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Riceviamo e pubblichiamo:

di Antonio Vox

In un editoriale si annuncia, in maniera perentoria:

Non ci vuole molto ad afferrare un concetto più chiaro del sole: la burocrazia costituisce la lunga mano dello Stato: più funzioni si affidano allo Stato, più poteri si elargiscono ai burocrati. Ci vuole tanto a capirlo?”.

Sono colpito da un senso di frustrazione: non ho capito! Io non ho capito!

Poi, mi sovviene che sono un liberale; e mi viene in mente che l’uso spasmodico di slogan, il dominio incontrollato di luoghi comuni, la diffusione pandemica di stereotipi offuscano nelle nebbie ogni tentativo di raziocinio: sembra che tutto proceda per la lettura dei titoli, per Twitter, per didascalie, senza dedicare un minuto, ma solo un minuto, alla comprensione.

Ma che sono queste “più funzioni” che si dovrebbero affidare allo Stato? Chi le affiderebbe?

Ma è proprio vero che la mano di uno forte debba essere automaticamente oppressiva?

Da dove viene l’idea assurda che Stato e Burocrazia siano la stessa cosa e viaggino di conserva tanto da dire “Stato forte significa Burocrazia forte” (che nel caso specifico si intende potente e oppressiva)?

È vero, invece, che Burocrazia, in Italia, è la stessa cosa di Oppressione; non fosse altro che per le esperienze che viviamo tutti i giorni.

La corretta domanda è: “dove sta scritto che la Burocrazia deve opprimere e non servire i cittadini?”.

È chiaro che, se la Burocrazia opprime, la comunità soffoca, la economia ristagna, il Paese non si sviluppa.

Al contrario, se la Burocrazia è “al servizio” piuttosto che opprimente, beh! questa è tutta un’altra storia.

Nel primo caso si ha la mortificazione della Libertà; nel secondo la Libertà è esaltata e il Paese prospera.

È questo il paradigma che funziona!

Fin qui, della Burocrazia. Ma tutto questo disquisire di burocrazia cosa c’entra con uno Stato forte? Che rapporto c’è?

Certamente non “Burocrazia forte in uno Stato forte”.

Lo “Stato liberale”, perché di questo si tratta, ha la funzione primaria di creare equilibrio: deve impedire che il forte schiacci il debole, che il potente soffochi chi non lo è: deve essere determinato e forte con i forti e sostegno per i deboli.

Deve garantire a tutti, da forte, l’equilibrio delle libertà.

Infatti, ii forti e i potenti la loro quota di libertà se la prendono; il fatto è che vogliono anche la quota di libertà dei deboli: così si crea squilibrio; con pochi, con tanta libertà d’azione e molti, con fame di libertà.

Ecco, quindi, che si capisce come lo Stato debba essere forte per garantire equilibrio nella comunità.

Il paradigma “Stato forte, Burocrazia oppressiva” non regge affatto: chi lo sostiene non conosce la Storia.

Anzi, è vero proprio il contrario: se la Burocrazia è forte e oppressiva, lo Stato liberale deve intervenire per ristabilire l’equilibrio fra il forte e il debole: deve riequilibrare il rapporto Burocrazia/Cittadino e non può essere che forte per farlo, perché ha a che fare con un Moloch quale è una Burocrazia forte.

La applicazione allo scenario odierno è semplice: lo Stato italiano è debole perché schiavo della Burocrazia del cui potere non riesce a liberarsi.

Quindi più Stato, per un liberale, significa avere la forza di combattere la Burocrazia, associando a questo termine il concetto di oppressione.

Basti aver ascoltato le parole del Presidente del Consiglio che ha dovuto “pregare“ la burocrazia bancaria ad essere più leggera senza, peraltro, avere la capacità (forza) di intervenire nonostante tutte le garanzie statali.

E, infatti, tutti i decreti liquidità sono ancora nei cassetti delle banche, come i mitici € 600,00; senza parlare dell’impossibile iter per la cassa integrazione in deroga, che deve essere anticipata, addirittura, dall’impresa già stremata per il lockdown.

Senza parlare della pletora dei forti quali Banche, Assicurazioni, Posta, Energia, Ipermercati, Telefonia etc. nei cui rapporti il cittadino ha nessun potere contrattuale; niente libero mercato.

Basta sapere che, per aprire una impresa, sono innumerevoli (oltre 70) gli adempimenti richiesti per avviare la produzione, quindi il lavoro; costo suppletivo, perdita di tempo, inaccessibilità alle autorizzazioni se non ci si appoggia ad un costoso consulente.

Le norme e le procedure burocratiche sono addirittura più forti della Costituzione che sancisce il diritto al lavoro; ma non si può cominciare se la Burocrazia non è soddisfatta.

Ma perché lo Stato non interviene? Non è forse schiavo della Burocrazia?

Non interviene, semplicemente, perché esso stesso ha la malattia burocratica.

Ecco, quindi, “più Stato”; ecco, quindi, il vero nemico da abbattere: la Burocrazia dominante sullo Stato stesso.

Il nostro editorialista forse non è un liberale, in un mondo dove tutti si professano tali, a parole, ma non sanno, perché non capiscono, come essere liberali.

 

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