“Il canto degli angeli può allora diventare una  Preghiera da ripetere spesso”.   Giovanni Paolo II

 di Stefano de Carolis

È difficile affermare con certezza chi sia stato l’inventore delle campane e in quale luogo per primo furono usate. Le civiltà orientali conobbero presto l’uso delle campane, in India i filosofi usavano riunirsi per mangiare e pregare al suono di campanelle. Tuttavia nei tempi antichi le campane hanno avuto anche un significato più prosaico, ad esempio nell’antica Grecia venivano utilizzate per annunciare l’apertura del mercato del pesce. Platone e Plutarco narrano di una campana che annunciava l’ora della vendita del pesce. Il poeta dell’antica Roma, Marco Valerio Marziale in un suo epigramma scriveva che nella città di Roma c’erano le campane che indicavano l’apertura dei bagni pubblici. Teocrito, un poeta siceliota, diceva che in antico si usavano piccole campanelle di bronzo nei sacrifici di espiazione, perché il bronzo allontanava le “sozzure”.

Nei secoli, molti autori, hanno raccontato e scritto sulle campane. Virgilio, storico e presbitero, attribuì al pontefice Sabiniano l’uso delle campane nel mondo ecclesiastico. Un altro autore in un suo compendio, attribuì questo primato a Papa Gregorio I, il quale dopo averle introdotte ordinò affinchè si suonassero alle messe e nelle “ore canoniche”.

Altri autori di sacra liturgia antica e moderna, attribuirono a San Paolino, Vescovo di Nola, l’invenzione delle campane come oggetto da utilizzarsi in ambito ecclesiastico. Tralaltro nella chiesa cattolica San Paolino è considerato il patrono dei campanari.

Una delle due ruote della cattedrale di Toledo.

Al riguardo delle storie ecclesiastiche, si racconta che San Benedetto da Norcia, nella grotta di Subiaco (Sacro Speco) – luogo dove pose le fondamenta del suo ordine monastico-, riceveva da un monaco, in giorni stabiliti,  del pane che lo introduceva per mezzo di una fune con all’estremità legata una campanella. Questo perchè il Santo potesse riconoscere la presenza del monaco. Da questo aneddoto, si potrebbe dedurre che da quegl’anni si cominciò a fare uso comune della campana fra gli ordini monastici.

Citando sempre la vita di San Benedetto, in una sua regola scrisse: “al momento dell’ufficio divino, non appena si udirà il suono, accorreranno tutti, abbandonando qualsiasi attività

Cattedrale di Monopoli

In un testo settecentesco, l’autore, tra vari strumenti musicali raffigurati, descrive un particolare quanto affascinante strumento musicale liturgico, utilizzato fin dal medioevo nelle chiese:

Sonagli adoperati nelle chiese

Composto da sonagli o piccoli campanelli. E’ composto da una ruota nella di cui circonferenza sono molti sonagli o piccoli campanelli, la quale in alcune chiese si suole usare quando si mostra al popolo nel sacrificio della messa del Santissimo Sacramento.

Detto istrumento è appeso al muro della chiesa e si suona dal chierico servente, girandosi con una cordicella appesa fuori dal centro della ruota. In Roma si usa principalmente dalli religiosi Minimi Francesi e dalli francescani scalzi Ibernesi.

Disegno contenuto nel testo settecentesco citato

Lo strumento musicale, ben raffigurato e descritto nel volume, consiste in una ruota in ferro o in legno, con un supporto a forcella. La sua circonferenza è contornata da piccole campanelle con le diverse tonalità. Di solito il numero delle stesse variava da sei a dodici. Il meccanismo era collocato sul muro del presbiterio e veniva azionato tirando una cordicella legata ad una manovella. Il suono che produce è una melodia armoniosa circolare. È plausibile che verso gli inizi dell’800 (non si conosce il motivo), molte di queste ruote sono andate in disuso.

