Intervista al prof. Pietro Pepe, già Presidente del Consiglio Regione Puglia – Analisi socio-politica caratterizzata da forti risentimenti

Giovanni Mercadante

L’attuale situazione  politica italiana incentrata su un bipolarismo populista è oggi oggetto di una profonda analisi da parte di politologi e politici di lungo corso, in grado di analizzare i risentimenti del popolo italiano.

Molte sono le concause che hanno portato allo sfascio del partito di maggioranza PD/Partito Democratico dell’ultima legislatura. I rigurgiti delle anime più rappresentative di detto partito sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. I più avveduti si sono fatti un mea culpa riconoscendo di aver dimenticato la base, da cui ha origine la storia del PD. La disfatta del PD equivale a quella di Caporetto. Nonostante tutto, i suoi più autorevoli rappresentanti si sentono di dare lezioni al nuovo governo. Questo è un atto di superbia che ha decimato i vertici, portando ad una implosione del partito e ad una caduta verticale dell’indice di gradimento. Quanto detto innanzi  è una riflessione dello scrivente.

Detto questo, per un’analisi più profonda del panorama politico nazionale, che coinvolge tra l’altro l’appartenenza del nostro Paese alla Comunità Europea, abbiamo intervistato il prof. Pietro Pepe, già Presidente del Consiglio Regione Puglia,  figura senz’altro prestigiosa in grado di  illustrare lo scenario della politica italiana.

Prof. Pepe come giudica questa situazione politica dal suo osservatorio?

Innanzitutto è inutile dire che stiamo assistendo ad una nuova stagione politica, con una  sfida tra favorevoli e contrari all’Unione Europea.

All’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 si sta profilando nel nostro Paese uno scenario politico nuovo che possiamo definire “Bipolarismo Popolare, quale espressione più efficace e sintetica della politica contemporanea. Si sta vivendo una convulsa stagione politica ricca di novità e di colpi di scena che andranno ad incidere in modo strutturale sulla realtà politica italiana. I soggetti politici, i partiti attuali e le relative alleanze si ritroveranno, sia pure con le loro specifiche identità, dentro formazioni e schieramenti, a grandi linee, favorevoli o contrari all’Unione Europea.

Gli ultimi risultati, come è noto, hanno premiato il Movimento 5 Stelle e la coalizione del Centro destra a trazione Leghista, entrambi vincitori ma privi di una maggioranza autonoma per varare un governo ed hanno relegato il Partito Democratico e la Sinistra all’opposizione.

Una situazione complessa, ricca di incertezza e foriera di instabilità.

In questi casi la soluzione più logica sarebbe stata o tornare a votare nel più breve tempo possibile, dopo aver cambiato la legge elettorale e varata almeno quella di bilancio, o come poi è accaduto, fare venire fuori un accordo tra i due fronti contrapposti.

Peraltro, sia pure in modo differente, il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno una stessa base elettorale caratterizzata da sentimenti di protesta, da populismo, da sovranismo e da un euroscetticismo, con una dose discreta di euro-contrarietà.

Come giudica il contratto di governo, mai proposto agli italiani negli anni della prima e della seconda Repubblica?

E’ una novità che mette in primo piano l’azione di governo per rasserenare gli italiani. Infatti, dopo mesi di una lunga e stucchevole telenovela è stato annunciato e sottoscritto un “Contratto di Governo” quale sintesi dei due programmi elettorali del Movimento 5 Stelle e della Lega.

Nasce da questa procedura una nuova stagione politica, sicuramente anomala perché definisce prima i contenuti del programma e delle azioni di Governo e poi individua il Responsabile del Governo, che nella fattispecie diventa così un esecutore di decisioni politiche già preparate.

C’è da dire che il contratto è frutto di una miscela di promesse elettorali, non legate a risorse disponibili e oggettivamente contrapposte e sarà sicuramente non di facile attuazione: come la Flat Tax e il reddito di cittadinanza. L’ipotesi stava infrangendosi sulla squadra di Governo, già preparata e stilata, allorquando si è tentato con arroganza di mettere in discussione le Regole e le Prerogative del Capo dello Stato Mattarella.

Per fortuna hanno incontrato un Presidente della Repubblica, a cui va la nostra stima e solidarietà, che ha saputo opporsi ai diktat di Salvini e di Di Maio, che volevano imporre un Ministro all’Economia, noto per il suo anti-europeismo, creando così una situazione di danno eventuale all’intero sistema economico italiano. Dunque ha fatto bene  il Presidente Mattarella a non accettarlo, garantendo come era suo dovere i diritti dei cittadini, riferiti in particolare al risparmio, alle pensioni, alla stabilità dei mercati, al rispetto dei trattati europei e ai relativi impegni finanziari assunti dell’Italia in campo internazionale.

Alla fine, e solo difronte alla fermezza del Capo dello Stato è stato deciso di chiamare il prof. Cottarelli per varare un governo preelettorale; i protagonisti del contratto sono scesi a miti consigli e si sono messi d’accordo.

