….e consoliamoci un po’ con la storia romana. E con la ‘musica colta’ dei giovani.

(prof. Pierfranco MOLITERNI)

Per uno strano scherzo del destino, in questi giorni di forzato e forzoso esilio volontario tra le mura di casa, causa i ben noti timori ‘polmonari-influenzali’, ognuno di noi si arrabatta come può e come sa: o appiccicato da mane a sera davanti alle tv nazionali e a Sky; o leggendo libri dimenticati nel muto serbatoio degli scaffali della libreria di casa. Tutti noi alla ricerca di un interesse sopìto negli anni eppure indistruttibile come solo può essere un libro che sta lì e che magari è stato lì per tanti anni, guardandoci silente eppure minaccioso perché ci ricorda quanto ancora dobbiamo imparare da lui, da quel libro e dalle sue martoriare pagine.

È questo il caso personale legato ad un volume di Storia romana (Levi-Meloni, Storia romana dagli Etruschi a Teodosio, Cisalpino ed., 1967) zeppo di nostri appunti a matita, a margine; un volume che avevamo adottato, noi studenti di Lettere nell’anno acc. 1967-68 su imposizione del nostro prof. di Storia romana e di Epigrafia greca, un tal Luigi Moretti (1922-1991) docente che per noi era già allora un mito grazie alla sua straordinaria preparazione, amabilità e valore didattico ma che sarebbe diventato, non solo per noi suoi ex studenti universitari, ben altro ‘mito’ in quanto padre di un certo qual famoso regista italiano: Nanni Moretti.

Tutto questo è avvenuto perché appunto, in questi nostri lunghi pomeriggi ‘stravaccati’ sul divano di casa (posizione crediamo amata da molti italioti) ci siamo re-imbattuti in lui, in Moretti pater, perché abbiamo letto un romanzo moderno che parla di quel che egli ci insegnava, e cioè di guerre puniche, di Annibale, di Capua, di Asdrubale, di Canne e di Monte Sannace e di Turi, l’antica città magno greca e peuceta di Thuriae. La moderna Turi che fa da sfondo al recentissimo romanzo di Vito A. Loprieno Come gli Dei (Radici Future ed., 2020) in vicende storiche che il racconto dell’autore ben inquadra per scrivere del Monte Sannace, di re Onnis e dei figli Aresio e Evandro, ma in una vicenda romanzata che affonda i suoi documentati nessi storici in Levi-Meloni e in Luigi Moretti per noi ancor oggi mémori di indimenticabili lezioni accademiche.

Tutto questo baillame storico-romanzesco e cutturale (come dicono i miei nipoti adolescenti) si va poi ad incastrare con un altro ‘passatempo’ legato alla musica, alla musica facta e non a quella ficta (falsa) e cioè alle defatiganti prove d‘assieme che il giovane, preparato ed entusiasta direttore m° Marco Grasso ha messo in campo per lanciare la orchestra ‘mista’ di proff. e di studenti universitari che ha nome ‘Athenaeum’. Una orchestra composta da alcuni docenti ma da molti allievi del Conservatorio di Bari e contemporaneamente, essi, studenti delle facoltà di Medicina, Chimica, Fisica, Lettere, Scienze della Formazione, Lingue e lett. straniere, Ingegneria, Informatica: tutti insieme, appassionatamente, a leggere, provare, studiare, e poi ancora provare a sezioni e in ‘assieme’ per suonare brani di Nino Rota, L. van Beethoven, Maurice Ravel e Astor Piazzolla. Tutti insieme caldamente avvinti nella comune passione per la Grande Musica.

Ma sino a pochi giorni fa… quando le lunghe prove sono state interrotte da quell’invisibile ma pericoloso nemico che stiamo imparando a conoscere, ahinoi! E allora, in conclusione, per tenere assieme l’inclito e il colto, la milonga e la sinfonia beethoveniana, non ci resta che tornare all’indietro, ma molto indietro, e parafrasare tutti insieme una celeberrima frase di Catone l’Uticense, e dire con lui non Carthago delenda est, ma Coronaro delenda est!          

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