Le fotografie di The Red Road Project sui Nativi Americani sono anche all’American History Museum NY

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Museo del Paesaggio di Verbania

“The Red Road Project” 
Villa Giulia – Corso Zanitello, Verbania-Pallanza.

Un viaggio fotografico di Carlotta Cardana e Danielle SeeWalker tra i Nativi Americani del ventunesimo secolo.
Fino al 29 settembre – Villa Giulia (Verbania Pallanza)

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C’è tempo fino al 29 settembre per ammirare presso gli spazi di Villa Giulia a Verbania Pallanza “The Red Road Project”, un progetto della fotografa Carlotta Cardana e dell’artista Lakota Danielle SeeWalker, organizzato dal Museo del Paesaggio di Verbania.

La mostra, curata e prodotta da Fonderia 20.9 di Verona, mette al centro il rapporto tra identità della comunità, cultura e paesaggio, nello specifico con una rilettura del complesso legame odierno dei nativi d’America con la loro terra e la cultura tradizionale. Circa 70 opere, tra immagini d’archivio e fotografie realizzate appositamente per il progetto, esplorano e documentano, in un viaggio tra diversi stati USA, il rapporto tra la cultura tradizionale dei Nativi Americani e l’identità delle popolazioni tribali di oggi, senza trascurare i temi ambientali e la relazione con la Madre Terra.

THE RED ROAD PROJECT A NEW YORK
Tre scatti di The Red Road Project, sono stati selezionati dall’American Museum of History di New York in occasione di “Adressing the statue“, una mostra per raccontare l’ideazione e realizzazione della statua equestre di Roosevelt, posta all’ingresso del Museo.
I tre ritratti (due presenti anche nell’esposizione di Villa Giulia) servono per offrire una rappresentazione accurata dei Nativi Americani al giorno d’oggi, contrapposta alla raffigurazione problematica del Nativo Americano ritratto nella statua equestre.

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TheRedRoadProject_JulianElijah – In esposizione anche a NY

Julian è un genitore unico che lavora al casinò della riserva di Standing Rock. Poco dopo la nascita di suo figlio Elijah, la madre li ha abbandonati entrambi. I capelli lunghi per i Nativi Americani sono tradizionalmente legati alla Madre Terra e alla natura, quindi hanno un valore simbolico molto importante. Julian non ha mai tagliato i capelli a suo figlio e dice che Eliijah non potrà farlo fino a quando non avrà compiuto 13 anni.

IL PROGETTO DI RICERCA ARTISTICA
Costituendo appena l’1% della popolazione americana totale, i nativi americani vivono spesso ai margini e la loro voce non viene ascoltata. Hanno subito, e subiscono tuttora, una sorta di segregazione forzata occupando gli ultimi posti della società americana secondo tutti gli indicatori, dal tasso di disoccupazione dell’88 per cento, alla seconda più bassa aspettativa di vita al mondo. Non è azzardato affermare che le riserve indiane siano “isole di Terzo mondo” all’interno della più grande potenza economica mondiale. Tossicodipendenza, alcolismo, abusi sessuali, povertà, criminalità e i più alti tassi di suicidio nel Paese sono solo alcune delle conseguenze di secoli di oppressione e continui tentativi di assimilazione.
The Red Road Project (La Strada Rossa) vuole esplorare il rapporto tra la cultura tradizionale dei nativi americani e l’identità delle popolazioni tribali di oggi, attraverso un viaggio in North Dakota, South Dakota, Wyoming, Nevada, Colorado, Arizona, New Mexico, California, Louisiana, North Carolina.

Il titolo di questo progetto si riferisce agli insegnamenti che incoraggiano a seguire “la strada rossa”, ovvero procedere verso un cambiamento positivo nonostante un contesto avverso, ed è per questo ancora più sorprendente lo sforzo dei nativi per migliorare le condizioni delle comunità e riconquistare la propria identità. Il legame con la terra, con la lingua e le tradizioni sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per il processo di legittimazione e di miglioramento.
La mostra, oltre a guardare alla condizione attuale dei nativi americani, racconta anche alcuni fatti storici come quello delle “boarding schools”, i collegi in cui venivano mandati i bambini indiani, tra la fine del diciottesimo e inizio del diciannovesimo secolo, fino al compimento della maggiore età. Operando in base al motto “uccidi l’indiano, ma salva l’uomo”, queste scuole hanno causato la quasi totale perdita delle tradizioni e della lingua.

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TheRedRoadProject_Native Boys pose outside of Carlisle Indian School – Archivio, 1890

I collegi obbligavano gli studenti a tagliarsi i capelli, a vestire in abiti occidentali e parlare solo inglese. Qui ritratti alcuni studenti della Carlisle Indian Schoolin Pennsylvania.

