L’ARATURA: UN RITO PRIMORDIALE DI FECONDITA’

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Stefano de Carolis

L’aratura è una antichissima tecnica della lavorazione del terreno, che mira a creare un ambiente fisico ottimale per ospitare sementi e piante. Un tempo era eseguita con l’aratro in legno dotato di un pezzo appuntito, che praticava un solco senza il ribaltamento della terra, limitandosi solo a rompere lo strato superficiale del suolo.

Con il passare dei secoli, grazie alla scoperta del “versoio” o “orecchio”, si comprese l’importanza della nuova tecnica del rivoltamento della zolla di terra, e questo divenne un elemento fondamentale dell’aratro stesso.

L’arte e la pratica di coltivare la “madre terra”, da sempre, ha lo scopo di ottenere prodotti utili all’alimentazione dell’uomo, degli animali e per la coltivazione di tutte quelle materie prime indispensabili per le numerose industrie.

L’invenzione dell’aratro che giunge sino a noi con le varie evoluzioni tecniche, è antichissima, e rappresenta a sua volta l’evoluzione di quel pezzo di legno che penetrava la terra, prima della semina, un rito ancestrale di fecondità.

L’aratro poteva essere tirato dai buoi, dalle vacche, dai cavalli, dai muli o anche a trazione umana.

Già nel I° sec. d.c. Plinio il Vecchio, in una sua pubblicazione, indicava aratri con le differenti tipologie e i vari dettagli tecnici. Basti ricordare che l’antica città di Roma, secondo la leggenda di Romolo e Remo, venne fondata dopo aver tracciato un solco con l’aratro, solco che segnava e delimitava i confini.

L’utilizzo degli animali da tiro con il passare dei secoli ha accelerato notevolmente il ritmo e la qualità del lavoro nei campi, liberando per altri lavori, un consistente numero di persone che si dedicavano esclusivamente ai lavori nei campi.

Nel tempo più vicino a noi, lo sviluppo del trattore agricolo ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione dei metodi usati in agricoltura, apportando un notevole miglioramento della produzione dei prodotti della terra. Una migliore produttività in agricoltura, è una questione che riguarda tutta l’umanità.

Tuttavia i miglioramenti tecnici della progettazione delle trattrici agricole ed il successo commerciale raggiunto nel periodo precedente la prima guerra mondiale aumentarono le ostilità tra i fabbricanti di macchine a vapore e gli allevatori di cavalli da tiro, che poco digerivano l’avanzare di queste nuove tecnologie.

Nel 1890, in particolare negli USA, l’energia a vapore faceva il suo ingresso in agricoltura. L’aratura praticata negli inizi del 900 aveva lo svantaggio di avere trattori troppo pesanti con un eccesivo consumo di acqua e combustibile.

La costruzione di macchine a vapore più leggere ed efficienti, dotate di caldaie a tubi ad alta pressione, arrivò troppo tardi per essere usata in agricoltura.

Nel 1911 nasce la prima trattrice agricola italiana, opera dell’Ing. Ugo Pavesi. Negli anni ‘20 un trattore “Pavesi” costava circa 40.000 lire.

L’industria trattoristica italiana ebbe fra la prima e seconda guerra mondiale, una forte espansione, soprattutto per soddisfare le maggiori richieste degli agricoltori italiani. Tra le numerose ditte costruttrici vanno ricordati una serie di costruttori: Deganello (ad olio pesante), Bubba, Cassiani, Orsi, OM, Fiat, Tolotti, Pavesi, Motomeccanica, e Giovanni Landini di Fabbrico. Trattori che per la loro semplicità, robustezza e affidabilità si rivelarono particolarmente adatti a molte zone agricole italiane.

In breve tempo, l’attività agricola in Europa, negli USA, Canada e Australia, divenne di tipo industriale. Nel 1913 nella sua officina di Fabbrico (RE), il lungimirante Giovanni Landini, meccanico, realizza il primo “locomobile Landini”, nato dall’approccio ad un motore a testa calda Bolinder, molto resistente all’umidità in quanto usato sui pescherecci che navigavano su fiumi e  i laghi. Nel 1927 ad un costo nettamente inferiore ad altri, con 27.000 lire si poteva comprare un trattore “testa calda” “Landini L 30”, 25/30 HP. Motore monocilindrico a due tempi, con regolatore assiale invertibile, oggi ne sono rimasti 8-10 esemplari.

Nel 1932 entra in produzione il Landini mod.40 HP, con raffreddamento ad evaporazione, trattore rivolto alle grandi aziende terriere. Nel 1934 è la volta del “SuperLandini”, con i suoi 45/50 Cv, è il trattore più potente dell’epoca. Nel 1935 viene prodotto il “Landini Velite”, 28 Cv costruito in quattro serie. Della prima serie ne sono stati costruiti solo una decina, si distingue dall’iniettore a rubinetto.

I cultori della storia e della conservazione dei trattori agricoli sono migliaia sparsi in tutto il mondo. Questi autentici cimeli oggi vengono esposti nelle tante mostre e parate, nelle rievocazioni storiche, e hanno lo scopo di far conoscere al pubblico la storia della nostra civiltà contadina e quella della meccanizzazione agricola.

Sono pezzi di storia che appassionano non solo i collezionisti e agricoltori per il ricordo di attrezzi usati un tempo, ma rievocano momenti di vita e rendono felici persone che vengono dalla città desiderosi di trascorrere qualche ora in un ambiente a loro completamente estraneo.

Restaurare un vecchio trattore arrugginito che era stato abbandonato da molti anni e riportarlo a nuova vita, richiede molto tempo, molta pazienza e soprattutto molto denaro.

Lo scorso 3 novembre, nelle campagne di Turi, in una mite e assolata giornata d’autunno, si è svolto un evento all’insegna della amicizia, della natura, e antichi trattori.  Attori principali dell’evento 6 splendidi esemplari di trattori Landini a “testa calda” prodotti tra il 1935-1958.  Tutti rigorosamente restaurati e funzionanti come orologi svizzeri, gioielli di proprietà di un attento e appassionato collezionista turese. Cornice della giornata una splendida e antica masseria settecentesca e la partecipazione di tanti amici arrivati da tutta la provincia. Dulcis in fundo, la giornata si è conclusa con un appetitoso e profumato convivio, servito nella corte della masseria e offerto dai padroni di casa. Deliziose e profumate leccornie preparate con maestria dal giovane Chef Giovanni Carenza, titolare di “Papille Gustative”.

Prima di dare inizio alla degustazione si svolta la rievocazione storica dell’antica aratura eseguita con un antico aratro “monovomere” trainato da uno dei trattori Landini. Molto suggestiva la scena dell’aratura, ma altrettanto straordinaria l’aria che si respirava intorno ad essa, con gli inebrianti profumi che si sprigionavano dal terreno appena arato. Una bella sensazione vedere il vomere dell’aratro sprofondare nella terra e aprire il solco che alzava e rovesciava le dolci zolle.

 

 

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