LA SHOAH, LILIANA SEGRE E L’OBLIO

“Affinchè la memoria non cada nell’oblio”, è questa la frase pronunciata dalla neo senatrice a vita Liliana Segre, in riferimento alla Shoah (in lingua ebraica שואה), significa “desolazione, catastrofe, disastro”, di cui nel 2018 si commemora l’ottantesimo anniversario. Proprio in questi giorni, infatti, le innumerevoli iniziative che si svolgono praticamente dovunque, come ogni anno, tendono a mantenere vivo il ricordo di quell’olocausto che nella storia moderna non ha eguali sia per la metodologia che per l’azione chirurgica con cui si studiò “l’estirpazione” di un intero popolo dalla faccia della terra. Non si può dimenticare, non si deve dimenticare, anche perchè i governi e gli esseri umani sono spesso di memoria corta sopratutto in relazione ad eventi “scomodi” di cui è preferibile non parlare. Furono circa cinque milioni gli ebrei sterminati nei modi peggiori dal regime nazista di Adolf Hitler, il quale fu ottimamente coadiuvato in questa sua operazione di “pulizia razziale” dai suoi bracci destri Hermann Wilhelm Göring ed Heinrich Luitpold Himmler. Le tesi sulla purezza della razza, che da diversi decenni si stavano facendo strada nel sottobosco ideologico della Germania, secondo le teorie storiche universalmente accettate oggi, furono alla base di una così folle e per certi versi inumana decisione: lo sterminio della razza ebraica. Potrebbe sembrare quasi eccessivo pensare che davvero tutto ciò potrebbe essere dimenticato, i nostri bambini a quattro o cinque anni non sanno magari ancora leggere e scrivere ma sanno già cos’è la Shoah, però ciò nonostante è sempre meglio tenere la guardia alta, anche perchè di pessimi esempi di “strane dimenticanze” la storia ne è piena. Chi scrive, infatti, tende a dare alla frase della senatrice Segre un valore sacrosanto più complesso e ampiamente globale perchè nello sterminio non esistono popoli eletti ma solo cattiveria, calcolo politico, voglia di monetizzare sul dolore altrui. Gli europei, tra l’altro, hanno dimostrato di essere campioni delle “dimenticanze storiche” e per questo, ogni anno, allorchè si ricorda il triste e aberrante percorso forzatamente distruttivo che il popolo ebraico ha dovuto, suo malgrado, percorrere negli anni della seconda guerra mondiale, sempre per chi scrive, è un momento di riflessione amara su un altro olocausto che mai nessuno ricorda e che invece si farebbe bene a ricordare, ovvero quello degli indiani d’America. Se la Shoah rappresenta l’olocausto peggiore e inenarrabile della storia moderno-contemporanea, l’olocausto degli indiani d’America è senza alcun dubbio lo sterminio più grande e peggiore che l’umanità abbia mai visto nel corso di tutta la sua storia: circa cento milioni di esseri umani sterminati nei modi peggiori dagli europei per far si che i governi occidentali potessero così impossessarsi dei territori degli attuali Stati Uniti e Canada, in Sud America successe la stessa cosa con gli Indios. Alla luce di così atroci comportamenti perpetrati dai potenti nei confronti di intere popolazioni inermi e, ormai immersi nella consapevolezza che i revisionismi storici sono sempre alle porte, quella frase della senatrice Liliana Segre diventa un faro per le generazioni future perchè ricordare è l’unico modo per cercare di non errare nuovamente. Seppur, come sempre più spesso si sente dire in giro, sono gli affari a far muovere il mondo, deve esserci ancora dell’umanità nel genere umano e forse quel senso di umanità lo si ritrova proprio lì dove c’è ancora memoria, dove ogni amnesia risulta aberrante e ogni voluto vuoto mentale è un escursus verso l’autodistruzione del genero umano stesso. Stiamo dunque attenti a quell’oblio e a tutti gli oblii.

Francesco Di Bello

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Francesco Di Bello – Redattore freelance, scrittore , ricercatore, artista.

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