di Francesco Di Bello

Quando si è incapaci di sentirsi forti da soli, si diventa criminali in branco

Il tempo dei cavalieri solitari ed erranti è lontano, oggi si capisce meglio perchè li chiamavano eroi: in solitudine compivano i loro difficili e intricati percorsi, alla ricerca della verità, della giustizia, in cerca di risposte assolute che chiamavano Graal. Erano percorsi affascinanti, degni di essere raccontati e tramandati, c’era in quegli uomini la determinazione del singolo, la caparbietà di credere nella nobiltà d’animo nelle loro gesta cavalleresche anelanti alla difesa dei più deboli dai soprusi dei più forti: così, allora, valeva la pena viverla la vita.
Ma oggi, forse a causa del globale delirio psichico di massa, dovuto senza dubbio anche alla troppa visibilità data dai social ai molti pessimi e ai troppi psicolabili pericolosi, ci ritroviamo ad avere sempre più spesso a che fare con situazioni assolutamente opposte. Volendo in una rapida analisi sociale, non escludere il fatto che la violenza cieca è diventata una sorta di filo conduttore nella vita di molte persone, possiamo facilmente renderci conto, che essa (la violenza) è l’unica cosa che ci accompagna costantemente per tutta la vita. Nei video giochi, ad esempio, si uccide il nemico, bambini e ragazzini ci passano giornate intere a “uccidere i nemici cattivi” dinanzi ai loro monitors, la televisione straripa di film, telefilm, cartoons nei quali a raffica, ininterrottamente ci sono nemici reali o virtuali da uccidere, uccidere, uccidere: è un fottuto messaggio subliminale. Vivere diventa sinonimo di repressione psicologica e fisica del prossimo, se non uccidi sei un debole, sarai schiacciato, se non hai il coraggio di massacrare, in qualunque modo, chi ti ha fatto un torto o presunto tale, sei un fesso. Allora i nemici finiscono con l’essere dovunque e, quando scarseggiano, bisogna in fretta inventarsene dei nuovi, affinchè non si affievolisca lo spirito di emulazione nei confronti dei “modelli vincenti” proposti dalla nostra società. Si cresce in un latente stato di violenza che rischia di scoppiare da un momento all’altro, in una fantasmagoria sociale e perversa di miti negativi e criminali trasformati in modelli, anche dagli scrittori che dicono di combattere violenza e malavita e poi con le loro storie di criminalità, che creano i suddetti modelli, fanno soldi a palate: intanto uccisioni, massacri, violenze.
Internet, tra l’altro, sta facilitando molto le relazioni sociali, sopratutto tra le teste di cazzo che hanno il talento di riconoscersi facilmente tra loro: basta un taglio di capelli alla Savastano e si è già “gang”. Così adesso un deficiente, un potenziale criminale ha la possibilità di trovare più facilmente i propri simili e così si crea “il branco” nel virtuale e nel reale. Finalmente, all’interno del gruppo, ci si sente eroi nell’infierire contro i più deboli, ci si sente appagati e pericolosi quando in branco, vigliaccamente forti del numero, si infierisce contro chi è più debole o contro uno solo, per dimostrare al surrogato di un mondo infetto la propria superiorità, per sentirsi finalmente e meschinamente vivi sulla morte di un povero ragazzo massacrato, ucciso, proprio come nei film e nei videogames; per loro in fondo è tutto normale perchè sono scene viste e riviste da sempre, dovunque.
Non c’è più alcun limite alla follia, all’idiozia pericolosa e, nel suo essere amplificata a dismisura dalla rete e dagli organi di informazione, questa violenza cieca ed insensata finisce con l’assomigliare molto ad un morbo maledetto e contagioso che crea quotidianamente nuovi ammorbati. C’è un forte sentimento di impotenza nella gente per bene che si trova ad ascoltare notizie di questo genere; c’è un’ignavia senza fine nel sistema politico che intenderebbe governarci e che si è posto ormai al di fuori di ogni problema reale della società. Il solitario cavaliere errante esclamerebbe “Signore! Il male ha instaurato il suo regno su questa terra.”
Nel contesto di questo fatto specifico, di questo folle massacro per futili motivi che ha tanto colpito l’opinione pubblica, c’è di tutto, tutto il peggio, omertà compresa. Quelli sono mostri, purtroppo e in ogni caso partoriti dal nostro sistema, diventato incomprensibile e alienante oltre ogni immaginazione, fuori da ogni controllo. Giunti a questo punto si finisce con il pensare, con il capire che risulta assolutamente inutile l’elargizione della libertà ai barbari nello stesso modo in cui Cristo disse “non date le perle in pasto ai porci”. In ogni caso, sempre più spesso, per comodità(?) si confonde la libertà in generale con il non controllo, la libertà di espresione con la distruttiva capacità di offendere, insultare, diffamare, la capacità individuale con la possibilità di poter nuocere al prossimo. La troppa libertà fa male nello stesso modo in cui è deleteria l’assoluta mancanza di essa. Controllo e prevenzione, repressione e solo quando è possibile, recupero. Si, le cose stanno andando decisamente al rovescio, ma in tutto ciò qualcuno ci guadagna?

Foto : web

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Francesco Di Bello

Di Francesco Di Bello

Francesco Di Bello – Redattore freelance, scrittore , ricercatore, artista.

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