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Questo periodo storico non è uno dei migliori, come tutti sanno. Dopo due anni di Pandemia, che non ci ha permesso di incontrarci e socializzare, si sono aggiunte in questi giorni le angosciose notizie che riguardano la guerra in Ucraina.   

La gente è stanca e i giornali parlano di disagi psicologici che stanno colpendo soprattutto i più giovani.

In questo momento è molto importante che le associazioni del territorio vengano in aiuto ai cittadini, per fornire un punto di riferimento a tutti e per cercare di riappropriarsi degli spazi comuni e rincominciare a rivivere la socialità.

APS Tipica Adelfia da tempo opera nel territorio adelfiese, è stata ed è promotrice di un grande progetto che riguarda il recupero della vecchia stazione di Adelfia, intesa come luogo della memoria storica collettiva e ha il merito di averla rivalutata e restituita alla comunità, dandole una nuova vita. La vecchia stazione ristrutturata è diventata la sede, di mercatini a Km zero, di incontri culturali e di tante altre iniziative.

Abbiamo intervistato il Presidente Emanuele Derobertis che ci ha portato a conoscere e ad apprezzare più da vicino questa splendida realtà adelfiese. 

Presidente, ci parli di come è nata APS Tipica Adelfia.

A.P.S. sta per “associazione di produzione sociale”. Nasce come “associazione produzione del territorio” nel 31 ottobre 2008. Nel 2016 invece transita nel registro delle associazioni di Promozione sociale della Regione Puglia e da quel momento diventa APS Tipica Adelfia. La sede legale è in corso Umberto I nel rione di Montrone. La sede operativa, invece, è in via Marconi, sede ex stazione FSE.

Tutto nasce quando, tramite un amico in comune, conosco Costantino Pirolo che all’epoca era il presidente dell’associazione di Promozione del territorio. Era il 2012 e la Regione Puglia aveva bandito da poco un Avviso pubblico che si chiamava “Mente Locale” e prevedeva la messa a disposizione con la modalità della concessione, di 11 stazioni ferroviarie per lo più dismesse o parzialmente dismesse, 9 SUDEST e 2 FAL. Abbiamo partecipato a questo bando pubblico, con la proposta progettuale “#Fermata km 11, la stazione del gusto”. La proposta progettuale fu valutata positivamente dalla commissione e nel 2013 abbiamo ricevuto la notizia dell’aggiudicazione di questo bando e siamo entrati per la prima volta nella vecchia stazione di Adelfia per renderci conto in quale condizioni si trovava. Da quel momento nasce il progetto per l’apertura della vecchia stazione.

Quali sono i vostri obbiettivi?

Nel passaggio da “associazione di produzione del territorio” ad “associazioni di promozione sociale”, ci siamo interrogati su cosa era stato fatto e quali fossero le prerogative del nostro lavoro. Sostanzialmente, la nostra linea di azione è sempre stata votata alla promozione del territorio. Abbiamo svolto in passato attività riguardanti la gastronomial’enologia in particolare con una serie di attività specifiche sul vino, attività riguardanti l’olio, la valorizzazione dei frutti antichi (con delle mostre pomologiche in collaborazione con istituti di ricerca) e il passaggio in associazione di promozione del territorio ha confermato la nostra tendenza a promuovere il territorio.  Con la sede nella vecchia stazione abbiamo ampliato la ricerca e abbiamo avuto la possibilità, così come prevista dalla proposta progettuale vincitrice, di organizzare mercatini a km Zero.

Quindi abbiamo voluto incentivare questo approccio al territorio, al locale, all’esperienza con il contadino, organizzando quello che molti conoscono come i mercatini a km zero di “Chiachr e Frutt” che è l’attività che ci da notorietà e ancor di più sostenibilità economica, poiché la struttura del ex stazione ha dei costi non indifferenti di gestione.

A fianco ad attività specifiche sul tema dell’agricoltura, proprio grazie al fatto che abbiamo tra i nostri soci professionisti con un ampio bagaglio culturale e di competenze, abbiamo sviluppato tutta una serie di attività performative e di ritorno alle origini.

