Scout e richiedenti asilo dell’associazione “Noi e Voi Onlus”, insieme al Comune di Taranto, per costruire i murales della pace. Le restrizioni Covid19 non hanno permesso di esserci proprio tutti ma per ricordare la nascita del fondatore dello scoutismo, Robert Baden-Powell, celebrato il 22 febbraio dagli scout di tutto il mondo con la Giornata del Pensiero (World Thinking Day), ieri mattina alcuni degli ospiti migranti della casa di accoglienza Madre Teresa di Calcutta (ex monastero di clausura, in via della Transumanza), gestita dall’associazione “Noi e Voi onlus”, hanno incontrato una delegazione degli Scout di Taranto, per festeggiare insieme. La giornata, che rientra nel progetto: “LGNet Emergency Assistance (LGNetEA): Rete dei Comuni per una rapida risposta e servizi per l’inclusione d’emergenza in aree urbane svantaggiate”, ha sancito uno scambio di esperienze. Insieme si è sorriso. Alcuni hanno preso la parola, altri hanno ascoltato in silenzio. L’incontro è culminato in un gesto simbolico: il dono ai ragazzi richiedenti asilo, di mattonelle della pace dipinte a mano dai vari gruppi scout presenti sul territorio ionico, con tema libero la pace. Disegni pensati da bambini e ragazzi, che ci hanno lavorato per un mese immaginando la loro idea di pace, universale ma anche più intima, quotidiana. Scritte, suggestioni e per molti la parola pace, riportata in tante lingue del mondo. Le mattonelle diventeranno delle installazioni, che saranno posizionate in tre luoghi simbolici della città, a conclusione di un progetto che vede insieme associazione “Noi e Voi onlus”, Scout ionici e Comune di Taranto. L’incontro di ieri si è concluso in tarda mattinata con la Messa, presieduta dall’assistente ecclesiale di zona degli Scout di Taranto, mons. Luca Lorusso. Alla celebrazione eucaristica, da distanziati, come prevedono le restrizioni per prevenire il contagio, hanno partecipato anche alcuni dei ragazzi dell’associazione “Noi e Voi onlus”, a prescindere dal proprio credo. Un ulteriore momento di vicinanza fraterna tra gli scout e questi giovani uomini venuti da lontano. «Ho letto la scritta pace in albanese e mi sono emozionato perché non mi capita spesso di leggere “mir”, pace, nella mia lingua» – ha raccontato Armand, guardando fisso la responsabile Lucia Scialpi, per non incrociare altri occhi e tradire troppa emozione. Altri ragazzi hanno parlato al termine dell’incontro, per fare un piccolo bilancio. «È stato bello stamattina. È bello che esiste un giorno per pensare, un Thinking Day»- ha commentato Dauda, che viene dal Gambia ed è in Italia da tre anni. «Io sono Kass Diomande sono ivoriano» – ha spiegato un altro – «e vengo da un Paese dove c’è sempre guerra tra noi. Ecco perché per me la parola pace ha un significato fortissimo». Arriva dal Gambia, anche Abdoulie Mballow. «Da quando sono venuto qui è la prima volta che partecipo a queste “riunioni” e mi è piaciuto molto. Sono da un anno in Italia e mi trovo molto bene. Altrimenti se non era così, salutavo Lùcia (la responsabile, ndr) e i miei amici per andare via. Loro invece sono molto bravi. Sto bene in questa casa». Lucia sorride ascoltando i “suoi” ragazzi, che della mattinata sapevano poco. «Sono dell’idea che troppe spiegazioni possono creare aspettative o fraintendimenti- spiega Lucia Scialpi di “Noi e Voi” onlus – invece lasciando loro la libertà di scoprire sul momento, viene fuori il loro pensiero più vero, l’emozione, che non viene influenzata o condizionata dal nostro modo di raccontare cosa andranno a fare o in che situazione si troveranno. Con gli scout è stato un bel momento di incontro, di conoscenza, di superamento di quelle barriere che possono esserci quando non si sa nulla del mondo dell’altro. È questo il modo attraverso cui come associazione, proviamo a costruire ponti di fratellanza e umanità». Noi e Voi onlus continua a lavorare anche in questo periodo segnato dal Covid19. «Quando sei nel sociale – spiega Lucia Scialpi- non c’è pandemia che tenga. Noi proseguiamo con tutte le precauzioni del caso, superando le difficoltà con buona volontà e amore. C’è tanta gente che ha bisogno e nel nostro piccolo cerchiamo di essere un supporto. All’interno di casa Madre Teresa al momento sono 16 i migranti richiedenti asilo in accoglienza (che prevede una retta minima pagata dallo Stato per ogni ragazzo, ndr) e 11 quelli fuori dal circuito classico ma che vengono comunque seguiti, accolti e aiutati dall’associazione nel loro percorso di vita».

Foto di Roberto Pedron

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