L’OCCUPAZIONE NEI DATI DEL BES

a cura del dott. Angelo Leogrande

I dati prendono in considerazione 25 regioni e macro-regioni italiane nel periodo tra il 2004 e il 2016. I dati fanno riferimento alla rilevazione ISTAT-BES. I dati sono analizzati con la metodologia panel data.

I dati mostrano i risultati seguenti:

  • Esiste una relazione positiva tra il livello di occupazione e il livello di istruzione;
  • Esiste una relazione positiva tra il livello di occupazione ed il livello di qualità del lavoro;
  • Esiste una relazione positiva tra il livello di occupazione ed le condizioni economiche minime;
  • Esiste una relazione positiva tra il livello di occupazione ed il benessere soggettivo;
  • Assenza di una relazione positiva tra il livello di occupazione ed il paesaggio naturalistico

La relazione positiva tra il livello di occupazione ed il livello di istruzione. La relazione positiva tra il livello di istruzione ed il livello di occupazione lascia ben sperare circa la possibilità di generare crescita economica per il tramite dell’utilizzo della crescita del valore del capitale umano. I dati sembrerebbero confermare anche  in una visione di breve-medio termine, quello che è l’orientamento dominante nell’interno della teoria economica della crescita neo-classica, ovvero che nel lungo-periodo, l’investimento nella formazione paga il migliore tasso di interesse, espresso in termini di tasso di occupazione. E’ chiaro che occorre considerare l’istruzione sia come un percorso precedente rispetto all’inserimento nel mercato del lavoro, sia come un processo che accompagna il lavoratore nel suo processo di carriera, e quindi occorre espandere la variabile istruzione, che nel caso considerato fa riferimento soltanto all’istruzione scolare ed universitaria, fino ad arrivare ai percorsi di formazione nell’interno dei vari percorsi di formazione del lavoratore. La formazione del lavoratore è pertanto una possibilità, una garanzia per consentire il reinserimento nel caso di perdita del posto di lavoro, oppure anche di procedere ad una crescita professionale definita sotto il punto di vista gerarchico. Molto spesso, in effetti, è stata diffusa l’idea presso la popolazione che “l’ascensore sociale” costituito dalla formazione, dalla laurea, dall’iscrizione agli albi professionali si sia rotto e che pertanto occorressero altre qualità per farsi spazio nella vita, le quali sono, sempre nella narrazione populistica, un complesso costituito da culto dell’immagine, selfismo, e individualismo esasperato. Tuttavia occorre considerare che, per lo meno per quanto risulta nell’interno dei dati che sono presenti nell’interno del data base dell’Istat, la formazione è associata in modo positivo nei confronti dell’occupazione. E nonostante le paure che sono presenti circa la possibilità che la società dell’informatica possa effettivamente procedere alla distruzione dei posti di lavoro, cosa che peraltro appare abbastanza probabile, risulta evidente la possibilità di agire attraverso l’istruzione per procedere alla crescita delle probabilità per i lavoratori, ma anche per gli autonomi, i professionisti ed anche gli imprenditori, di procedere alla realizzazione di una opposizione nei confronti della tecnologia, attraverso la formazione, in modo che mediante lo studio, l’apprendimento professionalmente orientato, sia possibile per il lavoratore procedere all’arricchimento delle proprie competenze e al mantenimento di un certo grado di appetibilità e di competitività nell’interno del mercato del lavoro. Le esigenze della formazione, non possono essere prive di un qualche intervento di carattere normativo-legislativo, che stabilisca delle istituzioni nuove anche definite nell’e-learning, che siano in grado di accompagnare il lavoratore, l’autonomo ed il professionista nel processo di formazione.