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Danielle Finn, 2013 – In esposizione anche a NY

Danielle Ta’Sheena Finn (Sheena), 23 anni, fa parte della comunità Hunkpapa Lakotadella Grande Nazione Sioux. Sheena si è aggiudicata il secondo posto nel concorso Miss Indian World 2013, ma ha poi ha vinto il titolo nel 2016. Partecipa a questi concorsi per rappresentare se stessa e le giovani donne della sua tribù e tiene discorsi in pubblico sulla conservazione del linguaggio e la prevenzione del suicidio tra i nativi americani. Sheena ha studiato legge tribale e aspira a diventare un avvocato tribale. Qui è ritratta nella sua camera da letto nel ranch di famiglia,indossando abiti e accessori che ha creato con sua madre. Il colore verde del suo abito rappresenta la “celebrazione” nella cultura Hunkpapa Sioux.

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Edison Dardar appartiene alla comunità indiana Biloxi-Chitimacha-Choctaw delle Isle de Jean Charles, nel profondo bayou della Lousiana. L’isolotto sta lentamente scomparendo nelle acque del golfo del Messico a causa dell’erosione costiera causata dal dragaggio del petrolio e dagli uragani. Il piccolo argine che circonda l’isola aiuta a trattenere l’acqua delle piccole correnti e delle maree, ma allontana anche la principale fonte di cibo della comunità: pesce, granchi e gamberi.

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Tipizin Young della tribù Standing Rock Sioux si intreccia i capelli sul terreno di famiglia che si affaccia su Porcupine Creek, nella riserva. Ha dedicato la sua vita all’apprendimento e all’insegnamento della lingua Lakota/Dakota nella sua comunità. Solo dieci anni fa, questa lingua rischiava di essere una delle centinaia di lingue tribali in via di estinzione. Il programma che ha fondato è ora uno dei modelli preferiti per l’apprendimento prescolare delle tribù dei nativi americani, che cercano di ricostruire una generazione che parli correntemente la lingua madre.

SeeWalker e Cardana

Da sx, Danielle SeeWalker e Carlotta Cardana

Carlotta Cardana(1981, Verbania) è una fotografa che si occupa principalmente di ritratto e documentaristica. Dopo gli studi al DAMS e all’Istituto Italiano di Fotografia, ha lavorato a progetti a Buenos Aires, Città del Messico, Londra, negli Stati Uniti e, ultimamente, in Giappone. I suoi lavori più recenti analizzano l’impatto degli squilibri economici e dell’oppressione sulle comunità. Il suo lavoro fa parte delle collezioni permanenti del Parlamento britannico e della National Portrait Gallery di Londra ed è stato premiato ed esposto all’interno di festival e gallerie in tutta Europa e negli Stati Uniti. Tra gli altri citiamo FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, Noorderlicht Photofestival, il Month of Photography di Los Angeles, Kolga Tbilisi Photo, ImageSingulières, Sete – e pubblicazioni come The Guardian Weekend, The New York Times T Magazine, De Volkskrant, Marie Claire, L’OBS.

Danielle SeeWalker (1983, North Dakota, USA) è un’artista Hunkpapa Lakota, attivista e madre di due figli. Risiede a Denver, Colorado. È anche l’autrice di The Red Road Project. Danielle SeeWalker è membro della tribù Standing Rock Sioux nel Nord Dakota, dove è nata e cresciuta, e discende dal capo Hunkpapa Lakota, Tȟatȟáŋka Íyotake (Toro Seduto).
A causa dello stigma storico spesso associato all’essere nativi americani (in particolare nel Nord Dakota, dove è cresciuta), Danielle da ragazzina si vergognava della sua identità di indiana americana. Questa esperienza ha alimentato la sua passione e dedizione a questo progetto, con la speranza di ispirare i giovani nativi americani e le comunità indigene in generale. Oggi, Danielle studia la cultura dei nativi americani nel 21° secolo e tiene conferenze sull’argomento. Inoltre analizza le questioni storiche e contemporanee relative agli Indiani d’America. Danielle SeeWalker ha una formazione accademica in sociologia, antropologia, psicologia e studi nativi americani presso l’Albright College (BS) e l’Università di Kutztown (MA).

INFORMAZIONI

“The Red Road Project”
Villa Giulia – Corso Zanitello, Verbania-Pallanza.
Dal 9 giugno al 29 settembre.
Dal mercoledì a sabato, dalle 15:00 alle 19:00
Domenica dalle 11:00 alle 19:00
Chiuso lunedì e martedì

Biglietto unico 5€ intero, 3€ ridotto
Il biglietto di ingresso al museo permette di visitare l’esposizione dedicata a Mario Tozzi, la Pinacoteca e la Gipsoteca Troubetzkoy a Palazzo Viani Dugnani e la mostra fotografica “The red road project” a Villa Giulia.

segreteria@museodelpaesaggio.it – +39 0323 557116
www.museodelpaesaggio.it

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