Chi sono quelli che, nati attorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, ha mai voluto dimenticare la musica della sigla televisiva di Carosello? Crediamo nessuno. Sigla per intenderci che accompagnava 9 milioni di bambini italiani prima della fatidica frase <<andiamo a letto, andiamo a dormire!>> che tutti i genitori ripetevano loro mentre sulla TV di casa scorrevano le immagini in b/n di Topo Gigio, Angelino l’Omino coi baffi (caffettiera Bialetti), Ulisse e l’ombra (caffè Hag), Salomone pirata pacioccone (prodotti dolciari  Fabbri), Calimero (Mira Lanza), Caballero e Carmencita (Caffè Lavazza). Ma poi chiediamoci: chi era colui che aveva reinventato, trascrivendola e strumentandola da par suo, un’antica tarantella napoletana per la sigla televisiva che resta italianamente immortale? Ebbene, egli era un musicista nativo di Torre a Mare in quel di di Bari, Raffaele Gervasio, nato nel 1910, figlio di un noto archeologo. ‘Lelluccio’ inizia i suoi studi musicali nel 1923 al Liceo musicale ‘Piccinni’ allievo di una allora giovanissima Gioconda De Vito (violino), appena ventiquatrenne, poi assurta a glorie internazionali. Gervasio è allievo a Roma di Respighi e lì segue il Corso di avviamento alla Musica per riproduzione (cinematografia, grammofonia, radiofonia) per quella che si chiamerà ‘musica applicata’ lavorando per radio, teatro, cinema e poi televisione e componendo belle sigle cinematografiche o per trasmissioni radiofoniche e televisive (il cinegiornale della Settimana Incom con circa un migliaio di interventi musicali; la sigla del GR2 e per le celebrazioni di ITALIA ’61 gli straordinari Canti che fecero l’Italia).

La sua sembrava una carriera a senso unico sublimata infine da un premio al festival di Cannes del film Carosello napoletano per la regia di Ettore Giannini rappresentato in tutto il mondo, nel 1954, a seguito del grande successo dello spettacolo teatrale, che era stato trasportato sugli schermi dalla Lux Film con protagonisti come Sofia Loren, Giacomo Rondinella e Vittorio Caprioli (maschera d’argento per la colonna sonora). Tutto questo avveniva sino al 1967 quando l’amico Nino Rota lo pilota verso la Cattedra di Composizione al Conservatorio  di Bari e nel 1969 alla Direzione del nuovo Conservatorio ‘Duni’ di Matera; nel 1978 viene infine eletto Accademico di Santa Cecilia. Raffaele Gervasio si spegne a Roma nel 1994.

A grandi linee è dunque stata questa la vita artistica di un significativo protagonista della musica italiana durante quei felici anni che un po’ tutti rimpiangiamo e che furono, e restano tali, per lui medesimo e per i tanti allievi che sono passati dal suo alto magistero, e che non è il caso di dimenticare superando anche le strettoie della sua produzione ‘extra-colta’ e affrontando invece quella ‘colta’ che attende ancora una degna collocazione nell’universo musicale italiano novecentesco. E pensiamo alla vasta sua produzione didattica nonché a due gioielli come la Sonata in la e il mirabile Concerto per violino che vinse un premio internazionale e che sperabilmente (e cocciutamente) noi vorremmo ascoltare al Petruzzelli nella programmazione della Fondazione che, non dimentichiamolo, è pugliese e quindi dovrebbe divulgare anche le musiche delle nostre eccellenze. Su tale linea si è mossa meritoriamente Anna Maria Sallustio docente di pianoforte, animatrice di iniziative culturali come quella che l’ha vista organizzare la interessante serata-ricordo di Gervasio a Bari (salone del Circolo Unione) mercoledi 22, alla presenza partecipata di Corrado Roselli direttore del Conservatorio cittadino; dei maestri Scardicchio e Ventrella compositori e già suoi allievi; della anglista e nipote prof.ssa Angela Cecere e della figlia prediletta Leietta, la quale hanno delineato la parabola esistenziale di cotanto parente e genitore presentando anche il catalogo on-line della sua vastissima produzione che conta ben 700 opere!  

La serata aveva però un suo clou musicale, a tutto tondo, dato dalla esecuzione dell’integrale delle musiche pianistiche di Gervasio, oggetto per altro di un libro-ricordo e di un raffinato cd dovuto all’entusiasmo e alla condivisione artistica del pianista materano m° Vincenzo De Filpo, il quale ha suonato con raffinata e commossa partecipazione alcuni brani di questo ‘nostro’ artista e intellettuale che ancora attende una sua propria, meritevole collocazione tra i più interessanti musicisti d’età moderna. 

(prof. Pierfranco MOLITERNI)

 

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