LA BANDA MUSICALE. UNA BELLA TRADIZIONE POPOLARE della Terra di Bari.

Si perde nella notte dei tempi la storia della banda, una storia che ha dello ‘straordinario’, e cioè fuori dell’ordinario, in quanto la banda musicale, in Italia meridionale, si va formando dai primi anni dell’Ottocento e ben presto diventa un prodigioso strumento di divulgazione artistica. E’ altresì scontato che quella funzione fu legata a territori poveri e privi di strutture teatrali (teatri stabili) con una vocazione di vera e propria supplenza rispetto alla povertà di istituti culturali e musicali rilevanti, e quindi la banda diventò una specie di biblioteca sonora ambulante che si muoveva di paese in paese, di città in città, mostrando a tutti i cittadini la storia della musica sia di qualità con le trascrizioni di opere liriche, sia di ambito popolare con la letteratura delle ‘marce’. Termine questo, marcia, che ci porta diritti alla sua primigenia origine: l’esercito. Fu infatti già nel 1736 che il primo re della Napoli Borbonica, Carlo, comprese il suo valore inserendo nei corpi reggimentali dell’esercito borbonico nuclei di suonatori stabili e organizzati. Si passò via via ai musicisti sino a quelli di Terra di Bari i quali, nel primo ‘800, furono persino erano affiliati alla carboneria. Essi erano per lo più artigiani in grado di suonare strumenti a fiato che ‘imitavano’ le voci sopranili, tenorili o baritonali dei cantanti d’opera (flicorno, flicornino, bombardino, trombone a tiro), si radunavano in appositi organismi bandistici da cui poi nacquero le bande musicali della età moderna di primo ‘900, quelle che ancora oggi ci allietano in alcune piazze paesane (cittadine) dell’entroterra barese e che ad esse danno il loro nome identificativo: Bari, Casamassima, Fasano, Turi, Monopoli, Conversano, Locorotondo, Barletta, Terlizzi, Corato, Altamura, Gravina, Santeramo, Acquaviva delle Fonti e infine Molfetta.

E proprio questa ancor oggi ridente cittadina in riva al mare, Molfetta, è diventata famosa per aver dato formazione di base al famoso maestro Muti nonché ad altri musicisti ‘colti’ locali (don Pappagallo maestro di coro e docente al Conservatorio di Bari, e a suo fratello, l’organista e violista Mauro), ma anche per aver avuto, da sempre, una propria banda musicale in grado di gareggiare con le altre compagini musical/popolari di Terra di Bari, se non proprio pugliesi, altrettanto famose, come quelle di Squinzano, Massafra, Mottola, Carovigno, Lecce.

Ma la banda di Molfetta deve storicamente la sua notorietà soprattutto al m° Angelo Inglese che molto la implementò sino a portarla ai massimi livelli esecutivi per una siffatta formazione musicale e sin dai primi anni Quaranta fino agli anni Ottanta del secolo scorso, attraverso un itinerario personale di vita e di artista che oggi è stato ricostruito da un bel libro Si chiamerà Angelo! (ed. Sillabe, 2018) ricco di foto e di testimonianze storiche che si devono a suo nipote, omonimo, anch’egli musicista in quanto compositore e direttore d’orchestra, il quale ha preso su di sé, in carico, il nobile proposito di rilanciare in chiave moderna e critica la funzione genuinamente cultural/popolare, alla Gramsci tanto per intenderci, della banda musicale ‘da giro’, come essa a lungo si chiamò. Apprendiamo così che l’itinerario esistenziale di Angelo Inglese sr. fu molto articolato lungo anni e anni da animatore/direttore della banda cittadina per cui compose anche alcune marce sinfoniche (Homenaje a Valencia, Terra nostra, Molfetta in festa) e le famose marce funebri che da sempre fanno da cornice sonora alla Settimana Santa e che nello stesso loro titolo richiamano quel clima fideistico e insieme liturgico schiettamente popolare e insieme spettacolare (Doloroso addio!, Mestizia, Triste tramonto). Anni di stimabile attività la sua, tanto da portarlo in Venezuela, a metà degli anni Cinquanta, nella cittadina di Valencia dove si impose per la sua musicalità e attaccamento al lavoro come maestro della Banda Marcial del Colegio de Lourdes, nel libro testimoniato da uno scritto commemorativo a firma di Alecia Castillo Henriquez, la quale richiama appunto la ‘mission’ del molfettese Angelo con un termine che non ammette repliche e che la dice tutta sulla funzione civile e la storia personale di questo nostro musicista pugliese, pugliese di Terra di Bari: Maestro del milagro musical.   

(prof. Pierfranco Moliterni)

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