ALDA MERINI, “L’EROINA DEL CAOS”

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Daniela Gerundo

Numerose le manifestazioni organizzate a Milano, città di nascita della “poetessa dei Navigli”, nel decennale dalla sua morte, per restituirle la dignità e la rilevanza che si addice ad una delle più grandi poetesse italiane (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009). Reading musicali, mostre fotografiche, presentazioni di biografie, tra cui quella scritta dalla figlia Emanuela Carniti, fino all’intitolazione di uno dei ponti dei Navigli voluta dal Comune di Milano sono solo alcuni degli eventi organizzati nei mesi di ottobre e novembre ed ancora in corso di svolgimento. Molti gli incontri curati da persone che le sono state accanto nel corso della sua travagliata esistenza, come il fotografo Giuliano Grittini e l’editore Alberto Casiraghy, ma anche da chi ha voluto omaggiarla scrivendo di lei senza averla conosciuta personalmente, come la scrittrice Ornella Spagnulo e Annarita Briganti giornalista culturale per “Repubblica”. “L’eroina del caos” è il titolo della biografia scritta dalla Briganti che ha sentito l’esigenza di “riordinare” la vita di Alda ricostruita attraverso le testimonianze degli amici; una vita importante di cui il manicomio è solo una delle avversità che ne hanno punteggiato il percorso; una vita oltraggiata dal binomio del suo nome con la follia impedendo di riconoscere da subito in lei una delle voci più intense e dirompenti del Novecento.

<<La Merini chi? Quella che è stata in manicomio?>> No, la “poeta”! Perché così amava definirsi Alda Merini, donna ribelle, estrosa, anticonformista; dotata di empatica sensibilità e vivace intelligenza: un esempio di libertà e forza, non solo follia!

<<Non sono una donna addomesticabile>> diceva di sé, ma <<non è la matta della porta accanto>> puntualizza la scrittrice Annarita Briganti

Ne è nata una biografia completa, ricca di dettagli, che ce la restituisce in tutte le sfaccettature della sua complessa personalità. Di notevole rilevanza le testimonianze inedite di Giuliano Grittini, fotografo personale della Merini, del cantautore Giovanni Nuti e di Barbara Carniti, una delle quattro figlie nate dal primo dei due matrimoni della “poetessa dei Navigli”.

Il libro è stato presentato venerdì 1 novembre nella Casa Museo Boschi Di Stefano, a Milano, nell’ambito degli eventi organizzati in occasione del decennale dalla scomparsa di Alda Merini. Erano presenti l’editore Alberto Casiraghy, il curatore della mostra Andrea Tomasetig, la Dott.ssa Maria Fratelli direttrice dell’elegante museo che ha ospitato l’evento, e la stessa autrice, che ha scelto di vestirsi di rosso per ricordarla con gioia, così come ha promesso alle figlie della Merini, per contrastare attraverso la vivacità del colore la sofferenza con cui la “poeta”, la “donna”, la “madre” ha dovuto convivere quotidianamente.

<<Oggi si parla molto di “resilienza”: è un termine inflazionato>> commenta la Briganti ricordando come la Merini abbia tratto forza dalle avversità a differenza dei tanti che si arrendono alle prime sconfitte.

Una forza sostenuta anche dal fervore religioso che non l’ha mai abbandonata nel corso del tempo. E non è un caso che l’epilogo della biografia sia stato dall’autrice affidato alle parole di S.E. Monsignor Gianfranco Ravasi, consigliere spirituale della Merini, che l’ha sempre sostenuta attraverso un costante e paziente ascolto e che, per testimoniare il reciproco sentimento d’amicizia, aveva scritto le prefazioni a tre suoi poemetti di forte intensità spirituale. Poesia “orfica” viene definita quella di Alda, per la sua capacità di concretizzare l’ispirazione senza i filtri della scrittura e della correzione, ma solo veicolando attraverso la voce il magma incandescente che sgorgava dalla sua anima tormentata e sempre assetata di amore.

<<L’amore bisogna cavarselo come un occhio>> perché se fosse facile lo troverebbero tutti. Alda non l’ha mai trovato l’Amore, sin da bambina quando non si sentiva abbastanza amata da genitori severi e poco espansivi; non l’ha trovato negli uomini che le sono stati accanto, non l’ha riconosciuto nel secondo marito, il Dottor Michele Pierri, medico tarantino che, nonostante la grande differenza anagrafica, volle sposarla anche per garantirle stabilità affettiva ed un sicuro sostentamento economico.

Ma lei, l’eroina del caos, non ha mai perso la capacità d’innamorarsi, di credere nell’energia vitale dell’amore, di avere fiducia e di rimettersi in gioco ogni volta, con l’entusiasmo di una bambina e la passione di una donna, senza il timore di mostrare i segni che la vita lasciava sul suo corpo e sulla sua anima, offesa dalla malattia e dalle maldicenze.

L’insegnamento più grande che Alda Merini ha lasciato è nel riconoscimento del valore della libertà: libertà di essere, di esistere, di mostrarsi, di svelarsi, di amare al di là di ogni ipocrita convenzione.

<<Basta col conformismo. Gli eccentrici sono degli angeli!>> le parole con le quali Annarita Briganti chiuso la serata, dopo aver invitato il numeroso pubblico presente a leggere e rileggere gli scritti di Alda Merini, perché è il modo più efficace per consegnare uno scrittore all’eternità. L’auspicio comune è di restituire ad una delle più grandi poetesse italiane, il posto che si merita, non soltanto nelle librerie dove ancora oggi non è sempre presente la corposa produzione della poetessa, ma anche nella memoria comune attraverso giornate di studio, seminari, convegni; tramite reading musicali o pieces teatrali; attraverso l’intitolazione di strade, parchi letterari, biblioteche a livello nazionale, perché, come ha sentenziato Barbara Carniti al termine della sua testimonianza <<Alda Merini dev’essere di tutti>> .

 

 

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