Un gradito ritorno. Rino Marrone dirige la ‘sua’ orchestra di giovani.

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di Pierfranco Moliterni

Il culmine non solo musicale ma anche emozionale della serata celebrata all’Auditorium del Conservatorio Piccinni di Bari, venerdi 22 febbraio, si è avuto al termine del concerto della orchestra sinfonica dell’istituto, quando il m° Rino Marrone, chiamato a dirigerla, si è lasciato andare, emozionatissimo, ad un personale ricordo. Lui che oggi è il più affermato direttore  d’orchestra pugliese, ha accennato (“con una lacrima sul viso…” avrebbe amabilmente cantato Bobby Solo!) proprio a quel Conservatorio che, tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso lo aveva visto giovane studente allievo dei corsi di violoncello e composizione.

Non tutti sanno infatti che Rino Marrone, l’ultimo di sette figli dell’indimenticato padre Donato (organista e docente di storia della musica), è musicalmente nato e cresciuto in quegli anni, discepolo di alcuni tra i più notevoli musicisti-didatti in una felice età e in un istituto per altro retto dall’allora suo direttore, Nino Rota. Ha avuto infatti come docenti alcuni grandi nomi come i maestri Giorgio Menegozzo e Franco Rossi per il violoncello, di composizione con il m° Raffaele Gervasio per poi dedicarsi tra Roma, Venezia e Siena alla direzione d’orchestra con il grandissimo Franco Ferrara. Una formazione seria e avveduta che poi gli è valsa la carriera che ha fatto, responsabile artistico, per dieci anni, della Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari (ICO) portandola a vertici di pubblico e di critica tutt’oggi impensabili. Marrone è stato inoltre docente, e per molti anni, di direzione d’orchestra in quel medesimo istituto. Di qui la non occasionalità di un invito che gli è stato rivolto dall’attuale direttore del conservatorio barese (il sempre bravo e accorto m° Giampaolo Schiavo) quasi a sottolineare proprio quella appartenenza, quella familiarità che si perde negli anni. Marrone dirigeva infatti l’orchestra del ‘suo’ Conservatorio composta di allievi e docenti in un programma che vedeva alla ‘consolle’ il noto organista tedesco Klemens Schnorr.

In programma musiche di Poulenc (Sinfonietta, brano che richiamava alcuni stilemi di Rota, il quale non a caso veniva chiamato il ‘Poulenc italiano’…), Cherubini (la ouverture di Medea scritta in piena età rivoluzionaria) e infine il concerto per organo e orchestra di Rheinberger autore da noi stessi poco conosciuto, vissuto in età brahmsiana e di non facile ascolto. Dunque ancora un bel concerto che ruotava attorno allo strumento a canne Tamburini-Zanin, gigantesco e affascinante che ora finalmente, grazie alla passione del m° Filocaro e all’intervento finanziario di  ministero e degli enti locali, viene restituito alla città e alla Puglia della musica e della cultura di qualità.

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