0 9 minuti 1 anno

di Stefano de Carolis

Re Leopoldo II, monarca del Belgio, sul finire dell’800 e gli inizi del ‘900, fu l’artefice di quello che si potrebbe definire una forma privata di colonialismo. Se pur convinto che l’espansione coloniale potesse rappresentare la chiave di volta per affermare la grandezza del Belgio, il sovrano cercò un modo per acquisire e sfruttare la colonia nell’area del Congo, non tanto per gli interessi della nazione Belga, ma per i soli interessi privati, ricavandone così una grande fortuna.

Il regime dittatoriale di Leopoldo II era basato sul terrore spietato e sanguinario. Le povere tribù indigene erano ridotte in schiavitù, vittime di atrocità di ogni tipo; finanche di mutilazioni di mani, eseguite da guardie e agenti governativi, anche a danno di donne e bambini. Inoltre, gli indigeni che si occupavano della raccolta della gomma, e che non rispettavano i quantitativi di raccolto richiesti, pagavano la loro vita con la pena di morte. Si sfruttavano le popolazioni nella totale mancanza di rispetto dei costumi e delle tradizioni locali. Le attività economiche di questa Terra spaziavano dall’esportazione dell’avorio a quella del legname, dai minerali ai diamanti e alla raccolta, come dicevamo, del caucciù.

Re Leopoldo II° fu un monarca sanguinario, con milioni di vittime che pagavano a carissimo prezzo la dominazione coloniale. Un vero e proprio olocausto, uno dei peggiori esempi nella storia del colonialismo.

Nel 1908, la pressione della stampa e dell’opinione pubblica mondiale, infornate del genocidio che si stava consumando da troppo tempo in Congo, fecero sì che il Belgio proclamasse l’annessione ufficiale della terra africana. A seguito di ciò, la colonia assunse il nome strategico di Congo-Belga.

Il 15 Novembre 1908, venne promulgata una ‘carta coloniale’, in base alla quale, fu stabilito che la colonia del Congo Belga avesse una responsabilità propria, governata da leggi particolari: “Leopoldo II°, Re del Belgio, esercita il potere esecutivo per mezzo del ministro delle colonie o di quello degli Esteri, quando si tratti di affari internazionali. Inoltre al Re spetta il potere legislativo, esercitato dai suoi Ministri. Nella colonia il Re è rappresentato da un Governatore Generale e da Governatori di provincia, dai quali dipendono tutti i funzionari coloniali. L’amministrazione della Giustizia è esercitata dai Tribunali di polizia, di distretto, e dai tribunali di prima istanza, con sedi a Boma, Leopoldville, Coquilhatville, Luebo, Buta, Stanleyville, Elisabetville e Albertville”.

Una commissione permanente, presieduta dal Procuratore Generale della corte d’appello di Leopoldville, era incaricata di vegliare alla protezione degl’indigeni locali e al loro miglioramento morale e materiale.

(Dal racconto di un agente militare in missione nel Congo Belga)

“….ebbi pure l’incarico di trovare indicatori all’estero fra i nostri connazionali, ma questo lo feci in verità con poco entusiasmo, Per incarichi di polizia militare e di vero spionaggio, vi era uno speciale e apposito personale, con il quale non ebbi mai rapporti. L’ufficio informazioni ricorreva all’abnegazione ed alla buona volontà di una dozzina di ufficiali, animati come da me, da spirito avventuroso e dotati di particolare attitudine, che tratto tratto partivano in caccia. La calma, la decisione, il talento di osservazione, una salute di ferro, lo sprezzo delle comodità, una grande facilità di adattamento sono indispensabili in questi pericolosi servizi. Queste doti sono innate e non si acquistano con lo studio e con l’esercizio, tuttavia anche i favoriti dalla natura abbisognano di un noviziato e di conoscere il tecnicismo del servizio, inteso a prevenire ed evitare, o affrontare serenamente la probabilità di un arresto, probabilità che crea uno speciale stato d’animo apprensivo che assolutamente conviene vincere, se si vuole un rendimento proficuo della ricognizione”.

Vito Modesto D’Aprilenacque a Turi in via Forno Comunale il 9 ottobre 1875, studente, figlio del farmacista turese Angeloronzo e di D’Elena Lucia di Turi. All’età di 20 anni, dopo aver abbandonato gli studi, decise di arruolarsi tra le fila del 4° Reggimento d’artiglieria, con il grado di soldato volontario di 1^ categoria, con la ferma volontaria di cinque anni. 

