Terrore alla Nitroglicerina: salta in aria mezzo borgo antico ed il Sedile di Turi

 

di Stefano de Carolis

Turi 8 Febbraio 1921, sono passati 10 minuti dopo la mezzanotte, il Sindaco Raffaele Orlandi, allertato dalla propria abitazione di via vecchia Sammichele (La Rotonda), raggiunse immediatamente il luogo dell’esplosione nel piccolo largo del Sedile trovando  dinnanzi a sé un vero disastro.

Tutti gli accessi al vecchio edificio scolastico, compreso l’antico edificio del Sedile con l’annessa torre dell’orologio, i locali dell’antica farmacia, e le vicine abitazioni, erano crollate a seguito di “due formidabili scoppi”. Seriamente danneggiati risultavano anche i locali della Cooperativa di Consumo dei lavoratori di Turi, “La combattente”, ormai in fiamme, con un incendio che andava sempre più minacciando al peggio. Immediatamente, senza rendersi conto del grave ed imminente pericolo, il Sindaco Orlandi, unitamente ad altri concittadini lì accorsi, si introdussero all’interno dei locali devastati della cooperativa, per portare fuori, fusti di petrolio, di idrocarburo di calcio, e altri prodotti agricoli ivi depositati, scongiurando che l’incendio assumesse altre dimensioni.

I soccorritori, notate le gravi lesioni sui muri e sulle volte in pietra, pensarono bene di desistere da ogni ulteriore tentativo e una volta usciti dai locali distrutti, solo dopo qualche minuto, l’intera facciata del vecchio edificio scolastico (ex convento delle Clarisse), crollò spaventosamente. Nel disastro, fortunatamente, non si ebbe nessuna perdita di vite umane. Con il Sindaco, giunsero sul luogo del disastro: il Tenente di marina Vincenzo Giorgiolè, l’assessore alla Pubblica Istruzione Dott. Rocco Verrelli, l’ex Appuntato dei Carabinieri Reali Donato Mellone, il maggiore medico Vincenzo Orlandi, l’Avv. Antonio Gonnelli, i Sig.ri Cassotta Vincenzo, Colapinto Antonio, Zita Francesco, Spinelli Maria, Moschetti Vito e Francesco Fiore.

La mattina seguente giunse a Turi, l’ingegnere capo del Genio Civile, il dott. Giulio Manganella, unitamente a vari tecnici.  Lo stesso, dopo i rilievi tecnici, accertò che la causa del vile attentato si doveva ricercare nella forza “formidabile” di un esplosivo di “altissima potenzialità”. L’ingegnere stabilì che le esplosioni e il successivo incendio non potevano provenire dai locali della cooperativa di consumo, in quanto nella stessa non vi erano materiali infiammabili, ad eccezione di un quantitativo di petrolio e di idrocarburo di calcio, integralmente tirati fuori dai primi soccorritori. Inoltre Manganella impartì alcune diposizioni, affinchè non ci fossero ulteriori danni ai vicini fabbricati, ordinando di puntellare le case dei Sig.ri  Cassotta Vincenzo e Di Noia. Dispose inoltre l’evacuazione delle abitazioni dei Sig.ri Campanella (attuale abitazione Violante), Di Pinto, Iacovelli Antonio (attuale ristorante) e Giannatelli. Inoltre Diede ordine di procedere alle necessarie demolizioni di porzioni di muro maggiormente danneggiate, tutto osservando le dovute cautele.

Alle ore 14.00 dell’8 Febbraio, arriva sul luogo del disastro un commissario di Pubblica Sicurezza, accompagnato da un tenente dei Carabinieri Reali, i quali, misteriosamente, non ritennero opportuno interagire con il Sindaco, ma decisero di espletare le indagini del caso, per conto proprio.

 Il 16 Febbraio, il Prefetto di Bari ordinò al Sindaco tutte le disposizioni da seguire, impedendo al pubblico di avvicinarsi ai luoghi interessati al crollo.

