FAMILY CONCERT- 2019 : IL ‘PETRUZZELLI’ RILANCIA

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di Pierfranco Moliterni

Proprio ieri mattina 3 gennaio, nel ‘ridotto’ del teatro Petruzzelli il sindaco di Bari De Caro nella sua veste di Presidente del consiglio di indirizzo e il sovrintendente m° Biscardi hanno presentato, ai pochi giornalisti presenti, la edizione 2019 dei Family Concert con tanto di nomi e cognomi dei direttori e dei soliti dei 6 programmi tra cui segnaliamo i direttori d’orchestra Luigi Piovani e Michele Nitti (deputato al Parlamento per i 5 stelle) nonché un’opera nuova di Paolo Arcà per la regìa di Walter Pagliaro costui miracolosamente ripescato da Biscardi perché egli sarà il regista anche di una prossima Valchiria nella stagione lirica ufficiale. Non c’è che dire: è questa una auspicata ripresa che va nella direzione di quel progetto a lungo respiro che vuole ‘un ricambio del pubblico’ (come ha riconosciuto Biscardi) necessario alla stessa sopravvivenza di un ente culturale così complesso come è il teatro musicale. Un processo che va braccetto di una riformulazione del gusto corrente presso i giovani scolarizzati, oggidì  quasi del tutto supìni alla smania di canzonette o di prodotti musicali americanizzati di cui non capiscono  nemmeno le parole quando essi ‘smanettano’ sui loro smartphones o tablets! Si tratta quindi di una sfida messa in campo dai Family Concert 2019 che si rivolge, finalmente, non solo ai bambini delle scuole elementari come era avvenuto sino ad oggi a cura dell’ufficio scuola del Petruzzelli con un rientro formativo che mostrava e mostra tuttora i propri limiti. Spieghiamoci meglio, anche per chiarire a chi di dovere il nostro pensiero che non poco ha infastidito i responsabili del teatro barese sebbene quel nostro convincimento affondi in più di 40 anni di esperienza universitaria a contatto con almeno due generazioni di giovani.

Il presupposto storico-culturale del discorso è semplice: i ragazzi, gli adolescenti e i giovani non hanno in Italia una formazione del gusto musicale sufficientemente ampio almeno quanto quello riservato alle arti figurative. Nei nostri licei classici/pedagogici o scientifici ad esempio, se nei programmi compaiono ancora alcune ore di Storia dell’Arte non c’è invece nessuna traccia di Storia della Musica che pure rappresenta un secondo aspetto (non secondario) della nostra Storia identitaria: storia con la S maiuscola che si chiama Paisiello, Rossini, Verdi, Bellini, Donizetti, Puccini etc. etc.  La colpa di tale gravissima anomalia la dobbiamo, a tacer d’altri, a Gentile e Croce i quali negli anni Venti-Trenta del secolo scorso isolarono la musica e il suo apprendimento in una sorta di isola (poco) felice del tutto scollegata dall’ordinamento scolastico generale. Di qui, e solo da qui, nasce quella disinformazione (=non formazione) dei giovani di ieri come quelli di oggi rispetto ai fenomeni musicali d’ampio respiro e d’alto profilo. Altro che canzonette, le musiche che si ascolteranno, finalmente, al Petruzzelli, quelle musiche –  vivaddio!- “non sono solo canzonette”. Resta tuttavia ancora aperto il problema dei problemi che è questo: chi forma i formatori? Insomma chi sta o dovrebbe stare a monte di quel processo lungo e complesso che sfocia nei Family Concert 2019 preferenzialmente aperti agli adolescenti che frequentano le scuole superiori? Ebbene la risposta è una e una sola: stanno loro e solo loro, e cioè i professori delle materie ‘umanistiche’ (italiano, storia, filosofia). In tal maniera formando o solo ‘informando’ loro, i proff. e ben prima dei loro alunni, ecco che la ricaduta di ‘sapere adulto’sarà moltiplicata e più che amplificata. Siamo pronti a qualsiasi scommessa in tal senso, se solo si pensi ai nessi amplissimi e storico-culturali che si celano dietro un’opera di Puccini o di Verdi: quale verismo o quale visione pararisorgimentale sta dietro opere come Bohème o Nabucco?

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