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(Pierfranco Moliterni)

Vi sono artisti attorno ai quali lo scorrere del tempo erge muri di (colpevole) dimenticanza celando a tutti, e in specie alle generazioni successive, i loro nomi e la loro opera, tal quanto è avvenuto per un barese, il musicista Nicola De Giosa nato a Bari il 3 maggio del 1819. I cittadini di oggi conoscono e hanno ereditato la rumorosa strada che, a ridosso del teatro Petruzzelli, porta il suo nome forse soltanto per dirci che è esistito ‘un tal’ De Giosa. La sua città natale, Bari, lo ha così ricordato, sino ad oggi, come atto dovuto tal quanto i costruttori del ‘Petruzzelli’ quando, nel 1903, nel foyer del teatro fecero erigere una sua imponente statua la quale campeggia, muta, in quel luogo in cui tutto risuona di musica altrui…

Nicola De Giosa nacque a Bari il 3 Maggio 1819 in una casa del borgo antico a fianco della chiesa di S. Scolastica; vista la talentuosa inclinazione per la musica venne avviato agli studi presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli laddove si segnalò come allievo tra i prediletti di Gaetano Donizetti. De Giosa è stato certamente il maggior musicista barese del XIX secolo e tra i più importanti esponenti della scena musicale napoletana del suo tempo; egli si è dedicato prevalentemente all’opera buffa senza trascurare per questo il melodramma ‘serio’ e il genere ‘popolare’ della romanza da salotto, si distinse inoltre come direttore d’orchestra. Le enciclopedie lo citano per la sua diatriba con Giuseppe Verdi riguardo alla determinazione del diapason;  lo ritroviamo ancora in disputa con Verdi quando il compositor barese, direttore di una Compagnia d’Opera presso il Teatro Nazionale del Cairo, si propose come maestro concertatore per la première dell’Aida nel 1871. Diresse tra l’altro le prime esecuzioni napoletane di Un ballo in maschera, Il profeta di Meyerbeer, Faust di Gounod; nel 1867-68 fu direttore al teatro La Fenice di Venezia; nel marzo del 1873 partì per Buenos Aires, rimanendovi fino al novembre come direttore d’orchestra al teatro Colón; di nuovo a Napoli nel 1875 diresse al teatro Sannazzaro una serie di spettacoli d’opera fra i quali volle inserire una ripresa de Il Turco in Italia di Rossini per dimostrare l’eccellenza dell’opera comica italiana. Nicola De Giosa morì a Bari il 7 Luglio 1885.

La sua città natale deve riscattarsi dalla dimenticanza di un suo degno figlio per altro attaccatissimo alla sua città, come dimostra la volontà di cimentarsi in opere a sfondo storico e della sua volontà di lasciare il proprio patrimonio di musiche e composizioni edite e inedite alla Biblioteca Nazionale di Bari (Fondo ‘De Giosa’ ricco di non meno di un centinaio di suoi lavori). Il 2019 si avvicina, e il 3 Maggio di quell’anno oramai prossimo cadranno i 200 dalla sua nascita! Non possiamo pertanto mancare di celebrare la ricorrenza con una serie di manifestazioni che sono state ideate da un comitato per le celebrazioni degiosiane, e che nasce dall’auspicabile  dialogo con istituzioni pubbliche che dovrebbero condividere il progetto (Comune di Bari, Conservatorio Piccinni, Regione Puglia). Un convegno di studi con la partecipazione di studiosi e di musicologi italiani e stranieri, nonché con una serie di rappresentazioni di alcuni suoi lavori musicali, fanno parte di tale progetto. Il comitato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Nicola De Giosa, è così composto:

Pierfranco Moliterni (musicologo- Università di Bari)

Lorenzo Mattei (musicologo-ricercatore Università di Bari)

Nicola Scardicchio (compositore, docente al Conservatorio di Bari)

Maria Grazia Melucci (bibliotecaria al Conservatorio di Bari)

Roberto Mattoni (producer)

Massimo Gelao (operatore culturale)

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