La relazione positiva tra il livello di occupazione ed il livello di qualità del lavoro. In modo particolare la dimensione tra occupazione e qualità del lavoro è molto interessante anche per il significato che ha in termini di miglioramento della qualità della vita dei lavoratori. In effetti le regioni e le macro-regioni italiane le quali hanno aumentato il livello della qualità del lavoro sono anche caratterizzate da livelli di occupazione elevati. La relazione sembra essere in grado di sostenere delle politiche economiche che siano rivolte in modo particolare a rafforzare la condizione qualitativa del lavoratore per avere un impatto positivo sull’occupazione ed operare anche come uno strumento in grado di incrementare il prodotto interno lordo. La qualità degli ambienti di lavoro è stato un tema sempre presente, fin dai primi insediamenti industriali, i quali erano certamente caratterizzati da un certo livello di disumanità e di imbarbarimento della popolazione come rappresentato da tanta pamphlettistica ottocentesca. Tuttavia le condizioni di lavoro di basso livello qualitativo sono ancora presenti. Occorre fare luce su cosa significhi però qualità della vita e del lavoro nella dimensione contemporanea. Certamente la qualità del lavoro è legata a 3 fattori: ambiente di lavoro, ore di lavoro e servizi aggiuntivi nei confronti e a sostegno dei lavoratori. Gli studi sugli ambienti di lavoro hanno dimostrato per esempio l’esistenza di una relazione positiva tra la dimensione della luminosità del posto di lavoro, la presenza di aria, di finestre, e la produttività del lavoratore. Pertanto occorre prestare particolare attenzione a quelle che sono le condizioni interne degli uffici e delle fabbriche nelle quali si svolge il complesso dell’attività lavorativa. Inoltre è importante anche considerare la questione di quelle che sono le ore di lavoro. Lavorare lungamente per lunghissimi periodi può avere un impatto devastante sulla vita dei lavoratori e sulla qualità del lavoro. E’ necessario che le imprese siano flessibili in modo da prendere in considerazione i bisogni dei lavoratori soprattutto con riferimento alla necessità di fare in modo di incastrare la vita privata con l’attività lavorativa. Ed inoltre è strettamente necessario per le imprese creare degli spazi comuni, di condivisione e di servizio per i lavoratori che vanno dalle mense aziendali, alle nursery ai luoghi nei quali svolgere le pause, in modo tale che i lavoratori, soprattutto nell’interno delle professioni nuove che fanno riferimento all’economia di internet, siano in grado anche di socializzare e di creare le premesse per team, modelli di management e modelli di leadership i quali siano vincenti.

La relazione positiva tra il livello di occupazione ed le condizioni economiche minime. La relazione positiva tra livello di occupazione e condizioni economiche minime sta ad indicare il fatto che con la riduzione delle condizioni economiche dei lavoratori, si viene a creare le necessità di lavorare ed una pressione nei confronti delle attività dell’occupazione. In modo particolare risulta evidente l’esistenza di un certo “esercito di riserva” il quale è costituito dalla presenza di un insieme di aspiranti occupati i quali hanno delle necessità sempre più stringenti di lavorare e che pertanto, pure nella riduzione dei salari complessivi, come indicato nella teoria economica standard, di fatto incrementano il livello della produzione di valore aggiunto attraverso la crescita dell’occupazione. Pertanto è possibile che una società nella quale si distribuisca un livello di ricchezza materiale elevato si verifichi contemporaneamente la riduzione del numero delle persone le quali operano nell’interno delle condizioni economiche minime. Se infatti la distribuzione della ricchezza fosse distribuita in modo equo è assai probabile che il numero delle persone disposte e “costrette” a lavorare sarebbe destinato a ridursi. Tuttavia non è detto che la riduzione del numero degli occupati sia accompagnato dalla riduzione del prodotto interno lordo, infatti la tecnologia potrebbe consentire comunque di operare in connessione con livelli di prodotto interno lordo elevati, ed anzi aiutare molti dipendenti a trasformarsi in imprenditori ed in lavoratori autonomi, in modo che essi possano gestire in modo più proficuo il proprio tempo, il proprio talento, nella produzione di valore aggiunto.

