Di Enrico Cembran
 
L’esistenza di un essere incarnato è il riflesso immaginario del proprio specchio mentale.
Attraverso questo, viene esibita la realtà sostenibile dal proprio stato di coscienza, che resta tuttavia, solo una delle possibili realtà teoricamente concepibili.
La Mente Cosciente è in grado, di far apparire tutto ciò, come esterno all’osservatore, realizzando quello che in ambito spirituale, viene definito come processo di scissione coscienziale osservazione-osservatore-osservato.
Il significato letterale del termine Karma, in sanscrito è azione e per estensione, comportamento.
Se lo si trasla in ambito spirituale, può essere considerato l’insieme delle esperienze accumulate nelle varie incarnazioni di un essere senziente. Tali esperienze costituiscono il suo patrimonio spirituale, che, in quanto struttura energetica sottile, genererà interazioni con altre frequenze vibrazionali, indipendentemente e/o conseguentemente al suo stato di materialità.
Questo patrimonio, che potremmo definire Karma Trasferito, se non equilibrato, genera a sua volta il bisogno di ulteriori incarnazioni per completare il suo bilanciamento.
In questo senso, potremmo dire che il Karma è una sorta di corresponsione che deve essere espletata durante l’esistenza fisica dell’Essere Spirituale, allo scopo di perfezionarne l’anima.
Questo perfezionamento, di natura ciclico, è la condizione necessaria perché l’energia spirituale dell’essere incarnato possa ricongiungersi con quella della Sorgente dalla quale deriva.
Ed è questo, il fine ultimo della reincarnazione: portare l’essere a risolvere ciò che nelle incarnazioni precedenti, non è riuscito a bilanciare energeticamente.
Questo perché, contrariamente alle credenze del mondo occidentale, il Karma non è un compenso o una punizione e non è nemmeno assimilabile ai concetti di peccato o di colpa.
Pertanto, purificare il proprio karma non ha nulla a che vedere con l’eventuale pentimento, espiazione o auto-lesionismo, tipicamente religiosi. Paradossalmente, questa ultima azione, danneggiando un essere di provenienza divina, potrebbe, addirittura generare ulteriore karma negativo.
Il concetto di Karma, esprime un significato spirituale ed uno logico, di tipo scientifico rispondendo, in ogni caso, ad equilibri del tutto acritici, definibili controintuitivi.
Nell’ambito spirituale, questi, trovano fondamento nelle Leggi Universali o Cosmiche, in quello scientifico, soprattutto in quelle della Meccanica Quantistica.
Il corpo materiale con la morte si dissipa completamente, la struttura energetica spirituale permane immutata, almeno in alcune sue componenti fondamentali, essendo atopica e atemporale.
Tali insiemi energetici, al momento del distacco dal corpo fisico, manterranno gli input acquisiti trasferendosi nell’inconscio collettivo e nel Registro Akashico individuale. Da queste strutture immateriali, queste informazioni si trasferiranno nell’Inconscio del nuovo essere incarnato, colonizzandolo, per lo più a sua totale insaputa, stante la totale  amnesia necessaria e funzionale alla nuova esistenza.
Attraverso la PsicoNeuro EndocrinoImmunologia, tali messaggi, ove generino dissonanza vibrazionale troveranno la strada di esplicitarsi, sotto forma di malattia, nel Corpo Fisico o nella Mente. Poco conta che la malattia derivi da un‘infiammazione, degenerazione, infezione o trauma, stante la capacità dell’Inconscio, di generare la realtà necessaria, attraverso il processo della Sincronicità. E ciò, non nega in nessun modo, la fisiopatologia densa o classica, semplicemente, ne amplia l’orizzonte.
Nella Medicina Allopatica, il sintomo è il centro della malattia e della terapia.
Nel sintomo, l’Anima manifesta l’istanza negletta dall’essere, onde poter vivere ciò che la Coscienza, con tutte le sue forze, avversa. Ciò che viene negato nel piano cosciente, precipita nel corpo fisico, manifestandosi come sintomo.
In termini spirituali, il sintomo crea nel malato una sorta di nuova identità in equilibrio.
In questo modo, l’Essere, può finalmente vivere e realizzare il Principio Rifiutato.
Il sintomo quindi, altro non è che il sostituto materiale di ciò che manca nella propria Anima.