Chiesa di San Simeone – Zara Sarcofago di San Simeone – Campanelle sul lato

Alcuni esemplari di “ruote con campanelle”, delle autentiche opere d’arte, sono custodite all’interno di chiese e monasteri della Sicilia, in particolare a Caltagirone, Trecastagni, Ciminna e nel suntuoso duomo di Monreale, dove custodisce una ruota composta da quaranta campanelle. Altri esemplari si trovano in Calabria, Sardegna, e in Puglia all’interno di alcune chiese della Diocesi di Conversano-Monopoli. Un altro particolare esemplare si trova nella chiesa delle suore adoratrici dell’eucarestia di Rutigliano.

Uno di questi esemplari, ancora oggi utilizzata, fa bella mostra all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta di Montorio nei Frentani, un paesino del Molise. Qui viene comunemente chiamata “Ciarangella”, e con il passare dei secoli, riservandogli tanta cura e sensibile tutela, è diventata una autentica icona del luogo stesso. La ruota custodita a Montorio, è provvista di nove campanelle e viene fatta suonare durante la messa di Natale, di Pasqua e in occasione della festa di San Costanzo, patrono della città. I cittadini dicono che riproduce un gradevole suono quasi una musica celestiale, un “coro degli angeli”. La bellezza del suono è forse da ricercare nella ricchezza di tonalità delle singole campanelle, che secondo una interpretazione rappresenterebbero i nove cori degli angeli. Gli esemplari con dodici campanelle riproducono la scala cromatica dalla nota musicale del Do al Si naturale.

A tal riguardo, dopo aver studiato la fisica del suono prodotto da una ruota con 12 campanelle, il Maestro di musica ed etnomusicologo Fabio Tassinari ci riferisce: “l’azione meccanica della vibrazione delle campanelle riproduce la differenza di fase ritmica delle stesse. In pratica si riproduce con una melodia celestiale l’esperimento di sincronizzazione dei metronomi”.

Questo antico strumento musicale, è diffuso anche nelle chiese di Germania, in Francia dove è chiamato “Roue Clochettes” o “Roue Carillons” e in diverse regioni della Spagna “rueda de campanas”. Nella cattolicissima nazione iberica, all’interno della cattedrale di Toledo, ai lati dell’organo, sono presenti ben due esemplari, in stile gotico e di straordinaria bellezza artistica. Un altro esemplare, molto antico e altrettanto interessante, è custodito nella ridente città di Zara (Croazia). La ruota si trova collocata sul muro del presbiterio dell’antica chiesa di San Simeone, dove riposa il corpo del Santo, custodito in un sarcofago d’argento, un capolavoro di oreficeria medievale. Nelle chiese di Croazia la ruota di campanelle viene chiamata “serafini”, e il Parroco di San Simeone, Mons. Josip Lenkic, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Zara, con cura e devozione,  la utilizza durante le funzioni religiose di Natale, Pasqua e durante le cerimonie di matrimonio. Molto interessante risulta la sua denominazione “serafini”. I Serafini nelle sacre scritture sono degli angeli ‘pieni d’amore’ appartenenti alla più alta gerarchia celeste, e sono collocati davanti a Dio. Sono angeli molto particolari con sei ali, ed hanno un aspetto simile a quello umano. Il loro grido è continuo ed è rivolto agli altri angeli: Santo Santo Santo è il Signore degli eserciti, tutta la terra è piena della sua Gloria. Il termine ebraico “Serafim” significa infuocato, colui che arde.

I serafini
Chiesa di San Simeone Zara (Croazia)

Come già detto, la ruota con le campanelle veniva suonata durante la messa di Natale e Pasqua nel momento liturigico quando si canta l’inno del Gloria in Excelsis Deo. Questo antichissimo inno è detto anche inno angelico, ed è  un inno di lode della liturgia cattolica. La locuzione latina significa: Gloria a Dio nell’alto dei cieli. Fino al XIX sec. la preghiera era anche chiamata Cantico degli Angeli.

Coro dei Angeli

 “…l’annuncio degli angeli suona per noi anche come un invito: sia gloria a Dio nel più alto dei cieli, sia pace in terra agli uomini che egli ama.. (San Giovanni Paolo II)

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