Relazione positiva tra il livello di occupazione ed il benessere soggettivo. La relazione positiva tra livello di occupazione e benessere soggettivo può essere meglio compresa analizzando il valore del lavoro nella vita delle persone. In effetti l’occupazione è associata in genere a condizioni migliori della qualità della vita ed anche ad elementi positivi definiti sotto il punto di vista quantitativo come per esempio nel caso del reddito pro capite ottenuto. E’ pertanto evidente che le persone che hanno una occupazione tendono ad avere un benessere soggettivo elevato. Del resto è anche vero il contrario, ovvero che persone che hanno un livello di benessere soggettivo basso, ovvero persone che sono depresse, scoraggiate mancano di partecipare dell’occupazione e vengono considerati come lavoratori privi di fiducia nei confronti del mercato del lavoro. Essere scoraggiati rispetto al mercato del lavoro mette in evidenza la presenza di una condizione di benessere soggettivo di basso livello. Occorre considerare anche l’impatto ricorsivo del benessere soggettivo. Un benessere soggettivo di alto livello è associato all’occupazione e quindi ad un incremento ulteriore del benessere soggettivo. Un benessere soggettivo di basso livello è associato ad una riduzione dell’occupazione ed agisce come una forza in grado di ridurre ulteriormente la condizione del benessere soggettivo riducendo ulteriormente le possibilità di occupazione. Occorre pertanto che i lavoratori che siano in cerca di occupazione operino mediante gli strumenti dell’entusiasmo per incrementare le possibilità di entrare a fare parte della forza lavoro occupata.

Assenza di una relazione positiva tra il livello di occupazione ed il paesaggio naturalistico. L’assenza di una relazione positiva tra il livello di occupazione e il paesaggio naturalistico può essere interpretata attraverso il fatto che molto spesso le concentrazioni delle imprese, delle aziende, avviene in luoghi i quali sono privi di elementi paesaggistici, oppure anche naturalistici. Pertanto la crescita dell’occupazione è associata ad una riduzione del livello della presenza di qualità paesaggistica. La qualità paesaggistica in effetti è caratteristica di luoghi i quali sono caratterizzati o da una riduzione del valore dell’antropismo, oppure da luoghi di carattere monumentale artistico i quali sono spesso distanti, sia sotto il punto di vista spaziale, sia sotto il punto di vista dell’utilità dei luoghi e della cultura dei luoghi, dagli uffici e dagli opifici. Tuttavia il passaggio ad una economia sostenibile è caratterizzata anche dalla rivalutazione dei beni paesaggistici, monumentali ed artistici che siano tali da ri-definire quelle che sono le possibilità di produzione.

Conclusioni. Le determinanti dell’occupazione descritte fanno riferimento in modo particolare all’istruzione, alla qualità del lavoro, alle condizioni economiche minime, ed al paesaggio. Per incrementare l’occupazione è necessario incrementare il livello di istruzione dei lavoratori sia definito sotto il punto di vista della formazione scolastica ed universitaria, sia definito sotto il punto di vita della formazione nell’età adulta, ed anche incrementare le condizioni qualitative del lavoro. Tuttavia occorre considerare che la possibilità dell’esistenza di lavoratori è legata ad una condizione di diseguaglianza ed infatti l’occupazione cresce con la presenza di soggetti economici i quali sono caratterizzati da condizioni economiche minime. Inoltre occorre anche agire attraverso l’utilizzo di strumenti di sostenibile per cambiare il segno della relazione tra occupazione e paesaggio in modo tale che anche gli ambienti di lavoro e l’occupazione in generale, possano essere associati a condizioni paesaggistiche elevate. Inoltre occorre considerare la relazione positiva tra occupazione e benessere soggettivo. Gli occupati tendono ad avere un livello di benessere soggettivo elevato ed è anche probabile che i due elementi abbiano degli effetti ricorsivi, ovvero che lavoratori inoccupati abbiano livelli bassi di benessere soggettivo, laddove invece lavoratori occupati vedano crescere ulteriormente il proprio benessere soggettivo.

 

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