«Io ho solo un grande timore: aver chiuso i teatri ha allontanato il pubblico dal vivere direttamente la musica, dal vedere e ascoltare i musicisti nel momento in cui suonano. Una cosa è sentire un cd a casa, un’altra ascoltare in teatro una esecuzione unica che nasce dal nulla .Perché in teatro c’è una elettricità interna che il pubblico può avvertire solamente dal vivo. Quindi il fatto che i teatri siano rimasti come degli involucri vuoti e silenti è una cosa molto tragica… parliamo della mancanza dei teatri in Italia.. da noi non ci sono orchestre, mentre, per fare un esempio, la sola città di Seul ha ben 18 orchestre sinfoniche. La Cina, la Corea e il Giappone e ancora prima Taiwan: loro hanno capito l’importanza della musica nella formazione di un popolo. Eppure l’Italia sarebbe piena di teatri. Li abbiamo avuti dai nostri predecessori, che li hanno fondati anche nei comuni più piccoli. Ma molti sono chiusi. Devono essere aperti e dati ai giovani. Giovani direttori, giovani musicisti, giovani ballerini, giovani nel teatro di prosa che portino nuove idee, nuova linfa… Purtroppo questi ragazzi sono cresciuti in qualità ma molti di loro sanno che il loro futuro è assolutamente nebbioso se non drammaticamente disastroso. Perché? Perché in Italia ci sono molti conservatori. Ogni Conservatorio sforna ogni anno moltissimi musicisti. Ma non si sono formate nuove orchestre. Anzi. Sono state chiuse. È stato commesso un crimine culturale abolendo orchestre di assoluta qualità come quella della Rai»

Abbiamo qui voluto riportare, quasi integralmente, una recente e pungente intervista, come è suo costume, concessa dal m° Riccardo MUTI nostro quasi conterraneo. Egli è infatti cresciuto e vissuto in quel di Bari, a Molfetta, sino alle bella età di 18 anni per poi trasferirsi a Napoli insieme alla sua numerosa famiglia (il padre era il medico personale del cardinal Mimmi). Da noi, al Conservatorio di Bari, Muti è stato seguito da docenti locali come il m° Ruggiero per il pianoforte principale. E’ rimasta famosa una frase detta dal direttore di quel suo (e nostro) Conservatorio PICCINNI di Bari: stiamo parlando della fine degli anni ’60 del Novecento. Ebbene, Nino Rota che presiedeva da direttore la commissione esaminatrice alla fine delle prove del giovane molfettese Riccardo, che si presentava per il V anno di pianoforte, gli disse apertamente : “ Io e i colleghi di questa commissione ti diamo 10, ma non per quello che hai fatto oggi, ma per quello che farai domani!!

E’ quanto abbiamo pensato riascoltando e vedendo in TV Riccardo Muti durante il concerto dal MusicVerein di Vienna per Capodanno 2021, lui unico italiano ad essere invitato per la settima volta in questo avvenimento mondiale. Tuttavia, invece d’essere orgogliosi, qui da noi si sono accese varie polemicucce del tipo: perché ancora una volta solo Vienna e da Vienna? Perché ancora una volta un programma di valzerini e polche.? Perché l’orchestra e il direttore si sono esibiti senza la mascherina d’obbligo? Tutto ha una spiegazione, del tipo che i proff. di quella storica orchestra con il direttore ospite si erano sottoposti a tamponi prima del concerto. Per il programma scelto, con molte rarità, c’era qualche incursione nella musica italiana poi sublimata, alla fine del tradizionale discorsetto, da un Muti che alla fine di tutto ha detto, in italiano: GRAZIE! E per noi, da qui, dalla terra pugliese che lo ha cullato sino alla prima maturità, quel GRAZIE ci è valso più di tutto!|| Speriamo invece che dal prossimo anno 2021 anche le orchestre di tutte le altre Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane si presentino in TV per farsi conoscere e apprezzare, magari a turno, negli anni futuri. Così potremmo ascoltare (oltre ai viennesi…) non solo quelli della Fenice di Venezia, ma anche i nostri musicisti di Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze, Cagliari, Napoli, Palermo e… Bari. Sì, proprio Bari col nostro ‘gran Petruzzelli’ proprio laddove il piccolo Riccardo andava a bearsi di un’arte e di una professione che lascerà il segno nel tempo e negli anni. Ne siamo certi.

(prof. Pierfranco Moliterni)

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