Nello specchio di Leonardo

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Pierfranco Bruni

Ho attraversato le ombre e lo specchio di Leonardo è in trasparenza di sguardi ho ascoltato.

Si racconta che Messer Leo incontró la Vergine con il Fuso nel teatro detto Monna Lisa del Giocondo. Fu un istante e scoppiò improvvisamente  un amore violentemente innocente.

Messer Leo da quel giorno portò negli occhi e nella mente, ovvero nell’anima, il volto della Vergine nonostante la presenza ossessionante di Monna Lisa del Giocondo.

Le Vergini però dominavano il pensiero e la recita  delle mani di Messer Leo. Aveva bisogno di liberarsi di questa ossessione per poter pensare alle sue macchine da guerre e a dare alla gabianella la volontà del volo.

Allora cosa fece? Dipense su tavole i visi di queste Vergini. Vergini di ogni tipo, accostandole alla natura e ad ogni riferimento di terra e di spazio. Comprese che anche il tempo è parziale e tutto si può cancellare e annullare.

Così ritornò a parlare di Vitruvio e creò oltre alla sofferenza di Cristo l’uomo nuovo e rinascente. Inserì l’uomo muscoloso in un cerchio contornato da un quadrato e lo chiamò con un nome antico, ovvero L’uomo Vitruviano. Ma non gli bastò neppure ciò.

Oltre alle scienze che mai abbandonò si mise a scrivere favole, leggende, saggezze. Messer Leo fu un genio e andò a morire, come San Francesco di Paola, in Francia.

Soltanto secoli dopo venne riconosciuto immortale. Il tempo non è mai un sogno e lo spazio è un volo.

Ora Messer Leo, rannicchiato in una nuvola bianca sotto un cielo azzurro, osserva il mondo sorridendo con un rima di ironia  sussurrando:

“Eh eh, pensano di vivere nel terzo millennio, ma io avevo inventato già tutto ciò nella mia epoca. Fu giocando il mio fare e il mio dire, anche se un certo scrittore di nome Luigi ha scritto il suo primo libro, rubando la mia paternità, con il titolo Mal giocondo. È la vita gioconda …”.

Poi chiuse gli occhi e si addormentó. Se il tempo è parziale e resta tale, la storia è una sorpresa scritta da chi non l’ha vissuta.

Messer Leo spesso mi viene a trovare. Di notte.  Proprio l’altra notte, notte inoltrata nell’aurora, ebbe a dirmi:

“Scrivi scrivi sempre la tua verità, senza fingere, e non ti fidare mai di chi pensa di conoscerti. Io ho l’esperienza di un signore che cercava di dare una strizzata al mio cervello inventandosi fatti cervellotici con una scienza che si illude di penetrare l’anima della mente… non ricordo come si chiami questo signore, forse comincia con la F…, ma questa è un’altra avventura strana. Amico mio, dormi in pace perché del domani si parlerà oltrove”.

Così mi consegnò un suo messaggio.

Verrà a trovarmi ancora. Lo so. Lo aspetto.

Di notte sempre. Di notte aspettando l’aurora.

Ci incontreremo.

In trasparenza di echi mi sono affacciato sul davanzale  dello specchio di Leonardo ed ho visto una danza di immagini.
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