D’altro canto la visione contrattualistica e mercantile, che evoca i sensali di mercato, ha trovato la sua giustificazione in una voglia matta di potere assoluto delle due formazioni politiche accomunate dalla stessa ideologia. Purtroppo la fase storica che stiamo attraversando è piena di rabbia sociale ed agevola le forze populiste, anche per la concomitanza di diversi fattori negativi presenti nella nostra realtà sociale ed economica.

Dal punto di vista economico, le due forze politiche, Movimento 5 Stelle e Lega, possono migliorare ad allentare le tensioni sociali?

L’anno scorso la nostra economia aveva registrato alcuni miglioramenti e l’avvio di una crescita, risultata però insufficiente per superare la decennale crisi economica, la elevata disoccupazione, specie quella giovanile al Sud, la immigrazione clandestina, l’Antieuropeismo e la perseverante corruzione, che hanno spinto i cittadini a scegliere forze politiche che si ispirano al Populismo, al Nazionalismo, all’Euroscettismo e alla demagogia più sfrenata. Nessuno dimentichi che ogni qualvolta nella storia ritornano i populismi, il futuro dei Paesi è incerto e la Democrazia può essere a rischio specie se il disagio sociale ed economico dovesse perdurare e trasformarsi in risentimento. Fenomeno non nuovo in Europa che ha interessato anche la Spagna, la Germania e la Gran Bretagna che hanno avuto difficoltà nei mesi scorsi a formare i Governi, così come è successo in Italia.

L’unica differenza tra noi e loro è che in quei Paesi le alleanze e i Governi nascono dentro il sistema, mentre in Italia l’attuale contratto di Governo è frutto di Forze contrapposte e di programmi diversi di non facile attuazione ed comunque espressione di una logica antisistemica.

Quali sono i fattori maggiore instabilità?

C’è da essere preoccupati per questa ondata culturale frutto di una ideologia negativa che nega il pluralismo, non tutela e non riconosce le minoranze, venera i leader come padri-padroni, esalta il nazionalismo e il protezionismo, e porta all’isolamento geopolitico. Si ha la sensazione che gli Europei si siano stancati di 70 anni di pace e di sviluppo. Fortunatamente nei mesi scorsi la Francia e la Germania sono riuscite a respingere le Forze Populiste e i rigurgiti Fascisti. Non sarà facile uscire da questo inverno e la transizione durerà sino a quando non sarà avvertita dagli Italiani la presenza di proposte alternative credibili, valide in Italia e in Europa.

Questa situazione di instabilità e di incertezza appartiene anche alle forze di opposizione che devono approfittare per elaborare un progetto serio e alternativo. In primis il Partito Democratico che è più degli altri chiamato in causa.

Qual è la strada da perseguire per un nuovo progetto politico?

Il rischio di nuove elezioni è sempre alle porte per la imprevedibilità della situazione e dei protagonisti che potrebbero aprire una finestra di opportunità per la rinascita di una Sinistra Democratica, riformista, plurale, alternativa, accomunata dalla stesso ideale Europeo. È urgente, dunque, aprire nel Centro Sinistra un cantiere ben più ampio di un Partito Democratico autoreferenziale, ridotto ad altro rispetto al progetto di Partito Plurale, ed inclusivo, capace di restituire spessore alla parola chiave del Riformismo con strumenti nuovi e proposte sentite dalla gente come vicine, aperte all’apporto di liste civiche e all’indispensabile contributo del Cattolicesimo Democratico.

Qualche giorno fa, una prima disponibilità è stata dichiarata pubblicamente dall’Associazione di Amicizia Politica-Argomenti 2000 presieduta dall’On. Preziosi, con una lettera aperta al Partito Democratico. Data anche la gravità dell’ora,  la Conferenza Episcopale dei Vescovi sta sollecitando le Associazioni Cattoliche a mobilitarsi e ad offrire, attraverso persone formate, i contenuti ideali e culturali per indicare la strada del bene comune e divenire lievito e sale così come dice il Nostro Santo Padre.

In particolare il Partito Democratico deve, però muoversi e fare un salto di qualità per essere capace di servire il Paese, esprimendo una vera pluralità con la presenza di tutte le aree culturali e dimostrare nella prassi della sua vita interna il senso che attribuisce all’aggettivo “Democratico”. Serve perciò un progetto che possa affrontare le sfide con testimoni credibili e coerenti,  per migliorare la dimensione sociale e politica con proposte serie sui grandi temi. Così come sono necessari scelte e comportamenti che costituiscono una visibile alternativa al populismo antieuropeo.

Occorre, però, un’idea di Europa che esalti la sussidiaretà e la solidarietà e che restituisca piena dignità al Parlamento Europeo nelle sue decisioni. Prepariamoci, perciò, a questa nuova stagione e soprattutto ad affrontare la vera annata elettorale prevista per il 2019 che vedrà celebrare le elezioni europee, quelle amministrative e forse anche quelle politiche.

È questo, dunque, il senso e l’invito a ricostruire il tessuto sociale, democratico e politico, perché come italiani prima e come europei poi abbiamo un destino comune.

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dott. Giovanni Mercadante

Corrispondente Alta Murgia

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