Una genitorialità consapevole per delle sane relazioni

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a cura di Antonio Sammartino

Più intense sono le emozioni che insorgono nelle relazioni, maggiore è la probabilità che diventino dominanti i processi difensivi basati su modelli inconsci irrazionali, acquisiti durante l’infanzia. Attualmente la genitorialità e le relazioni affettive si fondano prevalentemente sul principio del conflitto, piuttosto che sulla comunicazione e sulla consapevolezza di una funzione pedagogica alla famiglia. Quindi occorre riformare l’idea delle relazioni familiari sulla base di una GENITORIALITA’ CONSAPEVOLE e sull’EDUCAZIONE CONDIVISA dei figli, occorre acquisire una maggiore consapevolezza sulle proprie risorse psicologiche e creare le opportunità per potenziarle, al fine di promuovere la salute mentale dei bambini e favorire lo sviluppo di una sana e durevole affettività relazionale. Credo che oggi sia opportuno restituire alla figura del Pedagogista un maggior ruolo, in quanto educare è meglio di curare (secondo la Montessori la problematica dei deficienti non è medica, ma è prevalentemente pedagogica).
Infatti, la pedagogia è un metodo di relazione-educativa sotto forma di dialogo-didattico, una scienza che studia l’educazione e la formazione delle persone indipendentemente dall’età ed è in grado di favorire un’ottimale sviluppo fisico e cognitivo. Ad esempio, può promuovere la formazione relazionale-emotiva dei bambini, favorire la risoluzione di problemi relazionali tra genitori, figli e insegnanti, fornire un aiuto qualificato ai bambini con DSA, ADHD con conseguenti difficoltà scolastiche. Anche l’epigenetica ha dimostrato che l’origine delle difficoltà scolastiche, note come “Disturbi dell’Apprendimento” è ambientale e familiare. Quindi, è attraverso la relazione che è possibile comprendere e modificare, ad esempio, il DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o le difficoltà affettive ed emotive come il bullismo.
Un principio generale che sottende alle diverse forme di comportamento è che ognuno di noi tende a fare agli altri ciò che è stato fatto a lui, in quanto i modelli strutturati durante l’infanzia e l’adolescenza tendono a persistere in modo relativamente immutati anche nell’età adulta. Di conseguenza egli tenderà ad assimilare ogni nuova persona con cui costruirà un legame (ad esempio, partner, figlio, ecc.) ad un modello preesistente (relativo al padre, alla madre o di sé) e tenderà a ripeterlo anche se in passato ha ricevuto prove di inadeguatezza. Queste percezioni pregiudiziali danno origine a convinzioni fondate sugli altri.
Ad esempio, un individuo che durante l’infanzia è stato frequentemente minacciato di abbandono, potrebbe attribuire le medesime intenzioni al proprio partner, per cui spesso fraintenderà le parole e i comportamenti del partner, dando origine così a conflitti e incomprensioni. Tuttavia a livello inconscio, l’individuo sa di essere sviato, sia dalle esperienze passate, che dalle sue errate convinzioni. Questi modelli inadeguati spesso possono coesistere con altri più aderenti alla realtà, ad esempio un individuo potrebbe oscillare tra il ritenere il partner fedele e sospettarlo di covare progetti di abbandono.

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