURA che stanno riscuotendo sempre più interesse nel mondo dei social.

«Se ancora oggi continuo a leggere Diabolik – prosegue Pierfranco Bruni – è perché ritrovo in questo tipo di storie anche parte della mia storia. Se a distanza di svariati decenni, quest’anno si celebrano i 60 anni dalla nascita di questo fumetto, mi trovo a parlare di Diabolik e a rileggerlo significa che ha lasciato un segno non solo nella mia vita di ragazzo e di uomo maturo, ma anche nella mia vita letteraria e linguistica. Perché il linguaggio sintetico del fumetto, in grado di condensare un concetto contenuto all’interno di una nuvoletta, ha accompagnato anche il mio scrivere piuttosto ermetico, che si affida a delle sensazioni».

La correlazione tra l’ermetismo e il linguaggio frammentato del fumetto, che rimanda a immagini evocanti un immaginario, è uno degli affascinanti temi che verranno approfonditi nella prossima puntata di È TEMPO DI CULTURA che andrà in onda lunedì 21 marzo, alle ore 17:00, nel gruppo letterario di Facebook “Ophelia’s friends”. Tra gli altri temi affrontati, oltre alla dimensione dello sciamanesimo che assume una forte connotazione antropologia e spirituale, la nobiltà del Gattopardo che per Pierfranco Bruni non rappresenta solo il capolavoro letterario di Tomasi di Lampedusa, ma acquisisce un significato più intrinseco legato alla figura del padre, alla sua nobiltà, alla storia (vissuta come strumento che fa riaffiorare i valori) e alla libertà che deve sempre avere lo scrittore per poter scardinare le regole precostituite. Perché, come ricorda Pierfranco Bruni anche in questo suo ultimo libro, «la lingua l’ha sempre fatta il poeta. Le innovazioni linguistiche sono nate dentro la poesia».

Letteratura come libertà ma anche come testimonianza di un vissuto. «Lo scrittore porta sempre dentro la pagina scritta la sua generazione dal punto di vista che gli appartiene. Anni che vivono in lui e che vengono proiettati nel momento in cui scrive. Lo scrittore se ha da raccontarsi, deve raccontare, e se ha da raccontare significa che intende mettere in gioco il proprio vissuto, il proprio esistere».

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