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Maria Pia Iurlaro
Avvocato penalista e Presidente di Nuova Democrazia Cristiana Europea

In merito al Referendum Costituzionale del 4 dicembre abbiamo intervistato il prof.avv. Filiberto Palumbo , avvocato penalista e
presidente di Nuova Democrazia Cristiana Europea.
Ndce e il referendum , qual è la posizione di questa nuova realtà politica?
La nuova formazione politica da me rappresentata non prende posizione in ordine al referendum confermativo del 4 dicembre.
Abbiamo democraticamente preferito contribuire all’informazione dei cittadini, lasciando loro la piena libertà di esprimere nelle urne
una scelta consapevole.
Quali possibili soluzioni sono prevedibili?
Se vincerà il “si” forse avremo un parlamento più veloce nel legiferare, ma anche più esposto al rischio di sbagliare. Il senato esprime un
notevole contributo di garanzia nella formazione della legge. Se vince il “no”, avremo comunque discusso costruttivamente di temi di
assoluta importanza; avremo anche messo a nudo i limiti che la nostra Costituzione oggi incontra per via dei notevoli cambiamenti
sociali che hanno interessato la nazione; avremo anche raggiunto il non trascurabile obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su
temi che impongono opportune ri􀀽essioni. In tal caso, la nostra Costituzione, come pensata nel 48, continuerà a essere la nostra guida,
utilizzando la quale, l’Italia ha raggiunto notevoli obiettivi in Europa e nel mondo, assicurando il rispetto delle libertà e la tutela delle
garanzie.
Lei, da avvocato penalista, cosa pensa della materia sottoposta al referendum?
Penso che la Costituzione non debba costituire un “patto” immodi􀀿cabile. Lo stesso art.138 prevede le modalità di revisione
costituzionale. Per come è fatta, quella norma prevede che, per modi􀀿care la Costituzione, bisogna poter contare sul voto di una
maggioranza quali􀀿cata; altrimenti l’ultima parola spetta al popolo, che si esprime appunto attraverso il referendum c.d. confermativo.
Si, ogni riforma costituzionale deve essere il più possibile condivisa, proprio perché la Costituzione deve poter continuare ad essere la
guida per tutti i cittadini; e ciò indipendentemente dalla loro condizione sociale e delle loro convinzioni politiche. Penso che anche
alcune modi􀀿che, per quanto non siano espressione di una maggioranza politica, quali􀀿cata nei termini numerici voluti dall’art.138,
siano opportune e del tutto legittime. La riforma del titolo V della Costituzione , ad esempio, mi sembra auspicabile. La previsione di
competenze concorrenti tra Stato e Regioni ha sempre creato problemi. L’ eliminazione della possibilità di legiferare nella stessa
materia mi sembra coerente con il sistema: sarebbe più corretto distinguere tra competenze esclusive dello Stato e competenze
esclusive delle regioni.
Altrettanto non posso dire con riferimento alla trasformazione del Senato. Non risolve, infatti, il problema della velocizzazione del
sistema legislativo; non elimina i costi dell’istituzione; li limita, ma solo in minima parte. A questo insigni􀀿cante vantaggio, si
contrappone il danno, costituito dall’allontanamento ulteriore del cittadino dalle istituzioni; ciò dal momento che esso viene privato
della sua originaria prerogativa di concorrere all’elezione dei senatori, laddove, secondo la vigente Costituzione, i membri del
Parlamento devono essere eletti dal Popolo e non dai consigli regionali.
E da politico cosa pensa?
Da avvocato, occasionalmente prestato alla politica, penso che la pluralità dei quesiti, contenuti in una stessa domanda, 􀀿nisca per
limitare la libertà di voto . Che possibilità mi è data di votare se sono favorevole alla modi􀀿ca del titolo V e contrario alla
trasformazione del Senato?
Nessuna. Ed allora ragionevolezza mi impone di optare per la soluzione del “no”, nella convinzione che ci sarà tempo per modi􀀿care il
titolo V.

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