a cura del dott. Massimo Moscato – biologo ambientalista

Una delle sfide più grandi dell’umana stirpe è sempre stata quella di comprendere le origini della vita.

Abbiamo studiato e analizzato i fossili, quando questo è stato possibile, e abbiamo ottenuto dati che ci hanno indicato la nascita della vita a circa 3,5 miliardi di anni fa.

In altri casi, invece, la ricerca è stata più complicata: esistono microrganismi che non possono fossilizzarsi, e quindi non possono darci tracce del loro passato e della loro origine, ma possiamo solo basarci su arcaiche testimonianze di antichi popoli…

Uno di questi microrganismi è il virus, una entità biologica a metà strada tra la vita e la materia senza metabolismo, capire come essi sono fatti è fondamentale per capirne le origini

virus (dal latino veleno) possono essere considerati come degli “zombie”, confinati in una categoria sistematica “grigia”, nel limbo a causa del loro comportamento parassitario; sono infatti definiti come parassiti intracellulari obbligati.

Quando si trovano nell’ambiente esterno sono inerti e privi di attività metabolica, quando invece entrano in una cellula (definita “ospite”) sfruttano le sue strutture per replicarsi.

Infatti questo elemento virale non è in grado di replicarsi, non ha gli strumenti.
E’ costituito con una semplicità estrema… un guscio con dentro il suo codice genetico. Stop.

E quindi sfrutta tutte le particelle “avanzate” di una cellula a suo favore, per lo scopo di moltiplicarsi.

E’ come un ladro senza equipaggiamento, che entra di notte in una ferramenta e usa tutti gli attrezzi che trova a suo tornaconto….

Specificando meglio la loro composizione molecolare: sono composti da acidi nucleici (DNA o RNA) racchiuso da un guscio al cui esterno sono presenti proteine, come “antenne”. Fine.

A livello morfologico il virus puo’ presentare architetture molto diverse che vanno dalla forma sferica alla forma filamentosa, passando per la forma che ricorda una navicella spaziale con zampe.

Arriviamo alle ipotesi sulle loro origini (supposizioni perché non avendo fossili, non è chiaro il modo e il tempo di evoluzione).

Una cosa è certa: trattandosi di organismi parassitari la loro esistenza è legata alla presenza di altre forme di vita.

ESISTE UNA TEORIA REGRESSIVA:

Secondo tale ipotesi i virus non sono sempre stati come li conosciamo oggi ma erano bensì delle cellule che sono andate incontro a un lungo fenomeno regressivo, trasformandosi in organismi completamente dipendenti dalla cellula bersaglio.
A convalidare questa teoria c’è l’esistenza di alcuni batteri parassitari simili a quelli che possono aver dato origine ai virus. Un esempio di questi batteri è il genere 
Rickettsia, causa del ‘tifo’.

ED ESISTE UNA IPOTESI DELL’ORIGINE CELLULARE

I virus invece 
si sarebbero originati grazie ad una “fuga” di materiale genetico.
In pratica è come se tratti di codice genetico (DNA o RNA) sono fuggiti da alcune cellule, dotandosi di una protezione che lo porta all’esterno… libero… ma privo di ogni meccanismo di replicazione.

Anche questa teoria è valida, e ricorda per certi versi la teoria endosimbiontica che vede alcuni organelli presenti nelle nostre cellule (mitocondri) o in cellule vegetali (cloroplasti) come batteri ancestrali che furono fagocitati (mangiati) dagli arcaiche cellule.. e poi finirono per diventare parte di esse.

Da sempre ai virus non si riesce a dare, dunque,  un’origine esatta, ma si connota sempre una provenienza esterna, straniera, a noi distante….

Mi viene da citare Laura Spinney, autrice del libro “1918, l’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo”: I virus non sono parte della Storia, i virus fanno la Storia.

Le conseguenze, sia di breve che di lungo periodo, hanno carattere epocale.

Ricordate cosa successe subito dopo la fine della prima Guerra Mondiale: il pianeta fu messo in ginocchio, per 2 anni, dall’influenza “spagnola” … che seminò oltre cinquanta milioni di morti e cinquecento milioni di contagiati, un terzo della popolazione mondiale: le persone afflitte assumevano un colore violaceo (rievocando il colera) con emorragie nasali e orali. Per la maggior parte le vittime furono giovani maschi adulti con un’età media di 28 anni.

L’onda degli effetti politici e sociali si è trascinata con proiezioni negative fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Causa o concausa, successero avvenimenti di portata storica: niente è stato più come prima!
Ad esempio: in India si lottò per l’indipendenza con la guida del Mahatma Gandhi; in Sudafrica si radicò l’apartheid.

Ma anche movimenti di guerre civili sparse per tutto il pianeta… compresa la pacifica Svizzera che arrivò quasi al culmine della tensione popolare.

Ma la “spagnola” fu anche una pandemia che diede le radici all’istituzione del servizio sanitario universale.

E anche se si chiamava “spagnola”, in realtà, aveva avuto origine in una base militare del Kansas. Quando la guerra terminò, le popolazioni festeggiarono in massa, contribuendo a spargere il virus.

Ma i virus e le malattie infettive, nell’immaginario collettivo è che la malattia viene sempre da un altro luogo… L’origine straniera è quasi un sollievo…
Invece è tutto un gioco mentale d’ombre e di prospettive: sapevate che la “spagnola”, in Spagna era stata chiamata “il soldato napoletano”?
E in Brasile “la tedesca”. In Polonia: “la bolscevica”… e per i persiani semplicemente “l’inglese”.

Le minacce per il genere umano sono state e saranno sempre percepite sempre esterne, esogene… e questa arroganza ne rallenta i meccanismi di difesa prodotti dalle istituzioni.

Citando David Quammen, divulgatore e scrittore scientifico, che ebbe una volta a dire: la stirpe umana deve ricordare che per i microrganismi noi siamo prede perfette: siamo incredibilmente numerosi, in molti casi indifesi (nelle nazioni povere) e troppo spesso arroganti (soprattutto in Occidente).

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dott.ssa Maria Pia Iurlaro

Di dott.ssa Maria Pia Iurlaro

Direttore editoriale Polis Notizie Psicolinguista Coach Counselor - Esperta di Comunicazione www.studioiurlaro.it

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