Abbiamo voluto coniugare l’arte all’agricoltura, organizzando delle attività con le scuole del territorio.

Una di queste attività è stata “CHIAMALALAMA”, in cui abbiamo portato i ragazzi in giro nelle nostre campagne a scoprire le nostre lame che sono tante e anche molto importanti, per citarne due: la lama Montrone e la lama San Leo. Abbiamo mostrato ai nostri ragazzi le piante autoctonela geomorfologia del territorio e abbiamo parlato del significato del paesaggio, di come lo vorrebbero e come lo vivono e che rapporto hanno con esso. Abbiamo scoperto, purtroppo che molti di loro non conoscevano nulla di quello che avevano visto. Abbiamo fatto con loro anche un ciclo di attività, portandoli a conoscere, delle uve tipiche adelfiesi, in particolare l’uva baresana che è l’uva a chicchi sferici giallo paglierino molto croccante e molto dolce, tipica delle nostre zone.

Accanto a queste attività abbiamo sviluppato un filone artistico, grazie alla collaborazione con Nico Angiuli, un nostro socio storico, il quale ci ha consentito di allargare lo sguardo, “Fare L’immateriale”. Abbiamo raccolto la terra delle varie contrade adelfiesi e ne abbiamo fatto argilla, quindi da un’idea di territorio abbiamo realizzato un manufatto, e abbiamo reso concreto un pensiero, un’idea di territorio.

Ancora, abbiamo sviluppato in collaborazione con le ProLoco di Casamassima e Acquaviva, per l’assessorato al turismo, un’azione di racconto delle origini dei due rioni di Adelfia, Canneto e Montrone, attraverso la cucina. Abbiamo utilizzato queste differenze all’interno dei due rioni, prendendone i tratti distintivi e mescolandoli all’interno delle ricette e grazie ad un performer toscano ne abbiamo realizzato una performance interattiva intitolata “Rizzique” che vuol dire Rimasuglio, riportando in auge, una antica ricetta chiamata “Baccala fsciut” che è un’acqua pazza con erba (il baccalà non c’era perché era un cibo pregiato). Il performer, Leone Contini, ha ricostruito un menu in dialetto che abbiamo poi pubblicato e condiviso all’interno della stazione. Queste sono le attività che principalmente ci hanno contraddistinto e che disegnano un po’ il nostro approccio al territorio.

Tornando ai mercatini a km zero che sono quelle che più vi contraddistinguono, come avete affrontato il periodo pandemico?

Nel momento in cui non avevamo ancora chiaro che direzione prendere, su suggerimento del nostro socio Costantino Pirolo, abbiamo iniziato ad allestire il mercatino. Abbiamo lavorato per realizzare le prime casette, che erano molto rudimentali, che sarebbero servite ad esporre la merce. Quindi il 2 Giugno 2018, inizia l’avventura dei mercatini denominati “Chiacchr e Frutt, il mercatino a km zero in stazione.

Abbiamo fatto un lavoro di preparazione, abbiamo contattato dei produttori locali tutti adelfiesi all’epoca, circa sei, abbiamo elaborato un programma sulla stagionalità, seguendo il frutto del mese (dalle ciliegie all’uva) questa iniziativa si è ripetuta anche a San Trifone (uscendo dalla stazione) e a Natale. Abbiamo ripetuto lo stesso programma nel 2019, con un notevole incremento di affluenza sia di produttori (quasi il doppio, anche di Bari, Torre a Mare, Mola) che di gente presente, iniziando a maggio e terminando a Dicembre. Abbiamo avuto circa 8000 presenze, sviluppato circa 63 collaborazioni, coinvolto 40 produttori e artigiani con una programmazione molto corposa tra 13 mercatini e 19 eventi culturali collaterali, quindi presentazione libri, visione di film che erano di contorno al mercatino o paralleli in giornate differenti.

