Il Fegato in Metamedicina è considerato una centrale di trasformazione e depurazione delle emozioni

 

a cura del dott. Enrico Cembran

Il Fegato in Metamedicina è considerato una centrale di trasformazione e depurazione delle emozioni quando e se considerate dannose, fermi restando i suoi significati psicosomatici di organo elaboratore della paura (avere fegato) o della rabbia (essere verdi dalla rabbia).
E’ peraltro, insieme al Pancreas uno degli organi più doveristi e stakanovisti del nostro organismo, lavorando anche mentre dormiamo.
La capacità del fegato di disintossicare i nostri processi emozionali sussegue alla capacità di percepire e valutare il senso di ciò che ci accade, dandogli un valore di tollerabilità ovvero di utilità.
Il fegato infatti, organo veramente prodigioso, in grado di rigenerarsi completamente a partire da frammenti residui piccolissimi, purché sani, si ammala sempre per un eccesso che è costretto a dover trasformare in qualche modo. In questo caso, un eccesso di emozioni che non riesce a depurare. Queste potrebbero essere suscitate dall’esterno, o semplicemente rappresentare uno squilibrio affettivo fra ciò che si vorrebbe fare e ciò che si è in grado di fare, soprattutto nell’ambito degli ideali.
Ma il fegato deve anche fornire energia a tutto l’organismo, in questo caso, sostenere la voglia di vivere e quindi, in campo Metamedico, attraverso la sua malattia, cerca di ridurre l’eccessivo carico emotivo.
Inoltre, nel fegato, si realizza quella trasformazione che porta le proteine di origine animale o vegetale, smembrate in aminoacidi, a diventare proteine umane, creando una maturazione ed evoluzione da regni considerati inferiori, a regni idealmente superiori. Pertanto anche una scarsa tendenza a percepire e rispettare l’ordine evolutivo spirituale.
Nello specifico, in caso di malattia, la propria ricerca interiore dovrà essere indirizzata verso i campi della propria capacità di discernimento, soprattutto nel campo affettivo ed emozionale. Ma anche in senso quantitativo, ossia se ci sono emozioni che normalmente si riesce in qualche modo a filtrare, che in questo momento superano la propria capacità di disintossicazione. Utile la ricerca nel proprio settore relazionale, onde valutare se il proprio desiderio di espansione è supportato dalle proprie capacità di interazione dove si potrebbe tendere ad esagerare, per eccessiva volitività o per mancanza reale di possibilità.
Essendo l’organo cardine del coraggio, le sue malattie potrebbero testimoniare la mancanza assoluta o relativa di fiducia in se stessi o nel prossimo.
Stante la sua caratteristica di organo evolutivo, una doverosa ricerca interiore andrebbe fatta nel campo dei rapporti con l’ordine superiore delle cose, da taluno definito come Divinità, ed in ogni caso con la propria sfera di interazione spirituale.
In Metamedicina, naturalmente, non si negano gli eventi e circostanze che realizzano l’insulto terminale causante la malattia. Dunque è possibile che un’intossicazione alimentare o chimica arrivi proprio nel momento in cui l’organismo, attraverso un eccesso possa manifestare il proprio disagio anche nel campo emozionale o spirituale sopracitato. In questo caso, l’insulto, probabilmente superabile, nel caso specifico, interagendo con un organo già disfunzionale per il sovraccarico tossico emotivo, ceda, rivelando lo squilibrio, definitivamente.

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