Le fondazioni lirico sinfoniche…..

E’ tempo di aspre polemiche che si diffondono persino nel settore protetto e un po’ elitario delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. La faccenda si fa seria e lo diventa sempre di più in questo momento difficile della nostra economia in cui, come si diceva una volta, bisogna razionalizzare l’esistente. Ci permettiamo quindi di sintetizzare per un quotidiano on line di informazione/formazione come «Polis Notizie» attento ai processi cultuali in atto, una piccola parte di un articolo al fulmicotone di Paolo Isotta già critico musicale del ‘Corriere della Sera’, uscito il 3 ottobre sul ‘Fatto Quotidiano’, riguardante l’annoso problema della formazione di un nuovo pubblico della e per la Musica Colta. Una formazione che si fa con pazienza e abnegazione, anno dopo anno, informando e formando dapprima i maestri, e cioè i professori delle scuole e non solo quelli di educazione musicale, e, a cascata e di riflesso, i loro allievi. In questo modo si salverà la cultura musicale ‘alta’ che ci ha visto primeggiare in secoli passati. Tutti sono d’accordo nel dire che noi italiani di oggi non possiamo che primeggiare se non attraverso la nostra cultura, la nostra arte, i nostri monumenti, il nostro passato artistico, e quindi anche attraverso la nostra musica d’arte, la musica classica e operistica. Non a caso veniamo imitati da cinesi e da sudcoreani i quali vengono numerosi qui da noi a frequentare, ad esempio in Puglia il Conservatorio di Bari per studiare canto e pianoforte: Puccini e Monteverdi, Alfano e Respighi come scrive Isotta. E’ dunque lecito chiedersi: ma chi erano costoro, chi erano questi importanti musicisti italiani di un’età passata e gloriosa? Proviamolo a saperlo in famiglia, a chiederlo ai nostri figli e ai nostri nipoti in età scolare; magari riusciremo a distoglierli per un attimo dall’essere preda degli odiosi tablets e smartphones. Altro che musica classica!

 

“Le cosiddette Fondazioni lirico sinfoniche sono, secondo il ridicolo escamotage giuridico che le istituì, soggetti di diritto privato. In fatto, soggetti pesantissimamente sovvenzionati dallo Stato, dai Comuni e dalle Regioni. […]. Lo scopo museale dei teatri (e delle istituzioni sinfoniche), il diffondere la cultura musicale e in particolare il nostro patrimonio che va da Monteverdi a Puccini, Alfano, Respighi, Petrassi, Maderna, Togni, ricco quanto quello delle arti figurative, è completamente mancato. A teatro vanno solo sfaccendati, pensionati, vedove benestanti, che non capiscono nulla e applaudono sempre; o turisti ancor più ignari. [….] bisogna chiuderli tutti, e subito. Per cinque anni. Poi, scrivere una nuova legge che li consideri musei, non circhi equestri, impedendo che diventino il ricettacolo di Nino D’Angelo, Alessandro Siani, Maradona, Bellavista…. Musei con lo scopo di far conoscere il patrimonio della cultura musicale. Una parola nuova: fin qui non è stata mai pronunciata”. 

(prof. Pierfranco Moliterni)

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