UN ORGANO PER TUTTI

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di Pierfranco Moliterni

I giovani, gli adolescenti, persino i ragazzi, insomma le nuove generazioni, sono perse (e sperse..) dietro i loro smartphone, tablets e quant’altro che sanno manovrare in maniera magistrale, ma ignorano del tutto uno dei capolavori assoluti della ‘meccanica musicale’: l’organo a canne. Strumento antichissimo che risale addirittura al 757 quando fu donato al re Pipino in breve dall’imperatore d’oriente. Nel medioevo l’organo a canne diventò lo strumento liturgico per eccellenza, e chiese e cattedrali dell’Occidente cristiano, non solamente cattolico ma anche protestante (luterani, calvinisti, evangelisti), lo svilupparono nelle forme ‘gigantesche’ che noi ancor oggi conosciamo. Un numero enorme di canne (a Bari, l’organo Tamburini-Zanin  del Conservatorio ne conta circa 5 mila!), tastiere a due-tre-quattro persino cinque manuali, pedaliere a tre ottave e un serie ragguardevole di registri che ne aumentano le possibili combinazioni all’infinito…, sono dunque le caratteristiche di questo che fu giustamente chiamato ‘il re degli strumenti’. L’organo insomma è una specie di grande orchestra senza avere le singole persone fisiche che suonano i singoli strumenti, e invece ha un unico direttore-suonatore (l’organista) che siede davanti a questo bellissimo ‘mostro’ da cui può ricavare ciò che vuole, colori, timbri sonori miscelando a piacere (e a proprio gusto) le varie voci che sono i registri, i singoli registri: voce umana, tromba, oboe, corno inglese, dulciana, flauto, viola, musette, tiorba, clarone, cromorno etc. etc. Una meraviglia!

Ebbene, il conservatorio di Bari, ottimamente diretto dal m° Giampaolo Schiavo, ha da poco reinagurato il suo organo a canne, grandioso, nella sede altrettanto grandiosa del proprio Auditorium intitolato a Nino Rota, il famoso musicista che ne fu direttore e che volle che Bari e la Puglia della musica si dotassero di un organo di simile importanza viste le sue dimensioni e caratteristiche (esso ha una doppia emissione: meccanica ed elettrica con due distinte consolle e il notevole numero di canne). Erano i primi anni Settanta, e l’allora docente di organo –il m° Luigi Celeghin- ne firmò il progetto. Ora finalmente questo strumento, per altro acquistato e tutto riammodernato grazie a danaro pubblico (Ministero P.I., comune, provincia, regione) è come risorto a nuova vita anche grazie all’attuale docente di organo, il disponibile e bravo m° Vincenzo Filocaro, il quale ha seguito personalmente le fasi di nuovo assemblaggio affidate alla ditta organaria Zanin e ha quindi ideato un Festival Organistico del Conservatorio Piccinni di Bari. Lì si esibiranno cinque noti organisti-concertisti, tutti ospiti di Bari, dal 23 gennaio al 22 maggio 2019, con cadenze mensili (22 genn.; 22 febbraio; 20 marzo; 26 aprile e 22 maggio). Sono tutti concerti veramente imperdibili, unici nel loro genere e gratuiti come si conviene ad una istituzione pubblica a cui speriamo tutti gli appassionati, e anche i curiosi, si avvicineranno per goderne le musiche. La inaugurazione del ciclo è avvenuta il 23 gennaio con l’organista Giovanni Feltrin docente al conservatorio di Rovigo e titolare di organo della cattedrale di Treviso. Abbiamo ascoltato, incantati del tutto, brani poco noti e inconsueti, incentrati sulla ‘marcia’ vista però attraverso le fantasmagoriche sonorità di quello strumento (Fischer, Haendel, Ravanello, Boellmann). Un bel successo racchiuso da una ‘toccata’ stupenda di Marcel Duprè. L’appuntamento è per i restanti quattro concerti che, siamo sicuri, vedranno una maggiore affluenza di pubblico come meritano. Altro che smartphone e banali musichette!

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