Davvero unica, al limite dell’esemplare, la vita di Francesco Martinelli nato in quel di Turi nel 1917, e lì formatosi per poi attraversare la fase più drammatica della guerra, dell’Italia fascista, della Liberazione e infine della ricostruzione del nostro Paese. Il tutto ben descritto in un libro èdito da poco e curato da una sua degna figlia, Rita, che si snoda lungo l’itinerario esistenziale delle fasi del secondo Novecento, di quel secolo breve che tanto ha segnato negativamente il nostro Paese, ma che è stato poi capace di riprendersi da quelle tragedie facendo leva proprio sul ‘vissuto’ personale dei suoi abitanti, anche provinciali.

Un provinciale della bell’acqua, come era appunto un turese di casa nostra, Francesco Martinelli, giovane pilota di idrovolanti e combattente in guerra per rischiose missioni di ricognizione che si spingevano sino ai margini dell’Africa e della Francia, e che gli valsero l’alto riconoscimento militare dato dalla medaglia di bronzo. Ma dopo il fatidico 8 settembre, Francesco non si piega alle disavventure di Salò, e a Roma, smessa la divisa di tenente-aviatore, entra nel fronte clandestino della lotta partigiana come capo di un sottogruppo che porta il suo stesso nome. L’attentato di via Rasella e le fosse ardeatine segnarono quei drammatici mesi, quei luoghi che Martinelli amò in seguito rivisitare, dopo il 1946, con la sua famiglia residente a Turi in una sorta di pellegrinaggio liberatorio. Tornato in Puglia, a Bari egli si laurea in giurisprudenza ed entra in un ente pubblico coltivando due passioni che ce lo rendono ancor più ‘umano’: la poesia e la pittura. E grazie a queste due espressioni d’arte, Martinelli si riavvicina al mondo della sua città natale, Turi, dipingendo alcuni quadri (Devozione di popolo) che illustrano le feste ‘paesane’ turesi con tanto di luminarie, processioni religiose, squarci popolari tipici del vissuto pugliese. Ad esempio, fanno bella mostra di sé alcuni bei dipinti di luminescenti casse armoniche su cui le bande musicali ‘da giro’ del nostro entroterra – Acquaviva, Conversano, Ceglie, Molfetta, Ruvo, Turi, Squinzano, Lecce- svolgevano il loro prezioso compito di diffusione ‘popolare’ dell’opera lirica. E non sarà mai troppo voler sottolineare la funzione davvero ineludibile, storica, che tali bande musicali hanno avuto qui da noi, da nord a sud, da Turi a Taviano nel Salento, al fine di allargare la base di fruizione della Musica di qualità pur se ‘travestita’ con i suoni fascinosi e altisonanti strumenti a fiato. E grazie dunque a tali quadri di soggetto musicale, opera di Francesco Martinelli, continuiamo a ‘guardare in su’ verso il suo cielo fatto di impegno civile e di arte.

 

(prof. Pierfranco Moliterni)

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