Nasce una scuola violinistica pugliese?

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di Pierfranco Moliterni

Il nostro punto di domanda, legittimo, nasconde in effetti una constatazione storica e quindi oggettiva, in uno con una altrettanto legittima aspirazione: veder nascere una vera e propria scuola violinistica pugliese. Una aspirazione che ne presuppone la affermazione internazionale, questa sì, nata a suo tempo da un’altra scuola: quella pianistica esemplata da solisti solidi e affermati i cui nomi (a tacer d’altri) sono quelli di Benedetto Lupo, Beatrice Rana, Emanuele Arciuli,  Maurizio Matarrese, Pasquale Iannone, Alessio Bax, Francesco Libetta (nomi e ‘mani’ di cui talvolta ci siamo occupati su queste pagine).

Orbene, detta scuola pianistica è nata e si è poi consolidata nel tempo a seguito del duo (si fa per dire) Nino Rota- Michele Marvulli; l’uno il famoso musicista delle colonne sonore del film di Fellini, milanese di nascita ma barese d’adozione e direttore per 40 anni del Conservatorio di Bari; l’altro, altamurano di nascita, un quasi suo allievo ma certamente fonte primigenia e riconosciuta per tale, di un nugolo di discepoli che si sono con lui cimentati nella tecnica e nella interpretazione pianistica. In sommo grado. Tutto questa supremazia ha forse una sua genesi. Rota infatti non amava particolarmente gli strumenti ad arco, violini compresi, ma adorava in sommo grado la tastiera en blanc et noir, il pianoforte, che lui stesso suonava in maniera impeccabile tanto che tutte le sue celebri colonne sonore filmiche sono nate lì, proprio lì…, mentre improvvisava da par suo temi e motivi che avrebbe trasferito e strumentato in partitura. Fatto sta che il violino (e la viola, o il violoncello, o il contrabbasso: tutti strumenti ad arco) da lui non hanno mai avuto un gran che di stima professionale; e infatti persino nelle famose sue colonne sonore non c’è quasi traccia del suono del violino, se si eccettua una citazione. Nel film La strada di Fellini, la protagonista Gelsomina è attratta solamente dalla grazia sonora di un minuscolo violino, suonato nel circo equestre che lei frequenta, da un personaggio, il ‘Matto’ interpretato dall’attore Richard Basehart. Lo ricordiamo?

Fatto sta che solamente da pochi anni, qui da noi, a Bari, sta nascendo una scuola violinistica nelle sembianze di almeno due giovani dalle mai d’oro e molto promettenti. Essi sono il quattordicenne Paride Losacco e la giovane di Sabrina Di Maggio che stiamo seguendo memori, noi, di quel ‘ritardo’ di cui dicevamo, speranzosi, noi,  nel vedere finalmente nascere una scuola violinistica pugliese al pari di quella pianistica. Abbiamo pertanto più volte seguito Paride e Sabrina in loro applauditi recitals alle prese con capolavori assoluti scritti per il loro strumento d’elezione. Ad esempio, Losacco suonare il difficile e sempre affascinante brano di Paganini, Cantabile, dove il solista deve ‘cantare’ sul violino ma anche affrontare difficoltà tecniche di non poco conto; per parte sua, la brava Di Maggio è stata alle prese, recentemente, nella sede del Circolo Unione di Bari (e per la benemerita <<associazione Civera>>) con due capolavori violinistici molto noti, lei sempre bene accompagnata al piano da Mario Scarangella : il Concerto in la min. di Viotti e la famosissima Sonata a Kreutzer di Beethoven (immortalata da un drammatico racconto di Leone Tolstoi). In questo secondo brano ci è parso di intravedere in lei una maturità in divenire che fa ben sperare. E allora, non possiamo che gridare ai quattro venti: Benvenuto violino pugliese!

 

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