di Stefano de Carolis

“…i cipressi che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzaron incontro e mi guardar…” questi i famosi versi della poesia “Davanti a San Guido” di Giosuè Carducci, nei quali il poeta dialoga con i cipressi che gli ricordano la sua felice infanzia, allorquando giocava a tirar sassi contro la loro corteccia.

Passeggiando per le campagne del nostro straordinario territorio, su una dolce area collinare che guarda il mare, a poca distanza dai laghi di Agnano di Conversano, sui confini tra i comuni di Turi e Conversano, mi sono imbattuto in una antico e caratteristico tratturo contornato da vegetazione spontanea, antiche essenze, ulivi secolari, querce, peri selvatici, il tutto incorniciato dai caratteristici muretti in pietra calcarea,“a secco”, costruiti nei secoli dalle sapienti mani di uomini che con tanto lavoro, sacrificio e amore del proprio territorio, lo hanno reso fruibile e coltivabile, conservando con cura i luoghi e la loro natura incontaminata.

Oggi, purtroppo, solo una minima parte del territorio in questione, denominato di Monteferraro, è rimasto intatto e inalterato, dal continuo scempio e  distruzione, operato dai lavori agricoli straordinari e dagli sbancamenti del terreno, messi in atto da uomini senza scrupoli, ignari dell’importanza della nostra millenaria storia, del territorio, e della natura circostante.   

In origine, l’antico feudo di Monteferraro, si estendeva per circa 600 tomoli. Il suo antico toponino potrebbe trarre origine dalla famiglia  Ferrari.

A tal riguardo è interessante citare lo studio di una pergamena (fondo Lupis), custodita presso l’Archivio di Stato di Bari, dove il dott. Antonio Fanizzi, riferisce che in origine il toponimo del feudo, per l’appunto, poteva trarre origine, dalla famiglia Ferrari, una antica casata di Conversano, già citata in un rogito del 1388 a firma del notaio Giovanni di Nicola de Ferraris.

Successivamente il feudo di Monteferraro passò nella disponibilità del conte di Conversano, Andrea Matteo Acquaviva, il quale nel 1507, volle donare a Giovanni di  Guidotto Martucci, suo benemerito e fidato segretario.

Oggi una parte dell’antico feudo con le due antiche masserie, sono di proprietà della famiglia de Bellis di Castellana.

Nel passato il feudo oltre al suo esteso territorio, aveva una grande e attrezzata ‘masseria di pecore’, con annesse abitazioni per i pastori, aie in pietra per la pesatura dei cereali, ovili per il ricovero degli animali, e antiche cisterne e piscine per conservare l’acqua piovana. Il suo ricco territorio consisteva in  estensioni boschive, terreni sativi per il pascolo e terre con numerose piantagioni di ulivi selvatici (olivastri).

Dopo secoli di storia e di vita rurale e pastorale vissuta a Monteferraro, dei trecento ettari, pochi sono rimasti inalterati, sia nelle strutture antropiche, che in quelle della biodiversità e della regimazione delle acque.

Camminando lungo un antico e tortuoso tratturo che dalla masseria scende in basso, si giunge in una biforcazione che conduce verso sinistra ad un altro tratturo, che costeggia da un lato il bosco della masseria, (oggi sala ricevimenti), e dall’altro lato confinante con un grande terreno collinare, un pianoro scosceso, di recente coltivato con giovani piante di vite. Ad un tratto del percorso sono rimasto colpito ad ammirare due splendidi e maestosi esemplari di cipresso (Cupressus Sempervirens). I due alberi si trovano piantati sotto un antico muro a secco, quasi a voler indicare un vecchio confine o chissà cosa. I due ultracentenari esemplari, si presentano con una chioma non a punta, ma con la chioma arrotondata (Cupressus Horizzontalis ?), con un fusto alto circa 15-20 metri. Uno dei due alberi, forse il più vecchio, ha un grande e poderoso tronco con un diametro che supera i tre metri di circonferenza. I due cipressi, poco distanti l’uno dall’altro, si trovano all’interno di un bosco con muretti a secco e ulivi selvatici. A qualche centinaio di metri di distanza dagli stessi, in un terreno attiguo, fa scena una maestosa e centenaria roverella.

Al fine di valorizzare e tutelare il patrimonio arboreo presente sul territorio, con particolare valore ecologico, botanico, culturale e paesaggistico, i due cipressi di Monteferraro, verranno segnalati al competente ufficio del comune di Conversano, affinchè vengano attivate tutte quelle misure di salvaguardia e tutela ai sensi dalla Legge n.10 del 14 gennaio 2013.

Tralaltro la norma stabilisce che i comuni effettuino il censimento degli alberi monumentali presenti nel proprio territorio di competenza. Il compito della Regione è quello di effettuare la raccolta dei dati forniti dai comuni e di redigere gli elenchi regionali. Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ne gestisce l’elenco nazionale.

Sarebbe auspicabile che i due esemplari di cipresso di Monteferraro, vengano inseriti nell’elenco degli alberi monumentali.

Ai sensi dell’art.7 della legge di riferimento, per albero monumentale si intende: albero ad alto fusto, isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate, ovvero l’albero secolare tipico che posso essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari, e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale (Legge n.10 del 14.01.2013, art.7)

L’albero del cipresso (Cupressus Sempervirens) o cipresso nero, è una conifera della famiglia delle cupressaceae, sono alberi che si presentano con la chioma allungata o orizzontale. La pianta di cipresso è composta da foglioline simili a squame allungate e produce piccole pigne tondeggianti chiamate galbule.

Sono alberi molto longevi e possono superare il mezzo millennio di vita.

Sin dall’antichità era conosciuta e usata come pianta medicamentosa, utilizzata per curare malattie della circolazione venosa, e veniva usata come balsamico per curare le malattie dell’apparato respiratorio, grazie ai suoi olii aromatici e tannini contenuti nella corteccia del tronco e nelle sue pigne.

Nel passato aveva un forte simbolo di immortalità. I monaci medievali erano solito piantare il cipresso nel centro del chiostro, come allusione al biblico albero della vita.

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