Quali sono stati i vostri modelli per la realizzazione di questi mercatini serali a Km zero?

Noi siamo nati nel 2018, io ero a conoscenza personalmente solo di un’esperienza su questo tipo di mercatini svolti, denominati “campagneros” su Bari, dell’APS Effetto Terra. Durante lo sviluppo di Chiacchr e Frutt siamo venuti a conoscenza di un’altra iniziativa ancora precedente a queste, chiamata “Meta” sul territorio di Sammichele. Abbiamo studiato il loro il modo di comunicare e di approcciarci ai produttori, utilizzandoli come esempio, anche se loro fanno un mercatino di soli produttori che sono anche soci, per noi invece i produttori non sono soci e il mercatino è un evento dei tanti, ma non l’unica attività. Il loro approccio è focalizzato sul biologico, perché per loro l’aspetto agricolo è preminente sull’aspetto conviviale ed eventistico. Noi non siamo ancora focalizzati esclusivamente sul biologico, ma puntiamo per ora sulla produzione locale, però credo ci arriveremo presto. 

Abbiamo chiuso il 2019 molto bene, dopo di che la pandemia ha travolto le vite di tutti, quindi abbiamo dovuto chiudere. Abbiamo tentato nel 2020 in tutti i modi di districarci tra le regole che cambiavano giornalmente, ma è stato impossibile. Abbiamo ripreso con il mercatino a Natale 2021 per dare una forte scossa alla ripresa (nonostante le temperature rigide) e prima, in estate, con alcune iniziative come “Va sentiero”, in autunno con il progetto “Arco Antico” con il quale, grazie alla passione di alcuni amici, siamo riusciti ad organizzare “San Trifone 2020” e a Natale “Luci di Vite” nel borgo antico del rione di Montrone.

APS Adelfia ha collaborato con la scuola con quali progetti?

Noi lavoriamo sempre con le scuole. Abbiamo fatto un progetto cinematografico che sta per chiudersi, con una linea di finanziamento della SIAE chiamata “PER CHI CREA” in collaborazione con l’istituto comprensivo “A. Moro – G. Falcone” di Adelfia. Un’idea cinematografica su un progetto molto bello chiamato “La vita degli altri – Difese naturali ” che ha consentito a 25 studenti delle seconde classi dell’istituto secondario di primo grado “A. Moro – G. Falcone” di Adelfia di cimentarsi a 360 gradi all’interno del cinema: teoria, workshop e laboratori di applicazioni su varie tematiche cinematografiche, con l’incontro di alcuni mentori  come il regista Maurizio Sciarra, l’attrice Azzurra Martino e una serie di professionalità, come: la truccatrice, la fotografa di scena, una serie di professionalità per indicare quali potrebbero essere gli sbocchi professionali in questo ambito. Abbiamo girato con sette di loro, un film che si chiama “Difese naturali” che avrà, presto, la sua prima proiezione pubblica. Gli esperti di APS Adelfia impegnati nel progetto sono: Nico Angiuli, Anila Shehaj, Nunzio Santoro, Maria Pia Ferrante e Carlo De Santis ed il presidente Emanele Derobertis come responsabile di produzione.  

Con la scuola superiore di secondo grado Rosa Luxemburg di Acquaviva delle Fonti, abbiamo in essere il progetto chiamato Ap.Pr.I.S.C.Io che è un acronimo e sta per “applicazione e pratiche incredibili per la scoperta e la conoscenza dell’io”, un percorso di accompagnamento pedagogico e parallelamente di scoperta e lavorazione di un vitigno antico.

