L’istruzione e il benessere soggettivo

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a cura del dott. Angelo Leogrande

Chi studia lavora anche se non è remunerato come dovrebbe, partecipa al bene comune eppure sembra essere caratterizzato da un certo livello di infelicità.

I dati analizzati di seguito fanno riferimento all’indagine BES dell’Istat. Il periodo di riferimento è compreso tra il 2008 e il 2015. I dati fanno riferimento alle regioni italiane, alle macro-regioni italiane ed anche alle provincie autonome di Trento e di Bolzano.

Il modello stimato è indicato di seguito:

I dati mostrano i risultati indicati di seguito:

  • Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e l’occupazione;
  • Esiste una relazione negativa tra l’istruzione e la qualità del lavoro;
  • Esiste una relazione negativa tra l’istruzione e le condizioni economiche minime;
  • Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e la partecipazione politica e istituzionale;
  • Esiste una relazione negativa tra l’istruzione e il benessere soggettivo;
  • Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e l’innovazione e ricerca;
  • Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e il paesaggio;
  • Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e l’ambiente.

 

I risultati risultano essere associati con valori significativi sotto il punto di vista del p-value. I dati sono stati testati sia con un modello panel data con effetti fissi, sia con effetti variabili, con l’operatore between.

La relazione positiva tra istruzione occupazione. I dati mostrano la presenza di una relazione positiva tra istruzione e occupazione. La relazione positiva indica il fatto che in effetti la possibilità per i lavoratori di accedere al mondo del lavoro, e di permanere nell’interno del contesto lavorativo attraverso la crescita del grado di istruzione. La relazione positiva tra istruzione e occupazione indica anche il fatto che il mercato sia in effetti pronto a remunerare i lavoratori i quali hanno un titolo di studio. Inoltre occorre anche considerare il ruolo sempre più rilevante che l’economia dei servizi ha nell’interno dell’economia italiana. Il settore dei servizi tende ad occupare in modo particolare dei lavoratori che sono preparati sotto il punto di vista scolastico e dell’istruzione. Tuttavia è necessario considerare la necessità, per quanto riguarda il policy maker, di procedere all’implementazione di sempre nuove forme di politiche sociali della formazione dei lavoratori adulti per consentire lo sviluppo di skills le quali possano essere utilizzate nell’interno dei processi produttivi. La knowledge economy fondata nel settore dei servizi richiede sempre di più dei lavoratori che siano in grado di operare con gli strumenti della tecnologia, che siano creativi, che siano rivolti alla generazione di valore aggiunto proveniente dall’attività intellettuale. Per questo occorre anche realizzare una modificazione del processo di formazione degli adulti che vengano ad essere non solo coincidente con l’attività di aggiornamento professionale ma che possa prevedere anche l’attività complessiva di re-shaping delle skills e delle competencies individuali. In questo senso istituzioni pubbliche, aziende, sindacati, ed operatori privati del settore possono cooperare per creare, anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie dei modelli di e-learning che siano in effetti compatibili con l’attività di innovazione delle conoscenze immesse nei processi produttivi. Pertanto è anche necessario procedere a scorporare dal dato dell’istruzione, quella che è la formazione professionale nell’ambito del lifelong learning, per avere un impatto effettivo dei processi educativi rivolti agli adulti nell’interno delle organizzazioni produttive pubbliche e private.

La relazione negativa tra l’istruzione e la qualità del lavoro. I dati mostrano che anche se in effetti in effetti le persone che sono in possesso di un titolo di studio tendono a lavorare, nello stesso tempo si verifica anche un peggioramento della qualità delle condizioni di lavoro. La relazione negativa tra istruzione e qualità del lavoro può essere spiegata meglio considerando il fatto che il mercato del lavoro non è in grado di procedere ad una remunerazione piena dei titoli di studio attraverso l’introduzione di premi effettivi in termini reddituali per i soggetti i quali hanno dei titoli di studio elevati. Pertanto le persone istruite certo lavorano, eppure al crescere del livello dell’istruzione non si verifica il miglioramento delle condizioni di lavoro. La quale circostanza individua la presenza di una sorta di idiosincrasia nell’interno del mercato del lavoro. Ovvero il mercato del lavoro è ingiusto, esso è in effetti privo della capacità di remunerare in modo efficiente i titoli di studio facendo corrispondere a titoli di studio elevati una qualità del lavoro elevata.

La relazione negativa tra l’istruzione e le condizioni economiche minime. La relazione negativa tra l’istruzione e le condizioni economiche minime mette in evidenza il fatto che al crescere del livello di istruzione aumenta la probabilità di trovare una occupazione e quindi di scappare dalla “starvation” ovvero dalla privazione, ovvero da una vita condotta nell’interno di condizioni economiche minime. Pertanto le politiche economiche dell’istruzione sono anche politiche economiche contro la povertà, in grado cioè di migliorare la condizione degli ultimi nell’interno della società. E in un contesto globale, come quello in atto, caratterizzato dalla crescente diseguaglianza risulta essere necessario procedere alla crescita dell’investimento nell’istruzione, che sia una istruzione anche di massa, soprattutto per le persone che vivono in condizioni di povertà, poiché questa è una possibilità in grado di aprire la porta nei confronti dell’occupabilità e quindi di redditi oltre la soglia minima. Le politiche economiche dell’istruzione, pertanto sono anche politiche economiche rivolte alla riduzione della diseguaglianza, ed essere possono essere rese maggiormente efficienti attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie ovvero mediante il riferimento alle piattaforme di e-leaning.