La malattia fisica è soltanto un’alterazione della struttura organica, atta ad esplicitare le disfunzioni dell’insieme energetico individuale, artificiosamente diviso in corpo, mente e #anima. Dalla modalità di reazione a tale squilibrio si possono trarre le necessarie indicazioni animiche.
Se, ad esempio, in una precedente incarnazione, l’Essere, accumula una grande quantità di karma negativo, è possibile che il peso di questa informazione, si espliciti attraverso un continuo richiamo al senso di colpa, con annessa tendenza alla percezione di incompetenza, nel nuovo essere incarnatosi. Questo insieme di emozioni sono un ottimo terreno di coltura spirituale per malattie come la Depressione e la tendenza ad avere Attacchi di Panico, “apparentemente immotivati”.
È noto che queste informazioni di tipo eterico, possono trasformarsi, attraverso l’intervento delle strutture auriche, in alterazioni del Corpo Fisico. In questo processo, le strutture auriche chiamate in causa, sono il Corpo Aurico Doppio Eterico ed il suo Chakra, secondo il mio parere correlato, il Primo e Mezzo.
Il Corpo Aurico Doppio Eterico è una struttura energetica posta a stretto contatto col Corpo Aurico Fisico, del quale ne è una fedele copia a stampo. Una delle sue funzioni è quella di trasdurre dallo stato eterico, le emozioni, informazioni discriminanti di natura animica, allo stato di stimoli materiali. Questi ultimi sono in grado di interagire in questo modo con il Corpo Fisico, mediante un processo di addensamento energetico.
Tale addensamento si evidenzia mediante le disfunzioni degli organi vitali espressi nei Chakra.
Il Primo Chakra e Mezzo, secondo Aura Soma, Chakra della Nuova Era, è posto non a caso, fra il Corpo Fisico e l’Emozionale. Questo chakra, contiene a sua volta un’altra struttura immateriale, definibile come Linea del Tempo.
Quest’ultima, è responsabile del corretto allineamento delle altre strutture del Campo Aurico.
Le ferite energetiche su di essa inscritte, provocano evidentemente la necessità di riequilibrio nell’Anatomia e Fisiologia Sottile individuale.
Ma il Karma potrebbe influenzare anche con altri mezzi la salute nella successiva incarnazione.
Ad esempio, attraverso il non corretto modo di rapportarsi in una vita precedente, ad un evento negativo affrontato con spirito passivo o addirittura eluso colpevolmente.
In questo caso, il peso dell’ingiustizia, in qualche modo non sostenuta ed affrontata, si può trasferire con lo stesso meccanismo di cui sopra, nell’incarnazione successiva.
Secondo questa, che è la concezione filosofica Induista, tutte le vicissitudini affrontate, sono prestabilite dall’Essere stesso, quali prove necessarie al conseguimento dell’esperienza atta al perfezionamento dell’Anima.
Siccome l’unica certezza che si acquisisce con la nascita è quella di dover prima o poi morire, nel Karma, verrà inscritta anche la morte e soprattutto le modalità con cui questa avverrà, in un processo di soddisfacimento della specifica necessità di evoluzione spirituale.
In quest’ottica, tanto il tipo di malattia, quanto la modalità con cui viene affrontata, indicherà quale esigenza dell’anima, inerente un passato del quale si è per patto spirituale, persa la memoria, deve essere bilanciata.
Il bilanciamento karmico perciò è un ottimo indicatore di cosa nel passato non è stato risolto o affrontato in maniera animicamente efficace.
La coscienza umana, in genere pavida nei confronti della sofferenza, rifiuta tenacemente gli ostacoli e le prove che l’Anima, tanto faticosamente continua a proporre.
Il Sé Superiore invece, saprebbe che il vero scopo di ogni esistenza è affrontare onde superare tanto gli uni che le altre.
Tra l’altro, nel patto spirituale, il Sé Superiore, prevedrebbe tanto le prove e gli ostacoli, quanto le risorse atte a superarli, sotto forma di competenze e talenti.
In queste vicissitudini, tuttavia, questa struttura di saggezza amorevole, non interverrà mai, se non esplicitamente richiesto, con piena ed assoluta intenzione fiduciosa.
Ciò perché il Libero Arbitrio è proprio quel dono divino che rende l’esperienza materiale, degna di essere vissuta.
 
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Di Polis Notizie

Redazione

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