Cosa hanno in comune? Tutto. Perché sono le vite riseminate dei ragazzi e la vite del vitigno. Abbiamo voluto fare un parallelismo tra un percorso di rinascita personale con la nostra pedagogista Serena Pascalicchio, a cui si sta affiancando un lavoro sullo studio del vitigno storico andato in disuso per mancata produttività, chiamato “Notardomenico”, che noi abbiamo voluto tirare nuovamente in gioco, con un approccio performativo, artistico e di racconto sui social. Si concluderà a Gennaio 2023 con una sperimentazione di una produzione viticola del primo vino prodotto da Notardomenico. Questo progetto ci vede collaborare con le cantine adelfiesi: Cantine Imperatore che lo imbottiglierà e Cantine Angiuli che lo etichetterà e le Cantine Ferri. Il vino esiste già, lo stiamo per assaggiare. Quindi questa è una novità, inizieremo con 100 bottiglie per una prima sperimentazione. Partner scientifici sono: CRSFA “Basile Caramia” di Locorotomdo e lo spin-off Sinagri. Gli esperti coinvolti sono io, come tutor esterno, Costantino Pirolo coordinatore, Nico Angiuli, Anila Shehaj, Giacomo Pirolo e Serena Pascalicchio come tecnici esperti . 

Qual è il filo conduttore del cinema con i prodotti del territorio?

“Difese Naturali” è un film sul territorio, che vede un gruppo di ragazzi post industriali, svegliarsi in un mondo totalmente diverso dal loro, che fanno un lungo viaggio nel tempo, omologato, in cui l’agricoltura era bandita. Loro invece vogliono tornare ad un agricoltura naturale, e mettono in atto quello che abbiamo chiamato “attacco agricolo” e con bombe agricole, quindi bombe di semi, frecce di aglio, gli consentono di trasformare un mondo omologato, in un mondo biodiverso e verde. Con la scuola di Adelfia collaboriamo proficuamente, grazie al dirigente scolastico prof. Errico Nicola e la prof.ssa Rosa Limongelli, abbiamo un canale di interlocuzione diretto e proficuo.

Quali sono i progetti per il futuro?

Noi abbiamo appena iniziato a lavorare per la stagione 2022, che ci auguriamo di portare avanti da Maggio a Dicembre in maniera continuativa. Sicuramente Chiacchr e Frutt sarà l’attività principale, sulla quale puntiamo tantissimo, tanto è vero che stiamo cercando di costruire una rete con produttori che abbiamo coinvolto in questi tre anni di programmazione. A differenza del passato, vogliamo centrare ancora di più tutto sulla tipicità e stagionalità, quindi ricette voltate al frutto/ortaggio del momento locali. Tra le novità, abbiamo realizzato dei laboratori interattivi per bambini per preparare le marmellate, succhi di frutta, mentre per i più grandi, ci auguriamo di organizzare laboratori di pasta fresca con le uova di alcune aziende locali dei nostri soci.

Per il cartellone culturale, vorremmo costruirlo incentrandolo sui temi del territorio, paesaggio, agricoltura sana alimentazione, per evitare di diventare troppo generici e dispersivi. Vorremmo introdurre una bella novità, attivare entro la fine dell’anno uno Spazio famiglia dedicato a famiglie e adolescenti adelfiesi che hanno subito durante la pandemia un colpo durissimo alla socialità, vorremmo accoglierli in questo spazio per un consulto, una chiacchiera o scambio di idee. Spazio che sarà gestito dalla nostra educatrice e pedagogista Serena Pascalicchio.

Vorremmo riprendere le mostre pomologiche (frutta antica) e ampelografiche (dei vari tipi di uva), in collaborazione con gli enti di ricerca con cui abbiamo collaborato in passato come l’Università degli studi di Bari, Facoltà di agraria e il CRSFA “Basile Caramia di Locorotondo. 

Per quanto riguarda la Stazione effettueremo tutta una serie di interventi di manutenzione e riqualificazione per rendere lo spazio ancora più accogliente e fruibile

Progetti molto ambiziosi e preziosi per la tutta la collettività, vi auguriamo, buon lavoro.

Non finisce qui, continueremo a seguire da vicino tutti gli eventi che si svolgeranno nella vecchia Stazione di Adelfia, e siamo sicuri che questo sia solo l’inizio di un lungo e fertile periodo per l’APS Tipica Adelfia.

Maria Francesca C.

 
 
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