LA VITA LEGGENDARIA DI ISABELLA D’ARAGONA DUCHESSA DI BARI IN SCENA ALL’ABELIANO DI BARI

Condividi

Maria Francesca C.

Il 22 maggio alle 21,30 al teatro Abeliano è andato in scena lo spettacolo dedicato ad Isabella D’Aragona, duchessa di Bari, con le coreografie di Domenico Iannone. Musiche composte e dirette da Grazia Bonasia. Laura Gigante nel ruolo di Isabella D’Aragona. Anila Roshi al violoncello. Giada Ferrulli e Sara Mitola come danzatrici. Roberto De Bellis Lighting designer. Gianni Pantaleo direttore organizzativo. Gennaro Guida: still photographer.

Isabella D’Aragona nata a Napoli il 2 ottobre del 1470 morta a Napoli 11 febbraio 1524 fu duchessa consorte di Milano in seguito duchessa sovrana di Bari secondogenita di Alfonso II, erede al trono di Napoli, e di Ippolita Maria Sforza, dicono che ereditò dal padre il carattere fiero, l’orgoglio per la propria dinastia, l’attitudine al comando; dalla madre l’amore per l’arte e la cultura.

All’età di soli due anni venne promessa in sposa a Gian Galeazzo Sforza (che aveva quattro anni), figlio del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza. Questo matrimonio rientrava nella politica che aveva intenzione di stringere i rapporti e consolidare l’amicizia tra i due stati.

Il matrimonio tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Maria Sforza venne celebrato a Napoli nel dicembre 1488.  Da questo matrimonio Isabella ebbe quattro figli: Francesco, Bona, Ippolita e Bianca che morì all’età di 3 anni.

La vita di Isabella D’Aragona fu segnata da parecchie disgrazie si ritiene che il marito all’età di 25 anni fù avvelenato dallo zio Ludovico il Moro che prese il suo posto come duca di Milano per lo stesso motivo il figlio Francesco fu allontanato dall’Italia, l’unica superstite la bellissima figlia Bona Sforza che a 20 anni andò in sposa al re di Polonia diventando regina e duchessa magna di Lituania, Russia e Prussia, visse lontano da sua madre.

Ad Isabella non rimase altro che vincere il suo carattere fiero e orgoglioso e fare atto di sottomissione agli spagnoli che le concessero il permesso di prendere possesso del Ducato e degli altri territori in Calabria: Isabella arrivò a Bari nel settembre 1501, con sua figlia Bona e si stabilì nel Castello Normanno-Svevo di Bari che fece modificare per adeguarlo a contrastare le armi da fuoco, con le più moderne tecniche di difesa.

Amò circondarsi di artisti e letterati. Si dice che Isabella D’Aragona fosse molto amica anche di Leonardo Da Vinci e che il famoso quadro della Gioconda fosse il suo ritratto.

Tra le opere pubbliche create a Bari da Isabella d’Aragona si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello (le successive modifiche hanno sostituito gli elementi introdotti dalla duchessa) e il progetto di circondare la città con un canale per migliorarne la difesa.

Lo spettacolo in un unico tempo è durato 50 minuti circa. Il sipario si è aperto su un immagine molto suggestiva della duchessa di Bari, calata in un gioco di ombre e luci soffuse mettendo in evidenza la figura etera quasi evanescente della bella duchessa. Le musiche della violoncellista hanno accompagnato due danzatrici: Sara Mitola e Giada Ferrulli, che hanno dato corpo e forma alle parole recitate dall’attrice. Le danzatrici hanno interpretato i vari stati d’animo della personalità forte ma tormentata della duchessa, coinvolgendo la platea in un vortice di emozioni, conducendo gli spettatori nella vera storia della sua vita leggendaria. Il pubblico ha provato, così, lo sgomento per l’allontanamento di Isabella dalla sua casa per andare incontro al suo ignoto destino, la disperazione per la perdita del suo amato marito e per la morte dei suoi figli, la gioia per il matrimonio dell’unica figlia superstite, Bona Sforza, il tutto intessuto dal filo conduttore della solitudine e della melanconia dovuta alla consapevolezza che: “…  La mia è la sorte comune ad ogni principessa, ma forse sono stata educata in modo troppo elevato per la cieca sottomissione…”.

Quando, poi, tutto sembra ormai compiuto, una domanda sale alle labbra esangui di Isabella: “…A cosa sono servite le nostre vite? … “Siamo solo figure di cartone vestite per fare spettacolo…” Allora come adesso, all’eterna domanda nessuno, sembra che abbia trovato ancora la risposta.

 

Print Friendly, PDF & Email

1260total visits,10visits today

Polis Notizie

Polis Notizie

Redazione

Ti sono piaciuti i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli

error: Content is protected !!