CON LA MUSICA CLASSICA CRONACHE DI FINE E DI INIZIO ANNO

 

di Pierfranco Moliterni

E’ tempo di bilanci, in tutto e per tutto. E a questo ‘rito’ non deve né può sottrarsi il settore della cosiddetta ‘musica colta’ che trova sempre più affezionati adepti, come è facile intuire, frequentando un po’ gli «eventi» che ci circondano e che ci hanno attraversato in queste ultime settimane del 2019, e che si proiettano nelle prime settimane del nuovo anno, il 2020, anno nuovo e vita nuova…che personalmente ci impegniamo a sintetizzare in musica per i lettori di ‘PolisNotizie’.

Cominciamo con un vero e proprio Avvenimento (con la a maiuscola!) e cioè la riapertura del teatro Comunale Piccinni, a Bari, finalmente restituito alla comunità dopo più di dieci anni di chiusura per lavori interni e di adeguamento alle norme di sicurezza. L’idea di riaprirlo a tutti i cittadini il giorno di S. Nicola, il 6 dicembre, per i baresi volenterosi e desiderosi di ammirarlo dall’interno, la si deve al sindaco De Caro e alla giovane sua assessora, Ines Pierucci, i quali hanno intelligentemente aperto con la musica classica e il jazz come due luoghi dello spirito e della cultura propri del teatro della comunità. Giorno nicolaiano, il 6 dicembre, in cui si celebra in musica il nostro Santo patrono come esattamente si fa a Milano, con Sant’Ambrogio, e la apertura annuale della stagione del teatro alla Scala!

La storia vuole che il ‘Piccinni’ nacque come progetto dell’architetto della Real Casa borbonica, Antonio Niccolini, nel lontano 1836, e venne inaugurato circa vent’anni dopo, nel 1854, dopo le lunghe esitazioni di Ferdinando II di Borbone e della consorte Maria Teresa la quale non volle che si desse il suo regal nome ad un ‘luogo di perdizione’ come al tempo venivano stimati tutti i teatri; così che fortunatamente il teatro venne intitolato a Niccolò Piccinni musicista barese di stampo europeo. Un progetto ambizioso fu dunque il teatro che si ispirò addirittura al San Carlo di Napoli e che ne sintetizzò taluni aspetti architettonici propri del teatro all’italiana: spazio interno tutto adibito a quattro ordini di ‘palchi’ (integrali) con al centro un magniloquente palco reale con tanto di corona (reale) che lo sovrasta per ricordare a tutti l’imperiosità del sovrano di turno.

Il giorno 6 dicembre dunque il ‘nuovo Piccinni’ ha risuonato di musica con la giovane orchestra del Conservatorio (che è anch’esso intitolato a Piccinni) e quindi alla Orchestra Sinfonica Metropolitana diretta emanazione della attuale amministrazione De Caro che continua a preservarla da tutta una serie di problemi su cui converrà ritornare in seguito. Quest’ultima performance musicale di buon livello ha visto suonare la giovane ma molto promettente violinista Maria Serena Salvemini (figlia d’arte e allieva del neo direttore del conservatorio m° Corrado Roselli) che si benissimo è cimentata in un brano famoso e difficile qual è la Introduzione e Rondò Capriccioso di Saint-Saens. Brava anzi bravissima!

Ben altra storia è quella invece legata alle ‘celebrazioni’ memorialistiche dei cinquant’anni delle lotte studentesche iniziate, a Roma, a Valle Giulia, nel 1968. Ebbene, un giovane barese che allora frequentava la facoltà di architettura e che aveva la passione della fotografia, Arturo Cucciolla (ora prof. universitario), ha inaugurato una mostra di sue foto tuttora aperta e visibile, con la dovuta attenzione, non solo ‘nostalgica’ di un tempo che fu, presso la sede del Museo Storico di Bari vicino a piazza Chiurlia, che non poco ci fa riflettere sulla storia politica e sociale de nostro Bel Paese. Alla mostra ‘muta’ e pur sempre affascinante, seguono tre incontri tematici sulle ‘svolte’ prodotte e indotte dall’ormai mitico ’68 nella politica, nella musica, nel cinema e nella cultura; ospiti alcuni ‘superstiti’ di quella stagione nelle persone di Tommaso Fiore, Pasquale Martino, Fabrizio Versienti, Piero Moliteni, Enzo Augusto.

Infine l’anno 2020 della musica sinfonica si è aperto con il primo concerto della orchestra della Fondazione Petruzzelli; programma impegnativo all’ascolto e nella sua realizzazione che vedeva sul podio il m° Bisanti e il violinista Gringolts e il violoncellista Altstaedt con il Doppio concerto di Brahms e il poema sinfonico Also Sprach Zarathustra di Richard Strauss: tanto per intenderci, quello su le cui note iniziali, con colpi di timpani e accordi dei fiati-ottoni inizia il film di Kubrick ‘2001 Odissea nello spazio’ con sequenze inarrivabili. Ed è tutto dire, trattandosi di uno de 10 film-capolavoro di sempre.

Bella esecuzione questa, avvincente, specie nelle mani del violoncellista Altsaedt e della orchestra tutta ben guidata dal m° Bisanti, un altro direttore ‘abbadiano’ anche se con un eccesso di ‘gestualità danzate’ del corpo un po’ fastidiosa. Il nuovo anno sinfonico del Petruzzelli si è aperto dunque con suoni ‘roboanti’, fascinosi, anche se un po’ troppo avanti rispetto al livello medio-basso del pubblico degli abbonati. Forse, in conclusione, noi avremmo preferito che invece della ‘verbosità’ di Così parlò Zarathustra, lo staff artistico dell’ente pubblico avesse preferito il più ’facile’ all’ascolto poema sinfonico Till Eulenspiegel. Ma questa nostra nota (un po’ stonata) apre ad altre future riflessioni, comunque beneauguranti, per la musica di qualità 2020. Ad majora!

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