DAVIDE VOX: “L’IMPEGNO DI ANPALS PER INNOVARE IL MONDO DEL FITNESS”

 

Imprenditore, sportivo e soprattutto appassionato di sport, animato dalla volontà di far passare un’idea diversa dell’esercizio fisico: “Prima ancora che una forma di divertimento, prima ancora che un mezzo per migliorarsi esteticamente, lo sport è un modo per pensare alla propria salute”. Davide Voxdelegato Anpals per la regione Puglia, lo sostiene con fermezza e vigore: basandosi su questa consapevolezza ha fondato e porta avanti con successo la propria attività lavorativa e aderendo all’Associazione Nazionale Palestre e Lavoratori Sportivi intende dare il proprio contributo per la promozione di questa diversa visione del fitness.

Davide raccontaci brevemente di te e della tua storia professionale.
Mi occupo di fitness da quando ho 18 anni, da giovanissimo ho iniziato a lavorare come istruttore e personal trainer e a praticare le arti marziali. Nel frattempo mi sono laureato in Economia aziendale e da Napoli mi sono trasferito a Milano dove per alcuni anni ho lavorato come commercialista. Stavo bene, ma sentivo una grande nostalgia della palestra e così, ben presto, mi sono ritrovato a pianificare l’apertura di un mio centro fitness. Nel 2015, grazie anche al supporto di investitori che hanno creduto nella mia idea e nel mio business plan, ho aperto a Bari “GymItaly” una realtà estremamente innovativa che propone una visione diversa dell’attività fisica, una visione fortemente legata alla salute.
Spiegati meglio.
Dobbiamo smetterla di pensare la palestra e più in generale lo sport come un’attività da svolgere nel tempo libero, come un gioco o un intrattenimento. Lo sport innanzitutto fa bene alla salute: se effettuato nel modo giusto aiuta a prevenire gran parte delle patologie ed è un alleato fondamentale anche per la cura di molte malattie, importantissimo quindi da affiancare alla medicina. La possibilità di fare sport deve essere garantita come diritto imprescindibile per tutti, fin da bambini, e in questo devono entrare in ballo e fare la propria parte anche le istituzioni.
In quale modo?
La bozza di Testo Unico sulla Riforma dello Sport, se entrerà in vigore, comporterà già qualche piccolo passo in avanti, innanzitutto perché contiene una definizione di sport che finora non era mai stata prevista a livello istituzionale e che riconosce tra gli obiettivi dell’attività fisica “l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica” e “lo sviluppo delle relazioni sociali”. Inoltre, elemento ancora più importante, questo documento dà per la prima volta una definizione di lavoratore sportivo: questa figura va riconosciuta e valorizzata per quello che è cioè un professionista che migliora la salute delle persone.
Le restrizioni imposte anche alle palestre per far fronte all’emergenza sanitaria stanno colpendo duramente gran parte del settore: in che modo si può resistere e magari anche invertire la tendenza?
Innanzitutto voglio mettere in evidenza un dato: il tasso di diffusione del virus nelle palestre è dello 0,023%. L’incidenza per quanto riguarda il nostro settore è quindi minima e questo significa che le strutture rispettano le regole e che andare in palestra è sicuro. Detto questo ritengo che vada fatta una riflessione più ampia partendo dalla constatazione che la pandemia ha evidenziato ed esasperato criticità e debolezze forti che interessano da tempo il settore del fitness. In particolare in questo mondo c’è una forte mancanza di competenze indispensabili come quelle relative alla managerialità, alla comunicazione, alla gestione aziendale e in molti casi ritengo ci sia anche una mancanza di motivazione che ha un impatto non trascurabile sul livello del servizio offerto. I numeri a mio avviso parlano chiaro: su 22 milioni di persone che fanno fitness solo l’8% va in palestra, dato che tra l’altro a gennaio 2020 è sceso al 7%. Questo significa che il comparto non è competitivo e non riesce a crescere e le complessità di questo periodo purtroppo rischiano di far sì che molte realtà non riescano neanche più a sopravvivere. Ormai cambiare mentalità e approccio è un imperativo. Prima di tutto, ribadisco, non può continuare a passare l’idea che si vada in palestra per vincere le gare o per avere glutei tonici e addominali scolpiti. Deve essere diffusa e promossa la consapevolezza che si fa sport per prevenire e riabilitarsi da tanti diversi tipi di patologie, per combattere la depressione, per mantenere o ritrovare il benessere fisico e psichico, per stare bene con se stessi e anche con gli altri e anche per portare le proprie difese immunitarie a un livello tale che il nostro organismo sia in grado di combattere qualsiasi virus. Più in generale occorre specializzarsi, rinnovarsi, andare incontro alle reali esigenze delle persone, imparare a comunicare con loro nel modo giusto.
Cosa sta facendo e cosa intende fare Anpals in questo senso?
Anpals è costituita da un network di aziende caratterizzate da una gestione ben definita e virtuosa, da un’organizzazione studiata e mirata e da un’offerta di servizi ampia e innovativa. Basandoci sulle nostre esperienze, ma facendo anche approfondimenti e ricerche, intendiamo fornire appoggio e consulenza con l’obiettivo di valorizzare il settore e incrementarne il livello qualitativo. All’interno dell’associazione ci sono anche idee e visioni diverse e per questo c’è un continuo confronto che a volte si fa anche acceso, ma quello che conta è che ad accomunare tutti è la principale finalità perseguita: tutelare e promuovere il nostro settore e i professionisti e gli imprenditori che operano al suo interno. Un intento importante, indispensabile direi, oggi più che mai.

Fonte Anpals

 
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