Il 30 Giugno 1896, il D’Aprile, con il grado di sergente, venne trasferito al 23° Reggimento Artiglieriadi Brescia. Dopo circa un anno, passerà a far parte del “Corpo delle Truppe Coloniali”, alle dipendenze della “compagnia cannonieri”, per la ‘ferma speciale’ di un anno. Il 18 Ottobre 1897 venne trasferito in Africa presso il deposito della ‘colonia d’Eritrea’, ma dopo qualche mese, in seguito a malattia, venne fatto rientrare in patria. Successivamente, il 1 Gennaio 1900, fu ammesso alla riafferma biennale. 

Il 19 Giugno del 1902 D’Aprile venne trasferito presso la “Milizia Territoriale” del 3° Reggimento d’ArtiglieriaCentro Mobilitazione di Taranto, e il 3 Luglio 1903, venne distaccato nella ‘milizia mobile’, del 21° Reggimento Artiglieria di Piacenza. A Novembre 1904, a seguito di una concessione del Ministero della Guerra, venne inviato nello Stato libero del Congo.

Il 30 Settembre 1910, Vito D’Aprile, dapprima sarà, per qualche mese, alle dipendenze del 4° Reggimento Artiglieria da ‘Fortezza-Costa-Messina del gruppo di Taranto e, successivamente, diverrà parte “dell’intelligence Italiana” nel Congo-Belga, in qualità di ‘agente segreto militare’.

Dopo qualche mese dal suo delicato incarico, la notte del primo Gennaio 1911, il giovane agente segreto Vito Modesto D’Aprile, misteriosamente, verrà dapprima sequestrato, e poi ucciso e divorato dai componenti di una tribù indigena locale, dediti alla pratica del cannibalismo. Gli stessi abitanti nel villaggio tribale di Panga (Congo Belga). 

Il 23 Gennaio 1912 il Pretore di Turi, ricevuta la nota n.111 dal Ministero degli Affari Esteri di Roma, trasmise l’atto di morte di D’Aprile al Segretario Comunale di Turi, Cosimo Caporizzi, e certifica quanto segue:

L’anno 1911 il giorno 11 del mese di Settembre, innanzi a noi DE VRIEZE Remigio Giuseppe, Ufficiale dello stato civile di Stanleyville, sono comparsi i nominati GEENS Giulio, anni 24, funzionario presso il Tribunale di prima istanza, e Hantefelt Giovanni Battista, anni 34, professore al servizio della Colonia, i quali hanno dichiarato che il nominato D’Aprile Vito Modesto, di anni 35, agente Militare, domiciliato a Turi (BA), è morto a Panga nella notte dell’ 1 Gennaio 1911, il defunto era celibe, nato a Turi (BA) Italy. Il Padre e la madre sono: Angeloronzo e D’Elena Lucia. I documenti sono stati presentati per comprovare il duplicato di una decisione del delegato del Governatore Generale, autorizzante l’iscrizione del presente atto malgrado trovasi i termini legali. In fede di che il presente atto dopo data conoscenza ai testimoni, è stato firmato da me e dai testimoni.”

[firmato lo Stato Civile di Stanleyville 14/11/1911 – Boma 4/12/1911]

Naturalmente la certezza dell’atto di cannibalismo non esiste in nessun documento ufficiale, trattandosi di informazioni riguardanti un agente segreto militare. Ma l’omissis di quattro parole riportato nell’atto di morte lascia un velato mistero (omissis molto ambiguo). Tuttavia il terribile epilogo dell’agente D’Aprile, è ricordato tristemente da testimonianze familiari che riportano le notizie dell’epoca.

I poveri resti dell’agente segreto italiano non verranno mai ritrovati e, ai suoi familiari di Turi, rimarrà il solo ricordo di una sua foto in abiti militari, il suo ricco medagliere, ed una preziosa sciabola d’ordinanza donatagli dal Re del Belgio, Leopoldo II°. Una sciabola con una incisione dello stemma reale belga, posta sotto l’elsa, oltre a scudi, lance, frecce e altri monili di quelle tribù indigene, tutte amorevolmente conservate presso l’abitazione del fratello, Vito D’Aprile, farmacista di Turi. Tutti gli importanti cimeli, compresa la foto di Modesto D’Aprile, qualche anno addietro, sono stati trafugati dall’abitazione di suo fratello, il farmacista D’Aprile.

Print Friendly, PDF & Email