Cenerentola uno e due, dal 1950 e al 2018

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di Pierfranco Moliterni 

Vogliamo credere che sia soltanto un caso. Ma di quelli piacevoli e forieri di bei pensieri. Si dà appunto ‘il caso’ che mercoledi prossimo, 26 dicembre, la RAI-primo canale TV delle ore 21, mandi in onda uno dei cartoni animati più belli e seguiti dai bambini di sempre: la storia di Cenerentola il film d’animazione del 1950, prodotto dalla Walt Disney e le cui canzoni tra cui “I sogni son desideri” e “Bibbidi-Bobbidi-Bu” scritte da Mack David, Jerry Livingston e Al Hoffman sono diventate universalmente note.

Ma il ‘fato’ ha voluto che solo un mese fa, a novembre, ma questa volta qui in casa nostra, a Bari, e precisamente tra via delle Murge  sede del Conservatorio di musica e il teatro della Vittoria sede della compagnìa Gran Teatrino-casa di Pulcinella di Paolo Comentale, sia andata in scena una particolare ‘rilettura’ della famosa favola di Charles Perrault. Il quadro di riferimento era fornito dal progetto Risonanze del Levante-Conservatorio “Niccolò Piccinni” (prof. Cristina Caldarola) giunto alla sua sesta edizione, mentre il maggior teatro di figura pugliese con le sue marionette e burattini ha consentito a studenti-strumentisti del Conservatorio Piccinni di vivere una esperienza che, al di là della mera esecuzione musicale, prevedeva il loro coinvolgimento anche nella recitazione. L’occasione del progetto e della collaborazione è stata data dalle celebrazioni dei 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini e quindi da una lettura della favola di Cenerentola diventata l’omonima opera in musica del pesarese nel 1817; a Bari si intersecava recitazione e musica con temi musicali tratti direttamente dalla partitura rossiniana. Per questa particolare e originale ’esecuzione l’organico era composto da un ensemble strumentale che sedeva accanto al tetro delle marionette, partecipava allo spettacolo ed era formato da flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte, per i nomi di giovani e bravi studenti del Conservatorio: Domenico Di Bari, flauto; Sara Picuno, clarinetto; Umberto Bozza, violino; Ilenia Piccolo, violoncello e Sabrina Rotondi, pianoforte. Mentre gli attori-burattinai erano Anna Chiara Castellano Visaggi e la voce recitante rispondeva a quella di Giacomo Di Mase. I pupazzi, inconfondibili, targati Casa di Pulcinella, erano quelli di Natale Panaro per le scene di Anna Chiara Castellano Visaggi. Il tutto curato dalla raffinata e sempre entusiastica regìa di Paolo Comentale.

Che dire di più? A nostro (immodesto) parere questo progetto messo in campo da Risonanze e Gran Teatrino è un modo di avvicinare alla musica ‘colta’, alla musica d’arte, e persino al melodramma (qui Rossini), il variopinto mondo dell’infanzia. Un mondo sempre più difficile da catturare nel segno della qualità di musiche che altrimenti i bambini da 4 ai 10 anni non capirebbero mai e poi mai, perché distanti dal loro personale universo fantastico e fantasioso. La musica e la parola scenica invece qui, grazie ad una felicissima sinergìa, hanno vinto la scommessa. Speriamo che questa produzione, la quale non prevede costi proibitivi, possa circuitare negli altri teatri delle province pugliesi: da Taranto (Paisiello) a Foggia (Giordano) e poi ancora a Lecce, Brindisi, Barletta, Mola di Bari, San Severo, Conversano, Gioia del Colle, Mesagne, Nardò. Compito, questo, dei vari assessorati alla cultura e dei vari assessori regionali-comunali-provinciali che forse, assistendo loro stessi a questo spettacolo, riscoprirebbero la sana bellezza di un mondo che è appartenuto alla loro infanzia.

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