“…l’idea fascista non deve prestarsi a garantire immunità a chiunque per perpetrare eccessi e violenze…” (nota del Prefetto di Bari, 21 Aprile 1921)

I danni subiti al vecchio edificio scolastico e all’antico Palazzo del Sedile furono rilevanti. Numerose abitazioni private, fortemente danneggiate, risultarono completamente inagibili, con imminente pericolo di crollo per alcune. Tra i soccorritori, mi piace ricordare, il soldato di fanteria, il caporale Miceli, di stanza al presidio Militare di Turi, ‘Caserma Sant’Oronzo’, poi denominata ‘Francesco Curzio’. Il militare riportò la frattura di una gamba, causata dalla caduta delle macerie mentre prestava soccorso. L’Amm.ne Comunale deliberò ufficialmente un “voto di plauso” al Caporale: “…ammirazione della cittadinanza turese all’eroico Caporale Miceli che nella luttuosa circostanza del crollo dell’edificio scolastico e dei locali della Cooperativa, fu esempio di sublime del più alto sentimento di disciplina, a cui poco mancò non avesse sacrificato la vita, rimanendo sul posto del dovere sino al momento in cui crollarono le mura pericolanti le cui macerie gli produssero la frattura della gamba, sventura che gli accese impareggiabile stoicismo”.

In seguito, con un provvedimento consiliare, fu espressa la ferma volontà di voler far luce sul vile atto terroristico. Si sentì il dovere di precisare le cause che avevano determinato tale disastro, affinché si prevenissero ulteriori attentati, per salvaguardare l’incolumità dei cittadini, “giustamente impressionati dell’atto terroristico”. Per queste ragioni, si decise di istituire un servizio di vigilanza giorno e notte, in cui si avvicendarono guardie campestri e guardie urbane.

In quei giorni, il Sindaco Orlandi scrive al Prefetto di Bari: “…Ritengo necessario assicurarLa che la cittadinanza si è mantenuta e si mantiene in perfetta calma, pur avendo manifestata la propria indignazione contro il vile e mostruoso attentato al quale sta rispondendo con la ricostruzione entusiastica del capitale della Cooperativa.” 

L’attentato terroristico di Turi, fece scomodare anche il Deputato On. Alessandro Guaccero (medico chirurgo), e il Sostituto Procuratore del Re Cav. Maglione, questi effettuarono un sopralluogo nel Largo Sedile. A seguito del sopralluogo, l’On. Guaccero scrisse al Prefetto di Bari: “Venuto a Turi tranquillizzare cittadinanza, ho personalmente constatato crollo edificio scolastico. Cooperativa Combattenti, devesi attribuire attentato terroristico alto esplosivo, prego quindi provvedere energicamente assicurare giustizia colpevoli di si tale delitto, ridonare calma a questa buona cittadinanza.”

Interessante è la missiva N.896 del 21 Aprile 1921, del Prefetto di Bari, (Archivio di Stato di Bari), nella quale il Prefetto impartisce direttive specifiche e scrive: “Violenze verificatesi in questi ultimi giorni in alcuni Comuni della provincia, sono tanto più gravi e deplorevoli in quanto coincidono con il periodo elettorale, si dimostrano dirette a turbare libera espressione volontà popolare e falsare i genuini risultati si che questi così ottenuti non confermerebbero Autorità eletti nella Camera. Coerentemente precise direttive Governo, intendo che violenze a qualunque costo non ripetesi da qualunque parte vengano e si verifichino, siano prontamente ed energicamente represse. Da ciò risponderanno personalmente le S.V. a me, come io devo rispondere al Governo e pertanto dovrà senz’altro essermi denunciata qualsiasi insufficienza, qualsiasi incertezza ed indicati ufficiali e agenti forza pubblica responsabili. Socialisti osservano che mentre azione repressiva verso essi è sempre energica e non risparmiasi arresti nei loro riguardi, non usasi per solerzia per i reati commessi dai fascisti. Ciò non deve essere, perché azione pubblica sicurezza è tanto più efficace quanto obiettiva, imparziale ed equanime. Chiunque turba l’ordine pubblico è ugualmente responsabile davanti alla legge ed egualmente deve rispondere. Né professione principi politici può costituire ragione di immunità, occorre dare precisa sensazione che Autorità risiede solo nello Stato e nei suoi organi…omissis…..

