Los tanguèros de Barì.

di Pierfranco Moliterni

Quasi non credevamo ai nostri occhi, e un po’ anche alle nostre orecchie di (presuntuosi) musicisti colti, quando alcuni giorni fa, a Bari, ci siamo imbattuti in un concerto-spettacolo della Baires Bari Tango Orchestra: la comunità tanguera nella città cresce infatti oltremodo, attratta da una musica e da una danza (e fors’anche da una cultura) amati in tutto il mondo. Si potrà discettare sulla origine musicale del tango: c’è chi dice che sia nato addirittura in quel di Genova, tra a fine ‘800 e primo ‘900, a ridosso delle grandi emigrazioni italiane verso i Paesi americani e quindi verso l’Argentina. Ci risulta che la passione per il tango ha toccato persino alcuni Paesi nord-europei (Norvegia, Svezia, Finlandia) forse per la forte comunicabilità financo corporea che contraddistingue le movenze dei danzatori di tango, dei tanguèros. La novità è che anche la Puglia può contare da oggi di un’orchestra di tango stabile: è la «Baires Bari Tango Orchestra» che ha debuttato sabato 13 ottobre della sede barese della associazione Tango Attitude. Suo direttore e pianista con proprie trascrizioni e arrangiamenti, è  il m° Franco Scarola già docente del Conservatorio di Bari ed ex direttore di una delle big band baresi la «Apulia Jazz Orchestra». Completavano il gruppo Marco Boccia al contrabbasso, Domenico Mastro e Giuseppe Amatulli al violino e Paolo D’Ascanio alla fisarmonica. Le loro note (per la verità un po’ discutibili nelle dinamiche orchestrali tutte un po’ eguali a se stesse, senza cioè un minimo di fraseggio e di dinamiche sonore….) accompagnavano i passi ‘avvinghiati’ dei maestri ballerini Marina Tritto e Pietro Colella. Le voci, per note e meno note canzoni di tango, erano quelle che uscivano dalle ugole di Stefania Iacobone e di un ‘misterioso’ tenore-baritono che si fa chiamare El Corralero: nome preso in prestito da un racconto di Borges ma dietro il quale si cela un intellettuale a tutto tondo dei miei tempi andati, ora diventato appassionato cultore di bella musica ‘extra-colta’. Canzoni tradizionali e intramontabili concepite nell’epoca d’oro del tango si facevano bellamente ascoltare da lui e dalla sua partner vocale:  «Desde el alma», «A media luz» «Hasta siempre amor»,  «Historia de un amor», la notissima  «Por una cabeza» musicato da Carlos Gardel e riproposto in films come «Scent of a Woman» e «Schindler’s List»; oltre che l’immancabile «Cumparsita» il tango più e noto, scritto nel 1916 da Matos Rodriguez ancora sedicenne. Una bella serata, alla fin fine. Peccato, ancora una volta, vedere un pubblico di ‘..enni’, o ultra ‘enni’ come noi stessi appunto, che affollava la sede del concerto. Noi da sempre ci battiamo affinchè la Musica d’Arte diventi un fatto persino consumistico delle giovani generazioni italiote. Una guerra culturale dura da vincere ma che potrebbe essere messa in moto anche da una battaglia tanguèra di tutto rispetto, e di facile comprensione.

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