Il parere dell’avv. penalista Filiberto Palumbo sul tema della prescrizione

 

Abbiamo ascoltato il parere dell’avv penalista Filiberto Palumbo sul tema della prescizione.

” Non dubito che una riforma si imponga, ma è mia opinione che non si può riformare la prescrizione, senza aver prima rideterminati e riformati i tempi del processo; ciò nel puntuale rispetto dell’art.111 della nostra Costituzione.

Il diritto è in continua evoluzione; altrettanto accade per il processo penale, che non è indifferente rispetto alle evoluzioni sociali. Circa venti anni fa, soprattutto gli avvocati penalisti si accorsero che – all’indomani della riforma che consentiva il passaggio dall’inquisitorio all’accusatorio – bisognava creare un’apposita norma costituzionale che favorisse la più rapida definizione del processo; essi pensarono di proporre l’inserimento in Costituzione del principio secondo cui il processo medesimo dovesse svolgersi in tempi ragionevoli.

Gli avvocati penalisti furono accontentati ed ecco il nuovo 111 della Costituzione. Tuttavia, Giuseppe Frigo e noi tutti, che lavoravano sotto la sua preziosa guida, sapevamo che quella epocale riforma sarebbe rimasta lettera morta, senza una complessiva rivisitazione dei Codici, quello sostanziale e quello processuale.
Codice penale e codice di procedura penale dovevano essere e apparire scritti da una stessa mano. Questo dicevamo nei nostri congressi e convegni.
A una maggiore chiarezza della norma penale, doveva corrispondere il puntuale rispetto dei diritti processuali.
Qualcuno di noi sostenne che il giusto processo poteva apparire come una medaglia, laddove una faccia rappresenta la necessità del contraddittorio per la prova, l’altra rappresenta la necessità che il processo sia gestito in tempi ragionevoli.
Fu quello il momento in cui si cominciò a parlare di prescrizione del reato. L’istituto della prescrizione, nato e cresciuto nell’ambito del diritto penale sostanziale, inizio’ a essere sensibilmente condizionato dalle regole del processo, al punto che qualcuno comincio’ a valutare l’idea secondo cui, una volta esercitata l’azione penale, avremmo potuto più efficacemente parlare di preclusione e non più di prescrizione. Di qui la possibile conclusione: finché l’azione penale non viene esercitata, si può correttamente parlare di prescrizione del reato; una volta esercitata l’azione penale, il testimone passa al processo, che deve esaurirsi in tempi ragionevoli. Bene! a questo punto, sorge l’idea della “preclusione”, assolutamente diversa dalla prescrizione perché la prima è destinata a estinguere il processo, se esso non viene gestito e se non si conclude in tempi ragionevoli, la seconda continua nella sua funzione originaria di causa estintiva del processo.

Qui su fermarono i lavori delle Commissioni miste (sostanzialisti e processualisti), pensate da Nordio e Pisapia, volute rispettivamente dai ministri Castelli e Mastella. Io partecipai ad entrambe. Restava solo da individuare un raccordo tra prescrizione e preclusione. Pensammo che la politica avrebbe potuto, nel corso del dibattito parlamentare, individuare una soluzione appagante, tanto nel rispetto dei valori costituzionali.
Io pensai subito a due cerchi concentrici, ma con diversa circonferenza: la più ampia, raffigurante la prescrizione, intesa come necessità imposta dai principi fondamentali della persona, la meno ampia, raffigurante la preclusione processuale imposta dai principi del giusto processo.

E’ importante  riflettere adeguatamente su una riforma che, così come  ipotizzata, finirà per rallentare ancor di più i processi; vi sarà una corsa alla loro definizione in primo grado e poi un rallentamento senza pari.
Sarebbe utile rivedere i tempi del processo; proporre pure modifiche rispettose della nostra Costituzione e poi pensare insieme alla riforma della prescrizione.  E’ importante che il Ministro ascolti le nostre istanze; noi lavoriamo perché siano rispettati i diritti della persona e non certo per interessi personali.”
Filiberto Palumbo

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Redazione

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