 Intanto, il Sindaco Orlandi continua le sue indagini e redige a sua firma una misteriosa lettera indirizzata al Prefetto: “Questa notte fu compiuta in questo Comune uno dei più audaci attentati che fa pensare all’opera di qualche delinquente famigerato. Col mezzo di formidabili esplosivi hanno distrutto gran parte dell’edificio scolastico con evidente e principale scopo di distruggere la cooperativa. Ieri col treno che parte da Carbonara a questa città, alle ore 13 fu notato di scendere alla stazione di San Michele un temibile pregiudicato di codesto Comune, riconosciuto quale sorvegliato speciale, dal cancelliere di questa Pretura il quale non ricorda il nome, ma saprebbe riconoscerlo ed affermare che si tratta di un fornaio abbastanza noto in codesto comune, dell’età di circa 28 anni bruno elegante e con baffi all’insù. Si prega la S.V. di far esaminare l’agente latore della presente, nell’identificazione del pregiudicato in parola per sottoporlo ad un preventivo interrogatorio da cui possiamo acquisire qualche indizio dal fatto esposto innanzi”.

Inoltre, il Sindaco nomina il perito fisico-chimico, Prof. Tommaso Curatolo (titolare della Cattedra di Fisica e Chimica dell’Università di Bari) e dopo aver effettuato il sopralluogo, nella sua relazione tecnica scrive: “In omaggio al di lei invito ho visitato i locali della Cooperativa sita in Turi, ho notato gravi danni arrecati dalle esplosioni ed incendio avvenuti giorni fa, enormi i danni prodotti dalle esplosioni, relativamente lievi quelle dell’incendio. Porte, portoni, finestre divelte e in gran parte frantumate; sconnesse finanche interi muri, scardinati le giunture tra un muro e l’altro; in una stanza sollevati alcune parti della volta di alcuni centimetri. E pensare che muri e volte sono comunemente spessi e costruiti da materiale pesante quale pietrisco……..Or quale può essere la causa di si tanto danno? Ho visitato sia da spettatore che da perito a parecchi danni arrecati da formidabili esplosioni, di solfuro di Carbonio (OSS. MAZZURANA ANGELI di Bari), dei bidoni di benzina ultimamente al deposito della G.V. in Bari, di gas, di acetilene ecc. ma mai sono stati di tale entita’, tutti di gran lunga minori, specie agli immobili e alle pareti degli edifici……… una potenza esplosiva da poter provocare si  ingenti danni non può appartenere che agli attuali, cosidetti, alti esplosivi a base di nitro toluene o per lo meno nitroglicerina. Però se questi fossero contenuti in bombe e simili, dovrebbero rinvenirsi le schegge, ma anche se tale rivestimento metallico, i cosi detti tubi di dinamite, che comunemente possono essere bruciati senza alcun danno. In condizioni speciali esplodono producendo quelli immani disastri noti a tutti e di cui il caso della “cooperativa combattenti di Turi e’ un esempio validissimo. Ed è precisamente di questo parere il mio, che cioè il disastro sia stato cagionato dalla esplosione di tubi di gelatina ad alto potenziale.  

L’Amministrazione Comunale, delibera il costo della perizia di lire 100, da corrispondere al Prof. Tommaso Curatolo, domiciliato a Bari in via Nicolai 66.

