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di Pierfranco Moliterni

Léo Delibes (1836 – 1891), l’autore della musiche di Coppelia,  influenzò notevolmente compositori quali Čajkovskij, Saint-Saëns e Debussy. Era figlio di un umile postino, studiò composizione al Conservatorio di Parigi allievo di Adolphe Adam, l’autore del celebre balletto Giselle, da cui probabilmente acquisì la padronanza compositiva proprio per le  musiche da balletto. Delibes giunse alla vera fama solo nel 1870 con il successo del balletto Coppélia  il cui titolo si riferisce ad una bambola meccanica e prende spunto da una favola gotica di Hoffmann, Der Sandman (L’uomo della sabbia); egli fu anche capace, in seguito, di scrivere musica per varie opere liriche, l’ultima della quale fu la sontuosa e orientaleggiante Lakmé (1883), un piccolo capolavoro.  Al tempo, per garantire la sopravvivenza del balletto dal disastro della guerra franco-prussiana, i musicisti francesi si concentrarono su nuove forme di teatro-danza  ‘popolare’ con partiture come Coppelia che ha una assoluta grazia melodica e una indiscutibile felicità di invenzione nell’alternare rimandi folcloristici a delicati momenti sentimentali. Per “sostenere” il balletto, pertanto, nel secondo Ottocento furono  commissionate partiture apposite, “di servizio” ma di valore originale, addirittura di spolvero sinfonico come fu per il russo Čajkovskij con balletti immortali quali Lo Schiaccianoci, La bella addormentata, Il lago dei cigni.

Ma chiediamoci. La musica è necessaria alla danza? Musica e danza sono “arti sorelle” eppure, se le si pensano disgiunte, ecco che la musica senza danza vive di vita propria mentre, al contrario, la danza senza musica è impossibile.  Nel   ‘900  un autore innovativo come Igor Stravinsky ha firmato partiture modernissime per la danza moderna a partire dal Sacre du Printemp del 1913 coreografato da Vaslav Nijinsky per i Ballet Russes di Diaghilev; senza per questo dimenticare il barese-futurista Franco Casavola a cui, nel 1919, Diaghilev in persona commissionò la musica di Hop Frog tratta da un racconto di E.A.Poe.

Lo spettacolo presentato a Bari, domenica 17 giugno al teatro Petruzzelli, è stato una piena conferma della giovane e straordinaria compagnìa “D. Cipriani Entertainment” che si avvale della consulenza coreografica di un maestro indiscusso del balletto moderno italiano qual è Amedeo Amodio. Questa edizione di Coppelia salta a piè pari modelli anche illustri (pensiamo al Roland Petit che la presentò nel 1987 per la serie di TeatroDanza al Petruzzelli) e si concentra invece sulla attualizzazione dell’originale di Hoffmann, fermo restando le musiche di Delibes a volte anche reinterpretate ritmicamente, modernamente. Invero una operazione di per sé difficile e di non facile comprensione da parte di un  pubblico non informato. Comunque sia, questa Coppelia continua ad incantarci, fors’anche per la bravura dei suoi ballerini visti all’opera sul palcoscenico barese: da Nataliene di Alex Macario, alla Swanilda bellissima, fine ed elegante come l’albanse Anbeta Toromani, a Coppelius di Umberto De Santis, a Olimpia di Andrea Caleffi… e così via. Quasi ozioso quindi soffermarsi sull’intiero corpo di ballo forte di una ventina di elementi, tutti sempre ‘in palla’ e ben coordinati negli assieme o nei passi solistici. In conclusione, un gran bello spettacolo che chiude splendidamente la 76° stagione della Camerata Musicale Barese.

 

 

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