La relazione positiva tra l’istruzione e la partecipazione politica e istituzionale. Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e la partecipazione politica e istituzionale. Le persone che hanno un livello di istruzione elevato tendono a partecipare in modo attivo nei confronti delle attività politiche ed istituzionali. Pertanto anche il grado di democraticità di una società presenta degli elementi positivi rispetto alla dimensione dell’istruzione. In modo particolare una società con un numero di cittadini partecipi rispetto alla politica ed alla vita delle istituzioni risulta essere anche attenta alla corruzione, può combattere l’inquinamento, può agire contro la diseguaglianza e lo sfruttamento. Pertanto esiste un interesse di tipo pubblico all’istruzione. L’istruzione è funzionale nei confronti dell’interesse di una democrazia politica ed essa risulta essere essenziale per creare quei cittadini che poi sia nell’interno della vita delle organizzazioni private sia nell’interno delle organizzazioni pubbliche sono chiamati in ogni caso a partecipare del bene comune. La crescita della scolarizzazione è quindi anche una crescita della democraticità di una società ovvero della sua attenzione nei confronti dei beni comuni.

La relazione negativa tra l’istruzione e il benessere soggettivo. Tuttavia l’istruzione comporta qualche costo anche a livello personale e individuale. Acquisire conoscenza è costoso, faticoso per l’essere umano. L’istruzione è quindi associata ad un grado di benessere soggettivo, ovvero di felicità individuale basso. Studiare insomma non rende felici, ma tende ad aumentare il livello di infelicità. Tuttavia è necessario considerare che tale relazione negativa tra istruzione e felicità approssimata attraverso il benessere soggettivo potrebbe anche essere in realtà viziata dal meccanismo di valutazione del benessere soggettivo il quale è evidentemente sottoposto ad una discrezionalità degli intervistati. In effetti vi sono dei dubbi sul fatto che gli intervistati riescano sempre ad avere una percezione completa del proprio livello di benessere individuale. Inoltre occorre considerare che mentre l’istruzione offre dei vantaggi di lungo periodo, il benessere soggettivo viene misurato in modo shortermistico, e pertanto la relazione negativa potrebbe essere anche segnata dalla diversità dei piani temporali. Ma in ogni caso la relazione negativa persiste e quindi essere istruiti è associato ad un livello di benessere soggettivo decrescente.

La relazione positiva tra l’istruzione e l’innovazione e ricerca. Esiste una relazione positiva tra l’istruzione e l’innovazione e la ricerca. Le comunità che puntano sull’istruzione riescono anche a performare bene con riferimento all’innovazione e alla ricerca. Si tratta di una relazione che può apparire sotto alcuni punti di vista banale e purtuttavia essa ha delle implicazioni assai rilevanti per l’attività di produzione di valore aggiunto ovvero per la generazione di ricchezza nell’interno delle economie. Sempre di più infatti le imprese, sia di carattere industriale, sia operanti nel settore dei servizi tendono ad investire nell’interno della ricerca e sviluppo per acquisire un vantaggio competitivo nell’interno dell’economia della conoscenza e per aprire anche dei mercati nuovi. Pertanto il riferimento all’istruzione risulta essere un elemento essenziale anche per procedere alla realizzazione di una crescita del prodotto interno lordo, della competitività delle imprese. La politica economica dell’istruzione diviene pertanto una politica economica della competitività del paese in un orientamento rivolto all’economia della conoscenza sostenuta dell’investimento nella tecnologia.

La relazione positiva tra l’istruzione e il paesaggio e tra istruzione ed ambiente. La relazione positiva tra istruzione e paesaggio mette in risalto la presenza di una capacità delle popolazioni aventi un livello di istruzione elevato di procedere anche a tutelare le bellezze paesaggistiche. Pertanto l’istruzione diviene anche uno strumento per difendere l’ambiente con degli effetti positivi sia in termini salutistici, sia in termini anche di valore aggiunto, per la capacità del turismo di sviluppare le potenzialità paesaggistiche. Considerazioni simili valgono anche con riferimento alla relazione positiva tra istruzione ed ambiente.

Conclusioni. L’istruzione è associata in modo positivo pertanto all’occupazione, all’uscita dalla privazione materiale, alla partecipazione politica ed istituzionale, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio. L’istruzione è associata in modo negativo alla qualità del lavoro e questa è in realtà una mancanza di efficienza del mercato del lavoro, ovvero una incapacità del mercato del lavoro di procedere a remunerare i lavoratori aventi titoli di studio in modo adeguato. In ogni caso l’investimento nell’istruzione risulta essere conveniente sia con riferimento alla prospettiva individualistica sia con riferimento al bene comune per quanto, come abbiamo visto, il benessere soggettivo sembra ridursi alla crescita dell’istruzione. Insomma l’istruzione porta dei vantaggi economici individuali e collettivi, al costo di una riduzione del livello di benessere soggettivo.

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