Il 22 Febbraio 1921 Raffaele Orlandi scrive al Prefetto di Bari, un’altra emblematica quanto misteriosa relazione, avente in oggetto “relazione commissario Gianni”, il Commissario di Pubblica Sicurezza venuto a Turi unitamente al Tenente dei Carabinieri Reali, per espletare le indagini sull’attentato. Il Sindaco scrive: “nei riguardi di quanto V.S. riferì ieri ad una commissione di cittadini di questo comune, trovo necessario e doveroso di descrivere in modo preciso ed assoluto le false asserzioni del commissario Gianni, relative al mio presunto rifiuto a lui opposto di sottoscrivere un verbale o un documento giustificativo, col quale si fosse preso atto di alcune circostanze da me fatte rilevare al detto funzionario, in merito al disastro della Cooperativa. Sta invece che il predetto Commissario Gianni sin dal primo momento in cui giunse sul posto, si appartò da me con evidente scopo di insinuare una falsa spiegazione del doloroso accaduto, in aperto contrasto del convincimento pubblico e di quanto è stato in seguito accertato dal giudizio di molti. Nessuna spiegazione so darmi che possa giustificare il contegno del Commissario Gianni, il quale evidentemente  ha avuto di mira il conseguimento di un piano prestabilito e determinato.  

A Seguito dell’attentato molte famiglie turesi rimasero senza abitazione, e per risolvere questa improvvisa crisi d’alloggi, il Prefetto di Bari, inviò a Turi un Commissario Prefettizio “per l’emergenza alloggi”, Avv. Mauro Domenico Boccassini, per risolvere tale crisi. La parcella corrisposta sarà di lire 1011.50, come deliberato dalla giunta Comunale il 15 Giugno 1921.

Per quanto riguarda le fumose indagini condotte dagli inquirenti, e i presunti depistaggi, nonostante la determinazione e la tenacia del nostro Sindaco, gli attentatori e i mandanti del vile attentato, rimarranno tutti impuniti.

Il Consiglio Comunale di Turi, in seduta di consiglio, con delibera del 13 Febbraio 1921, con voti unanimi delibera: “…fà voti alle Autorità superiori, perché vogliano ridare tranquillità e pace all’intera cittadinanza, mercè  opera di funzionari più solerti e scrupolosi nell’adempimento del loro dovere”. 

Dopo i primi sconcertanti momenti dall’attentato, si pensa subito alla ricostruzione dell’edificio, per ridare le scuole alla cittadinanza di Turi. Il 13 agosto 1921 la giunta comunale, con Sindaco Raffaele Orlandi, delibera il progetto: “ricostruzione dell’edificio scolastico crollato in parte nel febbraio u.s. a seguito dello scoppio ad alta potenzialità, dovuto al barbarico attentato….”. Inoltre la giunta, delibera  la spesa di lire 171.500, e il contratto di un mutuo “di favore” con la Cassa Depositi e Prestiti dello stesso importo, estinguibili in 50 anni, inoltre si autorizza il Sindaco a rilasciare le relative delegazioni sulla sovrimposta Comunale inerenti i terreni e le abitazioni dei turesi.

La misteriosa e dimenticata storiaccia del “vile attentato terroristico” e la successiva ricostruzione dell’edificio scolastico, sarà contornata da varie dinamiche, e dopo lo studio dei documenti d’archivio da me casualmente scovati in archivio, è emerso un epilogo poco felice a tinte fosche.

È doveroso ricordare che in Italia nel primo semestre del 1921, furono contate circa 726 distruzioni operate dalle squadre fasciste: 17 giornali e tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società mutue,141 sezioni socialiste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche popolari o teatri, 28 sindacati operai,53 circoli operai ricreativi, 1università popolare. Secondo una stima dello storico Salvemini, fra il 1921 e il 1922 i fascisti uccisero circa tremila persone. Dalle nostre parti, a Mola di Bari, nel settembre 1921 durante un comizio, venne assassinato l’On. Giuseppe Di Vagno, parlamentare socialista di Conversano.

 

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