Virgilio Mortari e la sua musica ritornano a Bari

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di Pierfranco Moliterni

Un convegno di studi e relativi concerti a tema, si terrà a Bari sabato 15 dicembre, nella sede del Conservatorio Piccinni, per celebrare Virgilio Mortari (1902-1993) un compositore vissuto per gran parte del ‘900, il secolo breve anche della musica  colta. Un musicista interessante per questa sua particolare posizione storica che ce lo consegna come autore di molte opere composte in ben sessanta anni di intensa attività professionale; opere che abbracciano quasi tutti i generi: opera lirica, balletto, musica sinfonica, da camera, e religiosa, concerti per strumenti solisti, sacra rappresentazione. Una parabola artistica che ebbe il raro privilegio, si diceva, di attraversare molti anni di vita musicale italiana (se non proprio europea)  dal 1924 in poi, dal 1924 in piena prima stagione fascista quando poco più che il ventenne Mortari vince il Concorso di composizione indetto dalla “Corporazione delle Nuove Musiche”sino al 1993, a novantuno anni, allorchè il maestro milanese ancora dedicava alla composizione gran parte della giornata nel suo studio romano di via Marco Aurelio. Allievo tra i prediletti di Ildebrando Pizzetti tanto da essere spesso stilisticamente assimilato al suo maestro, Virgilio Mortari si segnale dapprima come eccellente pianista meritevole della fiducia di Igor Stravinskij allorché, nel 1927, viene scritturato come uno dei 4 esecutori solisti in occasione della prima italiana di Noces (gli siede accanto un ancor più giovane Nino Rota che gli sarà sempre amico, condividendone le convinzioni estetiche).

A suggerire la chiamata all’arduo compito esecutivo di una partitura pianistica tra le più complesse della letteratura novecentesca fu Alfredo Casella il quale, come è noto, aveva organizzato la tournée italiana di Stravinskij; quel Casella che sarà a lungo uno dei maggiori protagonisti della Generazione dell’80 e che influì non poco sulla vita artistica italiana di questo periodo. Lo stesso Casella che venti anni dopo ebbe a invitare Mortari a scrivere assieme a lui, a quattro mani, un magistrale trattato come La tecnica dell’orchestra contemporanea (1948), un compiuto saggio di orchestrazione che, ancora oggi, è reputato come un testo sacro in uso nelle cassi di composizione dei conservatori di musica italiani. Anni cruciali e delicati, dicevo, sul piano personale, storico, politico e civile quelli che videro sbocciare il delicato processo di formazione del giovane musicista milanese il quale non potè non risentire dei più generali e complessi problemi posti dall’avvento del Fascismo e dalla sua ‘politica culturale’ rivolta allo sviluppo della musica colta in Italia. Dopo la guerra, e come altri colleghi, Mortari si scoprì operatore sul campo rispetto alle  rinascenti istituzioni del nuovo stato repubblicano: fu infatti docente e direttore di conservatori o di licei musicali, sovrintendente e direttore artistico di enti lirici o di prestigiosi festival di respiro europeo. Dapprima docente di armonia, contrappunto e fuga nel conservatorio di Venezia (1933), nel 1940 assunse la ambita cattedra di composizione nel conservatorio di Roma e qui diventò Direttore Artistico della ‘Accademia Filarmonica Romana’; quindi Sovrintendente nel triennio 1956-1959 del ‘Teatro La Fenice’ di Venezia, per approdare infine alla ‘Accademia di S. Cecilia’ nel 1959 e per affermarsi infine nel 1963 come vicepresidente della stessa, prestigiosa Accademia ceciliana. Una carriera a dir poco interessante che Bari celebrerà degnamente con una riflessione critica a largo raggio e con alcuni interessanti suoi concerti (violino, cello, orchestra) che vedranno come solisti o direttori Giovanni Pelliccia, Francesco D’Orazio e Nicola Fiorino. Tutti docenti del conservatorio barese impegnati nella ‘riscoperta’ di questo interessante musicista italiano.

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